Chi sono i Lefebvriani, le origini e come si è arrivati allo scisma

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Introduzione

L'ordinazione di quattro vescovi, senza mandato pontificio, in programma domani, 1° luglio, nel seminario svizzero di Écône potrebbe sancire la rottura definitiva nei rapporti tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Chiesa di Roma. Papa Leone XIV ha scritto al superiore generale chiedendo di rinunciare al gesto che la Santa Sede ha già qualificato come scismatico, anticamera della scomunica.

Quello che devi sapere

Le origini del nome

Il gruppo, tradizionalista, prende il suo nome da Marcel Françoise Lefebvre, sacerdote francese della Congregazione dello Spirito Santo e fermo oppositore del Concilio Vaticano II. Nato a Tourcoing nel 1905, il prete che per anni ha operato in Africa prima come missionario in Gabon, poi come vescovo in Senegal, ha rappresentato una delle voci più critiche sulle innovazioni introdotte nella Chiesa a inizio anni Sessanta, dalla riforma liturgica con l'addio alla messa in latino al documento Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa.

 

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La nascita della Fraternità sacerdotale Pio X

Nel 1970 Lefebvre fonda in Svizzera la Fraternità Sacerdotale Pio X, ispirata al pensiero di Papa Sarto che a inizio Novecento si era fatto promotore di una visione anti-modernista della Chiesa. L'organizzazione, inizialmente riconosciuta dalla Santa Sede, ha continuato a celebrare la messa senza le novità introdotte dal Concilio mentre pubblicamente il vescovo francese attaccava le riforme introdotte a Roma bollandole come "neo moderniste" e "neo protestanti". 

 

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Le tensioni con il Vaticano

Un anno dopo lo scioglimento, nel 1975, della Fraternità con un atto firmato dal vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Pierre Mamie in accordo con il Vaticano, si consuma lo strappo tra Lefebvre, contrario alla decisione, e Papa Paolo VI. Il Pontefice tenta una mediazione, ma il 29 agosto 1976 il vescovo celebra messa a Lilla davanti a 10mila fedeli violando la sospensione a divinis in vigore da luglio.

 

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La scomunica

Tra strappi e tentativi di dialogo, la frattura con il gruppo svizzero prosegue durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Verso la fine degli anni Ottanta Lefebrve dichiara la volontà di ordinare vescovi che incarnassero al meglio i valori della Fraternità Sacerdotale Pio X anche dopo la sua morte. Nonostante i ripetuti avvertimenti di Wojtyla, il 30 giugno 1988, esattamente trentotto anni fa, l'ordinazione senza mandato papale di quattro religiosi da parte di Lefebrve apriva la strada alla scomunica per un atto definito "scismatico".

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La svolta di Ratzinger

Nel 1991, la morte del fondatore della Fraternità apre ad un lento percorso di ricucitura che trova un momento di svolta durante il pontificato di Benedetto XVI. Nel 2007 Ratzinger, che per anni ha guidato il Dicastero per la Dottrina della Fede, emana motu proprio la liberalizzazione della messa preconciliare, un atto letto come un gesto di riconciliazione verso gli ultra-tradizionalisti.

Il caso Williamson

La riabilitazione dei quattro vescovi lefebrviani - Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Alfonso de Galarreta e Richard Williamson - viene offuscata da un'intervista televisiva dove il religioso britannico nega la Shoah sollevando un caso diplomatico e costringendo lo stesso Benedetto XVI a intervenire. La Fraternità prende da subito le distanze (espellendo successivamente Williamson) ma il dialogo dottrinale tra Écône e Roma non porta ad un ritorno nella Chiesa.

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Le aperture di Francesco

Pur restando in una situazione di "illegittimità canonica", la Fraternità accoglie le aperture di Papa Francesco che in occasione del Giubileo straordinario del 2016 concede ai sacerdoti lefebrviani la possibilità di assolvere per conto della Chiesa i fedeli che si fossero andati a confessare da loro. Nel 2017 Bergoglio autorizza i matrimoni celebrati dai preti ispirati al pensiero di Écône. Ciononostante, quattro anni più tardi il Pontefice limita fortemente il messiale preconciliare del 1962.

L'annuncio di don Pagliarani

Il 2 febbraio scorso lo scontro si è riacceso a sorpresa dopo che la neo-guida, don Davide Pagliarani, ha annunciato la creazione di nuovi vescovi prevista nel seminario della Fraternità a Flavigny-sur-Ozerain, in Francia. Vani sono stati i tentativ di dialogo, a partire dall'incontro tra il prefetto del dicastero per la Dottrina della Fede, cardinale Fernandez, e Pagliarani terminato con un nulla di fatto.

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La lettera del Papa

Con l'avvicinarsi della data prevista per l'ordinazione, Papa Leone XIV è intervenuto con una lettera indirizzata a don Pagliarani. "Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi", ha scritto Prevost avvertendo che l'atto scismatico priverebbe i fedeli della ricezione lecita (e in alcuni casi persino valida) dei sacramenti. "La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo", ha sottolineato Leone. E ha aggiunto: "Lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità". Da qui la richiesta finale: "Con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento".

 

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