Lega, a Pontida tra critiche e appelli all’unità. Oggi l'intervento di Salvini

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Il segretario della Lega e vicepremier chiuderà il tradizionale incontro della Lega a Pontida con il suo discorso, previsto in tarda mattinata. “Vinciamo solo se forti, uniti, liberi e coraggiosi da nord a sud e lo dico da milanese, lombardo e da padano”, ha dichiarato ieri Salvini. A invocare coesione è anche la fronda nordista, con il capogruppo al Senato Romeo che ha sottolineato come la dialettica interna al partito continuerà anche nei prossimi mesi 

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Si chiude con l’intervento del segretario della Lega, Matteo Salvini, previsto in tarda mattinata una Pontida nella quale riecheggia più che mai la parola unità. A invocarla è lo stesso segretario che già nella giornata di ieri, nella Pontida dei giovani, ha dichiarato: “La Lega vince solo se è forte, se è unita e libera e coraggiosa da nord a sud, e lo dico da milanese, lombardo e da padano. Serve coraggio determinazione e pazienza, che vuol dire mai mollare nel bene e nel male e mai montarsi la testa col vento in poppa, mai deprimersi ma rimboccarsi le maniche". 

Il timore di fischi

Il timore è che possano arrivare dei fischi da parte di chi non condivide la linea politica del segretario, in dissenso con l’anima più nordista del partito che però, per bocca di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, si è augurata l’assenza di contestazioni per Salvini. Ora, però, la parola passa alla base del partito: i fischi, ieri non si sono sentiti, e sembrano quindi scongiurati, ma resta una certa tensione nel partito. Lo dimostra il gazebo presente sul pratone di Pontida, dove si vendono magliette in sostegno di Salvini, che molti indossano già alle nove del mattino. "Sono state prenotate trecento e altri trecento le abbiamo qua pronte da vendere. Oggi questa è la maglietta da avere e dovremmo indossarla tutti perché dobbiamo dare al nostro segretario il senso di fiducia. Per noi la Lega è Matteo", spiega Cristina di Limbiate. Non la pensa così Livio Ghidelli, militante di lungo corso che chiede le dimissioni del segretario. E infatti indossa la maglietta 'Lega Nord fino alla morte'. "Questa maglietta manda un messaggio che Salvini se ne deve andare - spiega -, perché ha snaturato la Lega, altrimenti la gente non capisce che differenza che c'è nel votare Vannacci e la Meloni. Se arriva Zaia in una notte recuperiamo migliaia di voti", dichiara. Questo confronto non sembra comunque distogliere Matteo Salvini dagli impegni dei prossimi mesi, destinati a essere particolarmente intensi. Dall’immigrazione alla sicurezza, passando per remigrazione e autonomia, fino alle questioni economiche: saranno questi alcuni dei dossier su cui il partito dovrà trovare un punto di equilibrio tra le sue diverse sensibilità.

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Le contestazioni nel partito

Il segnale di una forte dialettica interna nel partito si è colto anche nel giorno del ricordo di Umberto Bossi, scomparso lo scorso 19 marzo e che ieri avrebbe compiuto 85 anni. Numerosi gli omaggi al fondatore del partito, a cominciare dallo slogan “Non passa lo straniero” di quest’anno. “Se io sono qua e voi siete qua stasera e se l'Italia ha avuto una possibilità, è perché c'è stato un visionario che ha ridato voce e dignità al popolo, gli ha dato orgoglio e obiettivi: Umberto Bossi", ha dichiarato Salvini nella giornata di ieri. In onore del Senatùr si è anche tenuta una messa "per la pace" nell'abbazia di Pontida e si è piantato un ulivo, innaffiato dall'acqua del Po portata da Roberto Calderoli. Ma a volerlo è stato un ex, quel Giuseppe Leoni che insieme a Bossi firmò il primo atto costitutivo del partito nel 1984. Ed è stato lui a punzecchiare Salvini: "Alla messa non è venuto, forse perché non voleva scambiare il segno della pace..". Il Senatur è anche l'unico leader ricordato e acclamato dai giovani leghisti. Loro, che in genere riservano provocazioni e parole forti anche agli alleati di governo (due anni fa urlarono "Vaffa" ad Antonio Tajani, detto "lo scafista" per il sostegno di FI allo ius scholae) nel pomeriggio arrivano con più striscioni (il primo è sulla battaglia dell'autonomia, "che continua") e i soliti fumogeni verdi, ma niente di ardito. A Bossi i leghisti bresciani dedicano lo striscione: "La prima senza di te, Umberto capo per sempre". In un altro citano anche Maroni e a fine manifestazione urlano in coro "Se-ces-sio-ne". Alla festa si fa vedere fin dal primo pomeriggio anche Massimiliano Romeo, che terrà un discorso anche lui in mattinata: è proprio il coordinatore della Lega lombarda - tra i più critici insieme ai governatori di Lombardia e Friuli- Venezia Giulia Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, e all'ex Governatore del Veneto, Luca Zaia - a confermare l'impegno alla tregua ma anche che il dissenso interno non finirà: "L'auspicio è che alla fine quel desiderio di rinnovamento, che è partito dalla base, sia un desiderio che possa trovare poi la sua strada. Ovviamente tutti insieme". 

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