Livio Berruti, addio alla leggenda dell'atletica italiana. LA FOTOSTORIA
Il campione azzurro è morto oggi, 9 agosto, a 87 anni. Nato a Torino nel 1939, alle Olimpiadi di Roma del 1960 conquistò la medaglia d'oro nei 200 metri: mai nessun europeo ci era riuscito. Il suo palmarès conta sei titoli italiani nei 100 metri, otto nei 200 e uno nella staffetta 4x100. Nel 1969 si ritirò dall'agonismo: lavorò per Zegna e poi per la Fiat. Ecco la sua storia
ADDIO A LIVIO BERRUTI
- Si è spento oggi, 9 agosto, Livio Berruti: la leggenda dell’atletica aveva 87 anni. Campione olimpico dei 200 metri ai Giochi di Roma del 1960, Berruti aveva conquistato la medaglia d’oro a soli 21 anni, interrompendo la lunga supremazia dei velocisti nordamericani in questa specialità: fu il primo europeo a conquistare il primo posto sul podio. Il capo dello Stato Mattarella lo ricorda come una "figura altamente rappresentativa dello sport italiano". Ecco la sua storia. In foto: Berruti in una delle ultime apparizioni pubbliche, 2024.
GLI INIZI: L’ATLETICA QUASI PER CASO
- Nato a Torino il 19 maggio 1939, figlio unico di una famiglia benestante originaria di Stroppiana, nel Vercellese, Berruti arrivò all’atletica quasi per caso. La sua passione era il tennis, ma il professore di ginnastica Melchiorre Bracco, al liceo Cavour, lo convinse a partecipare ai Giochi Studenteschi. Sui 100 metri vinse la prima gara cronometrata in 11"4. In foto: Berruti celebrando i suoi 80 anni, 2019.
UNA CRESCITA RAPIDISSIMA
- Il tempo sui 100 metri scese rapidamente a 11" netti, attirando l’attenzione della Fidal, che lo mandò al centro federale di Schio. A 18 anni era già in nazionale. Un anno dopo diventò il primo italiano a correre i 100 metri in 10"3. La sua crescita fu rapidissima e lo portò presto tra i migliori velocisti europei. In foto: Berruti nel 2019.
LA SVOLTA SUI 200 METRI
- La trasformazione in specialista dei 200 metri non fu scontata. La famiglia temeva che il suo fisico – ai tempi esile - non potesse sostenere lo sforzo della distanza doppia. Un medico amico del padre arrivò a chiedere alla federazione di tenerlo lontano dai 200. Peppino Russo, responsabile della velocità, non seguì il consiglio e intuì le sue potenzialità. In foto: Livio Berruti nel 2004.
1959, L’ANNO DELLA CONSACRAZIONE
- Nel 1959 Berruti corse i 200 metri in 20"7 all’Arena di Milano, allora dotata di una pista in terra lunga 500 metri. A Duisburg, nell’arco di 24 ore, batté due dei migliori velocisti europei: il tedesco Armin Hary sui 100 metri e il francese Abdou Seye sui 200. Era ormai entrato nel gruppo dei grandi. In foto: Berruti nel 1960.
VERSO ROMA 1960
- Il 1960 fu l’anno della svolta. In primavera Berruti eguagliò il record europeo dei 100 metri con 10"2, ma Russo decise di concentrare il programma olimpico sui 200. Prima dei Giochi Olimpici arrivarono due 20"7, a Varsavia e Siena, e un promettente 15"3 sui 150 metri. Berruti arrivò a Roma con grandi potenzialità, ma senza la certezza della vittoria. In foto: Berruti nel 1960.
L'ORO ALL'OLIMPICO: LA NASCITA DI UN MITO
- Arrivato in finale, dopo una partenza falsa non sanzionata, Berruti volò in curva e imboccò il rettilineo dell’Olimpico davanti a tutti gli avversari. Resistette al ritorno dell’americano Les Carney e tagliò il traguardo in 20"5, pari a 20"62 con il cronometraggio elettrico. Carney fu secondo in 20"6, Seye terzo in 20"7. Fu la finale dei 200 più veloce mai disputata fino ad allora. Nasceva un mito.
NON SOLO ATLETICA
- Nel 1961 vinse 26 gare su 26 e fu numero uno mondiale dei 200 metri. Continuò però a studiare: dopo il liceo Cavour frequentò Padova e Torino, dove si laureò in Chimica. La sua attività agonistica divenne più discontinua, ma riuscì a rimanere ai vertici abbastanza a lungo da disputare altre due Olimpiadi. In foto: Berruti nel 1964.
LE OLIMPIADI DI TOKYO 1964 E CITTÀ DEL MESSICO 1968
- A Tokyo, nel 1964, fu quinto nei 200 metri in 20"8, ancora una volta il migliore degli europei. A Città del Messico, quattro anni dopo, la terza Olimpiade. Non riuscì a ripetere il risultato di Roma nella prova individuale, ma contribuì alla staffetta 4x100. Per uno sprinter, tre partecipazioni olimpiche rappresentavano già un risultato raro.
IL RITIRO
- Nel 1969 Berruti decise di ritirarsi dall’agonismo. Nel complesso, il suo palmarès conta sei titoli italiani nei 100 metri, otto nei 200 e uno nella staffetta 4x100. Da quell’anno in poi lavorò nella pubblicità e nella comunicazione: prima account per Ermenegildo Zegna, poi per 25 anni alla Fiat, fino alla pensione. Non abbandonò del tutto lo sport: si candidò anche alla presidenza della Fidal, proponendo una visione dello sport come strumento civile oltre che agonistico, ma non fu eletto.
BERRUTI E WILMA RUDOLPH
- Il nome di Berruti è stato anche accostato negli anni alla velocista americana Wilma Rudolph, altra grande protagonista di Roma 1960. Le fotografie dei due insieme al Villaggio Olimpico alimentarono all'epoca racconti e indiscrezioni, facendo sognare l'Italia e contribuendo a creare il clima irripetibile di quei Giochi.
IL MATRIMONIO
- Berruti scelse una vita privata lontana dagli stereotipi della celebrità. Il matrimonio arrivò soltanto nel 1998, alla soglia dei sessant'anni, con all'avvocato Silvia Balma: le nozze furono celebrate a San Martino di Rosignano.
I RICONOSCIMENTI
- Nel 2006, durante i Giochi olimpici invernali di Torino, fu tra gli atleti italiani incaricati di portare la bandiera olimpica nella cerimonia di chiusura (in foto). Nel 2015 il Coni gli conferì il Collare d'oro al merito sportivo e il suo nome venne inserito nella Walk of Fame dello sport italiano. Nel 2018 fu nominato presidente onorario dell'Isef Torino.