Cos'è uno scisma e quali sono stati i più importanti nella Chiesa prima dei Lefebvriani
MondoIntroduzione
Lo scisma, parola antica che significa "separazione", non è soltanto una frattura ecclesiastica: è la rottura di un'unità spirituale che per secoli ha tenuto insieme popoli, culture e lingue sotto un'unica Chiesa. Oggi il tema torna d'attualità con l'avvento dei Lefebvriani, ma la storia della Chiesa conosce scismi bene più antichi e profondi, che vale la pena ripercorrere. Secondo la ricostruzione del blog cattolico Holyblog, dietro ogni scisma si intrecciano motivi teologici, dinamiche di potere, differenze culturali e fragilità umane.
Quello che devi sapere
L'etimologia della parola
L'etimologia greca "schísma" rimanda alla "spaccatura", ma la questione è più profonda: è la perdita della comunione. Il Codice di Diritto Canonico definisce lo scisma come "il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti" (can. 751). La comunione implica piena appartenenza alla Chiesa: partecipazione ai sacramenti, riconoscimento dell'autorità del Papa, condivisione della fede nonostante le differenze culturali. Lo scisma, invece, è l'interruzione di questa partecipazione.
Leggi anche: Scisma lefebvriani, consacrati nuovi vescovi nonostante l'appello di Papa Leone XIV
Scisma ed eresia: due realtà diverse
Lo scisma non va confuso con l'eresia. L'eresia nasce da divergenze dottrinali, lo scisma da questioni disciplinari, politiche o personali. "Hairesis" significa "scelta", ma nella storia cristiana è diventata la scelta separata, il rifiuto consapevole di una verità di fede proclamata dalla Chiesa riguardo a Dio e a Cristo. Lo scisma nasce dal venir meno della comunione: è la separazione da una comunità, anche quando la fede professata rimane la stessa.
Lo scisma d'Oriente
La Chiesa ha conosciuto lacerazioni nate da idee, orgoglio, dispute teologiche. Tra queste, il Grande Scisma d'Oriente (1054) e lo Scisma d'Occidente (1378-1417). Lo Scisma d'Oriente fu il punto di arrivo di tensioni secolari che portarono alla separazione definitiva di Roma e Costantinopoli, della Chiesa latina e di quella greca. Roma rivendicava il primato universale del Papa, Costantinopoli proponeva una Chiesa collegiale guidata dai patriarchi. In Oriente, l'Impero bizantino esercitava un ruolo religioso attraverso il cesaropapismo, che riconosceva all'Imperatore non solo il potere politico ma anche un ruolo religioso. In Occidente il Papa difendeva l'autonomia della Chiesa dal potere politico. A ciò si aggiungevano differenze linguistiche, culturali e liturgiche: latino contro greco, pane azzimo contro pane lievitato nell'Eucarestia, modelli giuridici e spiritualità divergenti. La miccia dello scisma fu l'aggiunta del "Filioque" al Credo. La parola latina, che significa "e dal Figlio", è stata introdotta in Occidente per affermare che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Modifica apportata senza il consenso dell'Oriente. Per i patriarchi orientali violava il divieto di modificare il Simbolo della fede e alterava l'equilibrio trinitario.
La rottura del 1054
Il 16 luglio 1054 il cardinale Umberto di Silva Candida depose a Santa Sofia una bolla di scomunica contro il patriarca Michele Cerulario, che rispose otto giorni dopo con la stessa misura. Da quel momento il mondo cristiano si divise: a Occidente la Chiesa cattolica romana, a Oriente la Chiesa ortodossa. Nei secoli non mancarono gesti e concili: Lione (1247), Firenze (1438‑1445). Per un istante sembrò possibile ricucire la comunione, ma il popolo e i monaci orientali rifiutarono l'accordo. La Chiesa ortodossa proseguì autonoma, con liturgia bizantina, lingua greca e una spiritualità contemplativa. La Chiesa cattolica mantenne il latino, il primato papale e una struttura giuridica più definita. Nel 1964, a Gerusalemme, il patriarca Atenagora I e papa Paolo VI si abbracciarono. Nel 1965 furono revocate le scomuniche del 1054. Da allora il dialogo non si è più interrotto.
Scisma d'Occidente
Se lo scisma d'Oriente fu separazione tra due mondi, quello d'Occidente fu una frattura interna: una Chiesa incapace di riconoscersi. Tutto iniziò nel 1309, quando Clemente V trasferì la sede pontificia da Roma ad Avignone, inaugurando la "cattività avignonese", periodo in cui il papato visse sotto l'influenza dei re francesi. Nel 1377 Gregorio XI riportò la sede a Roma, ma alla sua morte scoppiò il caos. I romani assediarono il conclave chiedendo un papa italiano. Fu eletto Urbano VI, che però si inimicò molti cardinali. Rifugiatisi a Fondi, essi dichiararono nulla la sua elezione e scelsero Clemente VII, che stabilì la sua sede ad Avignone. Da quel momento due papi regnavano contemporaneamente: uno a Roma, uno in Francia. L'Europa si divise: Francia, Spagna e Scozia con Avignone e Inghilterra, Germania e i regni del Nord con Roma. Per i fedeli fu smarrimento totale.
La fine dello scisma e le sue conseguenze
Nel 1409 alcuni cardinali convocarono un concilio a Pisa, destituirono i due papi e ne elessero un terzo. Il risultato fu disastroso: ora i papi erano tre, a Roma, Avignone e Pisa. Tra il 1414 e il 1418 il Concilio di Costanza, convocato dall'imperatore Sigismondo, pose fine alla divisione. Gregorio XII, riconosciuto come legittimo, abdicò per favorire l'unità, gli altri due papi furono deposti. Nel 1417 venne eletto Martino V, unico pontefice. Lo scisma indebolì il papato: l'Impero affermò la propria autorità sul pontefice, nacquero movimenti nazionali come il gallicanesimo, si diffusero spinte di riforma e nuove scissioni. La credibilità morale della Chiesa fu compromessa, preparando il terreno alla futura Riforma protestante.
Leggi anche: Lefebvriani verso lo scisma, l'appello di Leone XIV: "Tornate sui vostri passi"