Difesa Europa, quanto pesano F-35 Usa e chi svilupperà i caccia di sesta generazione? DATI
L’annuncio del presidente americano Donald Trump di un progressivo disimpegno militare in Europa fa riemergere tutte le difficoltà relative alla gestione di una difesa comune. Francia e Germania rinunciano al progetto di sviluppare caccia di nuova generazione mentre l’Italia guarda al Regno Unito dove il dibattito interno rischia di impantanare il Global Combat Air Programme al quale partecipa anche il Giappone. Di questo si è parlato nella puntata del 9 giugno di “Numeri”, programma di Sky TG24
GLI OSTACOLI ALLA DIFESA EUROPEA
- Nonostante i segnali di discontinuità che arrivano dagli Stati Uniti di Donald Trump, l’Europa fatica a trovare una sintesi sulla gestione di una difesa comune. L’industria militare marcia in ordine sparso e non mancano doppioni sulla produzione di armamenti. Anche di questo si è parlato nella puntata del 9 giugno di “Numeri”, approfondimento di Sky TG24.
VERSO GLI AEREI CACCIA DI VI GENERAZIONE
- Le divisioni nel Vecchio Continente riguardano soprattutto lo sviluppo degli aerei caccia di sesta generazione. Entro i prossimi 15 anni i nuovi velivoli andranno a sostituire gli attuali F-35 Lightning e gli Eurofighter Typhoon. In Europa sono stati avviati due distinti programmi di investimento: il Global Combat Air Programme (Gcap) sostenuto da Regno Unito, Italia e Giappone, e il Future Combat Air System (Fcas) appoggiato da Francia, Germania e Spagna.
LO STOP DI FRANCIA E GERMANIA
- A naufragare dopo anni di preparativi è stato, come circolava da qualche tempo, il Future Combat Air System franco-tedesco. Stando a quanto riportano fonti governative tedesche il cancelliere Merz e il presidente Macron sarebbero giunti alla conclusione che le aziende Dassault e Airbus non riescono a trovare un accordo sulla costruzione di un aereo da combattimento congiunto.
MODELLI DI AEREI CACCIA PRODOTTI IN EUROPA
- Non è la prima volta che versioni di una stessa arma di difesa vengono sviluppate da più Paesi europei. Per quanto riguarda la quarta generazione di aerei caccia, il Mirage francese era contrapposto al Panavia Tornado costruito da Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Nella quarta generazione e mezza convivono i Rafale francesi, i Gripen svedesi e gli Eurofighter sempre fabbricati da tedeschi, italiani, spagnoli e inglesi.
LA QUINTA GENERAZIONE
- Fa eccezione il caccia di quinta generazione con l’acquisto in blocco degli F-35 americani da parte degli alleati europei. Secondo dati dell’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (IIS) oltre la metà (54%) degli aerei caccia attualmente operativi in Europa e in Canada arrivano dagli Stati Uniti. La dipendenza da Washington non si esaurisce nel momento dell’acquisto ma investe i continui aggiornamenti richiesti, dai software ai pezzi di ricambio.
IPOTESI ALLEANZA A GUIDA GERMANIA
- Per ritrovare un’autonomia, anche strategica, sui cieli dall’alleato statunitense avanza l’ipotesi di un’alleanza guidata dalla Germania. A parlarne è il Financial Times che in un articolo riferisce di un piano a cui starebbero lavorando otto aziende tedesche per sviluppare un nuovo caccia di sesta generazione da mettere a disposizione per tutta Europa.
IL DIBATTITO INTERNO NEL REGNO UNITO
- A tremare è anche il progetto Gcap che, come detto, nasce da un accordo a tre sottoscritto da Londra, Roma e Tokyo. Il piano dipende soprattutto dall’investimento che il Regno Unito è pronto a compiere per i prossimi anni.
I DATI SULLA DIFESA IN UK
- Come riporta il FT, le forze armate del governo di Sua Maestà dichiarano un buco di bilancio, pari a 28 miliardi di sterline. Da Downing Street, il cancelliere per lo Scacchiere Rachel Reeves propone risorse per 12 miliardi, sei in meno degli stanziamenti promessi dal segretario alla Difesa, John Healey. La decisione finale spetterà al primo ministro Keir Starmer, fiaccato però nella leadership.
L’INDECISIONE DI STARMER
- Secondo il quotidiano conservatore Daily Telegraph, l’indecisione del governo sui finanziamenti Gcap alimenta la frustrazione degli alleati, a partire dal Giappone che conta sugli aerei da combattimento di ultima generazione per arginare le minacce provenienti dalla Corea del Nord e, su Taiwan, dalla Cina.
QUANTO COSTERÀ ALL’ITALIA
- Al destino dei nuovi caccia guarda con attenzione anche l’Italia che ha autorizzato una spesa, diluita in vent’anni, pari a 18,6 miliardi di euro solo per la prima fase di sviluppo. Su programmi che costano complessivamente oltre 100 miliardi di dollari, risulta evidente che le risorse di un singolo Stato siano insufficienti e, sull'onda dei mutamenti geopolitici, potrebbero spingere i vari Paesi a superare le rispettive gelosie e a lavorare su un progetto comune.