Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, Project Freedom: cos'è l'operazione lanciata da Trump nello Stretto di Hormuz

Mondo
©Getty

Introduzione

Con l'inizio della guerra in Iran, lo Stretto di Hormuz è diventato il centro della strategia militare americana nel Golfo persico. Il comando centrale degli Stati Uniti ha lanciato lo scorso weekend una nuova operazione denominata Project Freedom con l’obiettivo di riaprire lo Stretto, snodo cruciale per il commercio globale. Si tratta infatti di un corridoio considerato vitale per gli scambi internazionali, la cui operatività è stata compromessa dall'inizio della guerra contro l'Iran. La missione, voluta da Donald Trump, è finalizzata a fornire supporto alle navi mercantili che intendono attraversare liberamente l'area. L'intento è quello di assicurare condizioni che permettano il passaggio in sicurezza lungo una delle rotte marittime più strategiche al mondo. Tuttavia, l'iniziativa si è scontrata subito con la dura reazione dell'Iran, che rivendica di aver impedito l'ingresso di unità navali Usa e attacchi contro navi americane, mentre restano forti criticità operative e di sicurezza in un teatro dove da settimane continua il braccio di ferro tra Teheran e Washington. Ma quali e quante sono le forze impiegate in 'Project Freedom'? E in quale modalità gli americani saranno il loro sostegno?

Quello che devi sapere

Dispiegati circa 15mila militari e oltre 100 jet per scortare le navi

Stando a quanto riferito dal capo del Centcom, l'ammiraglio Brad Cooper, sono stati dispiegati circa 15.000 militari, oltre oltre 100 jet per scortare le navi che decolleranno sia da terra che dalle portaerei, centinaia di droni e cacciatorpediniere lanciamissili. Nel dettaglio, tra gli assetti impiegati figurano i cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, considerati la spina dorsale della flotta Usa, alcuni dei quali già presenti nella regione. Queste unità, finora utilizzate per operazioni nel Mar Arabico, potrebbero avere un ruolo limitato nello Stretto, soprattutto con funzioni di difesa aerea. Dispiegati anche elicotteri armati per contrastare eventuali imbarcazioni ostili e aerei d'attacco come gli A-10, impiegabili contro bersagli navali o batterie missilistiche costiere.

 

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Le forze Usa indicheranno le rotte più sicure

Quanto alla modalità in cui si svolgerà la missione il comando centrale ha fatto capire che non si tratterà di una scorta fisica delle navi cargo ma una gestione del traffico marittimo nello Stretto che coinvolga Paesi, compagnie di assicurazione e di spedizione. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il piano prevede che le forze armate Usa guidino le navi attraverso il corso d'acqua indicando le rotte più sicure ma senza accompagnarle. E questo è uno dei motivi per cui alcuni armatori hanno già dichiarato che riprenderanno le normali operazioni solo dopo aver avuto garanzie chiare da parte dell'Iran che non attaccherà navi civili.

 

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Le incognite della missione e le perplessità degli alleati

Secondo l'ex ufficiale della Marina australiana Jennifer Parker, analista del Lowy Institute, "sembra trattarsi di un'operazione che non mira tanto a fornire protezione diretta a una o due navi, quanto piuttosto a cercare di modificare la situazione nello Stretto" affinché le navi "si sentano al sicuro". Restano però numerose incognite su come questi assetti verranno concretamente utilizzati per riattivare il traffico a Hormuz, in un contesto molto complesso. L'Agenzia di sicurezza marittima britannica Ukmto, collegata alla Royal Navy, ha definito "critiche" le minacce, segnalando la presenza di mine navali e definendo "estremamente complesso" il transito lungo le rotte designate.

 

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La reazione di Teheran all'operazione volua da Trump

Come spiegato, Teheran ha reagito con fermezza all'operazione voluta da Trump e ancora più esplicita è stata la risposta dei militari. "In seguito a un avvertimento deciso e rapido da parte della Marina, è stato impedito ai cacciatorpediniere americani nemici di entrare nello Stretto di Hormuz", ha annunciato Artesh, secondo quanto riferito da Press Tv. Secondo l'agenzia iraniana Fars, due missili avrebbero colpito una fregata Usa, dopo che la nave avrebbe tentato di entrare nello stretto "ignorando l'avvertimento della Marina". La nave Usa sarebbe stata costretta a ritirarsi dalla zona, ma un funzionario statunitense, citato da Axios, ha negato che la nave sia stata colpita.

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Araghchi: "Project freedom in vicolo cieco"

Teheran continua ad avvertire gli Stati Uniti perché evitino un approccio militare alla crisi nello Stretto. "Project Freedom è in un vicolo cieco", ha affermato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. "Gli eventi a Hormuz dimostrano chiaramente che non esiste una soluzione militare a una crisi politica", ha scritto il capo della diplomazia di Teheran su X, secondo cui, "mentre i colloqui fanno progressi grazie al generoso sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero evitare di essere trascinati di nuovo nel pantano da malintenzionati". E "così - ha concluso - dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti".

Trump ha definito la missione un "gesto umanitario"

Trump, dal canto suo, in un lungo post su Truth Social ha definito l'Operazione 'Project Freedom' un "gesto umanitario", spiegando che numerosi Paesi hanno chiesto l'intervento degli Stati Uniti per liberare le loro navi bloccate nello stretto. "Sono semplicemente spettatori neutrali e innocenti", ha scritto, aggiungendo che Washington guiderà le imbarcazioni "in modo che possa riprendere liberamente le loro attività". Dall'inizio della guerra in Medio Oriente, si stima che circa 20mila marittimi siano rimasti bloccati nell'area, con crescenti preoccupazioni per le scorte e le condizioni di vita a bordo. Il presidende Usa ha detto detto che l'Iran sarà "spazzato via dalla faccia della Terra" se attaccherà le navi Usa che partecipano al Project Freedom, aggiungendo di credere che Teheran sia diventata "molto più malleabile" nei negoziati. "L'operazione militare, o chiamatela come vi pare, sta andando molto bene", ha sottolineato ancora Trump.

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I precedenti: l'operazione voluta da Reagan a fine Anni 80

Non è la prima volta che gli Stati Uniti lanciano una missione del genere nello Stretto di Hormuz. Nelle fasi finali della guerra tra Iran e Iraq, tra il 1987 e il 1988, l'allora presidente Ronald Reagan mise in atto l'operazione 'Earnest Will' per scortare le petroliere opo che le forze iraniane avevano iniziato a prendere di mira o minacciare il traffico mercantile. Il 14 aprile del 1988 la USS Samuel B. Roberts urtò una mina iraniana e rischiò di affondare. Quattro giorni dopo gli americani lanciarono l'operazione 'Praying Mantis': il più vasto scontro navale per gli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale. Nel giro di poche ore, le forze armate Usa distrussero due piattaforme petrolifere utilizzate dall'Iran come basi operative militari, affondarono diverse navi da guerra di Teheran e smantellarono di fatto una parte significativa della marina dei pasdaran. Due aviatori dei Marines persero la vita nello schianto del loro elicottero nel golfo Perisco. L'attacco spinse l'Iran ad accettare un cessate il fuoco con l'Iraq in estate ponendo fine ad un conflitto durato otto anni. 

 

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