Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, cos’è il “tank top” e qual è la strategia Usa sul petrolio di Teheran

Mondo
©Ansa

Introduzione

Con il blocco dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti puntano alla trappola dei serbatoi pieni fino all’orlo. Se gli stoccaggi raggiungessero infatti il massimo della capacità fisica, l'Iran dovrebbe chiudere i pozzi petroliferi: un'operazione costosa e pericolosa, che può danneggiare i giacimenti in modo permanente.

Quello che devi sapere

L'Iran si prepara a resistere

Teheran mira a una strategia fatta di pazienza. Per evitare il vicolo cieco del “tank top” l’Iran sta adottando con una strategia a tre livelli, usando resilienza industriale, ingegneria logistica e audacia militare. Una strategia finora di successo, come mostra il passaggio della superpetroliera Huge iraniana, riuscita a sfuggire al blocco della marina Usa nello stretto e ora in navigazione verso i clienti dell'Estremo Oriente.

 

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Il caso della petroliera

Rompendo l’assedio, la petroliera ha raggiunto tre risultati: ha dimostrato che il muro navale statunitense non è impenetrabile, con i 200 milioni di dollari che frutteranno i suoi 1,9 milioni di barili di greggio ha garantito nuova linfa al flusso finanziario del regime, infine ha liberato spazio dagli stoccaggi.  

 

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Cosa vogliono fare gli Usa

Washington oramai non fa più nemmeno troppo mistero di mirare al “tank top” e quindi alla chiusura dei pozzi. Il blocco navale voluto da Trump ha l’obiettivo di ridurre le entrate del regime e mira a costringere Teheran al negoziato. Domenica lo stesso segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha annunciato che l'Iran potrebbe chiudere presto i rubinetti. Ma molti analisti non concordano con la sua interpretazione. 

 

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La resistenza iraniana

Se l'amministrazione Trump ha scommesso sul collasso fisico del sistema iraniano, Teheran ha infatti risposto con una mossa di chirurgia economica: un taglio drastico e controllato della produzione capace di evitare il disastro tecnico, mettendo i pozzi a riposo senza causare danni permanenti e poterli poi riattivare rapidamente quando servirà.

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Le alternative

Inoltre, Teheran ha iniziato a cercare nuove modalità di stoccaggio, i cosiddetti “junk storage”, ovvero depositi di fortuna come container improvvisati o in disuso. Perfino, è stato ipotizzato, il trasporto verso la Cina attraverso un corridoio ferroviario. 

L’azione militare

A corollario di questa scelta industriale c'è il terzo elemento della strategia iraniana: un'azione militare capace di mutare e riorganizzarsi, nonostante le cospicue perdite subite. Non solo, come hanno riportato fonti americane, Teheran starebbe approfittando della tregua per recuperare missili e munizioni nascosti sottoterra o rimasti sepolti sotto le macerie della guerra. Usando poi tattiche di guerriglia navale - come quelle dei barchini veloci, i droni suicidi e sistemi missilistici terra-mare -, imponendo il pedaggio per il passaggio dello stretto di Hormuz e disturbando le navi cisterna 'nemiche', la Marina dei Pasdaran ha fatto capire che, senza un accordo con Teheran, la stabilità energetica del mondo resta ancora lontana.

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L’analisi

Il Wall Street Journal parla dell’Iran come di un Paese che rischia di essere “sommerso dal petrolio”. Un alto funzionario iraniano ha spiegato a Bloomberg che si è già iniziato a tagliare la produzione per rimanere sotto la soglia critica che avvicinerebbe il “tank top”. Intanto Teheran ha di fatto trasformato le acque in magazzini. Molte petroliere sono ferme intorno all’isola di Kharg, punto chiave dell’export di greggio che si è ritrovato ad essere una specie di enorme parcheggio di imbarcazioni.

 

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Boom dell'export di petrolio Usa con la chiusura di Hormuz

Intanto un risultato certo è che gli Stati Uniti sono diventati il maggiore esportatore di petrolio con 250 milioni di barili spediti all'estero nelle ultime nove settimane, divenendo un'ancora di salvezza con la chiusura dello Stretto di Hormuz. A fare i calcoli è l'agenzia Bloomberg, secondo la quale gli Usa hanno superato l'Arabia Saudita. Il balzo delle esportazioni sta mettendo sotto pressione le scorte americane di greggio, che si stanno esaurendo rapidamente. Le riserve complessive di petrolio e carburanti sono diminuite per quattro settimane consecutive, scendendo al di sotto delle medie storiche, e gli esperti del settore si interrogano per quanto tempo sarà possibile sostenere le esportazioni a tali livelli. Il boom dell'export americano mette comunque in guardia sul fatto che il cuscinetto di riserve a stelle e strisce si sta spingendo rapidamente verso i limiti e i produttori hanno difficoltà a tenere il passo.

 

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