Muro anti-droni, per l'Ue, ecco cos'è e come difenderà anche l'Italia

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Introduzione

L'idea di una barriera di droni per proteggere l’Europa circola già da qualche tempo, ma le discussioni tra i leader Ue hanno subito un’accelerazione dopo l’evolversi della guerra russa in Ucraina: prima le incursioni di presunti droni di Mosca nei cieli europei e poi gli attacchi dei droni di Kiev sulle regioni russe, infatti, hanno messo ancora più in evidenza i rischi e le potenzialità di questi velivoli. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, è tornata a parlarne ieri arrivando al Consiglio europeo. Ecco cosa sappiamo e come potrebbe funzionare una barriera anti-droni

Quello che devi sapere

Ursula von der Leyen e la “muraglia di droni”

Il 18 giugno, arrivando al summit dei capi di Stato e di governo europei a Bruxelles, Ursula von der Leyen ha sottolineato: “L’Ucraina sta tenendo la linea, sta persino riconquistando in parte alcuni territori. L'Ucraina sta vivendo un momento molto favorevole, anche insieme agli Stati membri che stanno lavorando alla 'muraglia di droni' per i nostri Paesi in prima linea. Questo dimostra quanto l'Ucraina sia già integrata nel lavoro dell'Unione Europea”. Accanto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente della Commissione europea ha aggiunto: “Inviamo un messaggio molto forte alla Russia, ovvero che forniremo all'Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per i prossimi due anni, e anche un messaggio molto forte per dire che saremo al suo fianco finché sarà necessario”.

 

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Il progetto

Non è la prima volta che von der Leyen (e non solo) parla di questo progetto. Anche durante altri vertici ha sottolineato come l’Europa abbia “dovuto schierare sistemi molto costosi, jet da combattimento di ultima generazione, per abbattere armi relativamente economiche e prodotte in serie. Questo non è sostenibile”. "Il Muro dei Droni è la nostra risposta alla realtà della guerra moderna”, ha aggiunto. E in altre occasioni ha spiegato: "Abbiamo bisogno di un sistema che sia accessibile e adatto allo scopo. Per una rapida individuazione, una rapida intercettazione e, quando necessario, una rapida neutralizzazione. In questo abbiamo molto da imparare dall'Ucraina. Sia in termini di capacità, ma soprattutto per il loro ecosistema di rapida innovazione. E l'Ucraina è pronta a sostenere i nostri sforzi. Il Muro dei Droni contribuirà anche alla sorveglianza del fianco orientale. Ma abbiamo bisogno di un approccio a 360 gradi. Questo sistema anti-droni sarà uno scudo per l'intera Unione, compreso il nostro fianco meridionale. E dovrebbe essere progettato per affrontare un ampio spettro di sfide. Dalla risposta alle catastrofi naturali alla lotta alla criminalità organizzata internazionale".

 

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Ma cos’è il muro anti-drone?

Il muro anti-drone a cui sta lavorando l’Ue è quindi una barriera difensiva inizialmente posta lungo i confini orientali, quelli al momento più esposti alle violazioni dello spazio aereo, e fa parte di un'iniziativa comune dell'Unione. Non si tratta di un muro fisico, ma di una difesa a strati che ha l’obiettivo di proteggere aree sensibili dall’intrusione di droni non autorizzati e potenzialmente pericolosi. Una specie di scudo anti-missile, ma più adatto a intercettare minacce più piccole, più numerose e più economiche come sono appunto i droni. L’obiettivo è di dissuadere eventuali violazioni e, nel caso avvengano, fermare i droni prima che creino danni. Avere un progetto comune europeo, inoltre, vuol dire condividere oneri, risorse e conoscenze tra gli Stati.

Come funziona

I dettagli del muro anti-drone europeo non sono ancora chiari. Una barriera anti-droni, in generale, si basa sul concetto di difesa a strati: si tratta di un sistema tecnologicamente avanzato e multilivello che integra capacità di rilevamento, tracciamento e neutralizzazione interoperabili tra i vari Stati membri.

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Le fasi

Il funzionamento della “muraglia” Ue, in base a quanto emerso, dovrebbe quindi prevedere più fasi. Nella prima, spiega l’Agi, si attivano i sistemi di rilevamento: radar specializzati per bersagli di piccole dimensioni, ricevitori che captano i segnali radio dei droni, sensori elettro-ottici o infrarossi che permettono di distinguere un drone da un uccello o da un altro velivolo. Dopo aver individuato il drone, il sistema lo identifica e ne segue la traiettoria mescolando i dati provenienti da diversi sensori. Se viene accertato che il drone rappresenta una minaccia, si passa alla fase del tracciamento e poi alle contromisure.

Le contromisure

Le contromisure previste dai muri anti-drone, di solito, si dividono in risposte soft-kill e risposte hard-kill. Rientrano nelle risposte soft-kill, ad esempio, le tecniche di spoofing che ingannano il sistema di bordo facendo credere al drone di essere in un'altra posizione. Oppure il disturbo elettronico dei collegamenti radio o dei sistemi di navigazione satellitare, che possono far perdere il controllo al drone o costringerlo ad atterrare. Le risposte soft-kill sono adatte soprattutto ai luoghi in cui ci sono case e persone, perché abbattere fisicamente un drone in quei contesti potrebbe causare danni collaterali. Non sempre, però, bastano e a volte è previsto che entrino in azione risposte hard-kill e, quindi, sistemi di intercettazione fisica: dai missili di piccole dimensioni a proiettili o corto raggio fino a droni intercettori che possano neutralizzare la minaccia.

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I costi

Una delle sfide principali, oltre a quella tecnologica, riguarda i costi: l’obiettivo, infatti, è creare un sistema di difesa efficiente ma a basso costo e producibile in serie. I droni costano poche centinaia di euro ciascuno e non risulta sostenibile contrastare le violazioni impiegando per abbatterli missili di migliaia di euro. Un concetto ribadito anche da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell'Ue. "Dobbiamo investire in intercettori a basso costo per proteggere i nostri cittadini. Sparare un missile intercettore da un milione di euro contro un drone che ne costa 3mila non è sostenibile”, ha sottolineato.

 

Su InsiderIl muro anti-droni

Gli Stati membri

Altro nodo, messo in evidenza da diversi esperti, riguarda la necessità di stabilire regole e linguaggi comuni tra gli Stati membri. Il muro anti-droni, infatti, funziona grazie a una piattaforma software di comando e controllo, che raccoglie i dati dei vari sensori, li analizza e diffonde le informazioni. Al momento, ogni Paese ha infrastrutture, norme e regole d’ingaggio diverse, mentre serviranno standard comuni e un’unica rete di scambio dati sicura e veloce.

 

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