Scisma lefebvriani, consacrati nuovi vescovi nonostante l'appello di Papa Leone XIV

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Ad Econe, in Svizzera, la consacrazione di quattro nuovi vescovi, contro il volere del Pontefice. "Siamo pronti a pagare qualsiasi prezzo", ha detto il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani. Inascoltato l'appello di Prevost che aveva chiesto di "tornare indietro". Questo atto comporta la scomunica automatica e conseguentemente lo scisma dalla Chiesa cattolica. Si attende la comunicazione formale del Vaticano. Parolin: "Grande dolore ma spero nel dialogo"

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I lefebvriani non sono arretrati: ad Econe, in Svizzera, sono stati consacrati quattro nuovi vescovi, senza avere recepito l'appello del Papa a fermarsi. Questo atto comporta la scomunica automatica e conseguentemente lo scisma dalla Chiesa cattolica. La comunicazione formale del Vaticano potrebbe esserci già in giornata o comunque nel giro di qualche giorno. Il primo atto della consacrazione vera e propria è stata l'imposizione delle mani sul capo dei nuovi vescovi da parte del celebrante, mons. Alfonso de Galarreta, e da mons. Bernard Fellay, co-consacrante. Seguiranno altri gesti liturgici. Inascoltato l'appello di Papa Leone XIV: "Vi prego con il cuore, tornate indietro, lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori", aveva scritto il Pontefice nella lettera inviata nei giorni scorsi al superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X, Don Davide Pagliarani.

La consacrazione dei vescovi e il precedente di 38 anni fa

La cerimonia della consacrazione dei vescovi ha preso il via questa mattina, poco dopo le 8.30, a Econe, in Svizzera, in rito antico e in latino e ha riguardato don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry (Francia), don Marc Hanappier (Francia). Secondo gli organizzatori, presenti oltre 17mila fedeli. Era già successo una volta, esattamente 38 anni fa. Il 30 giugno 1988, Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza autorizzazione di Giovanni Paolo II. Nei giorni successivi, la Santa Sede dichiarò la scomunica di Lefebvre, del vescovo co-consacrante Antonio de Castro Mayer e dei quattro nuovi vescovi di allora: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II parlò di "un atto di disobbedienza" e lo qualificò come "atto scismatico".

Parolin: "Grande dolore ma spero nel dialogo"

Il Segretario di Stat vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha parlato di un "grande dolore perché un atto del genere ferisce profondamente l'unità della Chiesa. La mia speranza è che nonostante quello che è avvenuto oggi si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione", ha aggiunto. "È un atto scismatico che rompe l'unità della Chiesa e che avrà delle sanzioni ma non so quando". Sul Concilio Vaticano II, rifiutato dai tradizionalisti, Parolin ha evidenziato che "è una pietra miliare nella storia della Chiesa e va accettato".

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La cerimonia dei lefebvriani, 1 luglio 2026 - ©Getty

L'appello del Papa

In un ultimo tentativo, Prevost nei giorni scorsi aveva teso la mano ai lefebvriani. "Colmo di affetto cristiano - ha scritto nella missiva datata 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo ma diffusa il 30 - , vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione".

Le risposte dei lefebvriani

Ma la risposta dei lefebvriani non si era fatta attendere: "Paradossalmente, nel contesto odierno, ci sembra proprio di dovere fare tutto il possibile per cucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico. Chiediamo semplicemente di considerare l'autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione in merito alla Fraternità sacerdotale. Non è troppo tardi. Lungi da noi l'idea di separarci dalla Chiesa romana; al contrario desideriamo servirla in modo straordinario". Poi oggi, il Superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, ha aggiunto, nell'omelia della messa ad Econe: "Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo" noi "non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori". "Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse", "noi parliamo la lingua delle fede", "il linguaggio della tradizione" e "davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell'inclusione, del dialogo, dell'accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle". 

Forza Nuova: "Lefebvriani discriminati ma storia gli darà ragione"

"Le questioni poste dal tradizionalismo sono tuttora irrisolte e la Fraternità San Pio X nella sua coerenza rischia di essere 'discriminata' ....ma la storia le darà ragione", ha affermato Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, in merito alla vicenda.

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