Rsf: "Libertà di stampa a minimi storici nel mondo in ultimi 25 anni". L'analisi

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Introduzione

"Libertà di stampa al minimo da 25 anni". Questo il titolo attraverso il quale Reporters Sans Frontiers (RSF) presenta la classifica annuale legata alla libertà di stampa nel mondo che, dunque, ha raggiunto il livello più basso dell'ultimo quarto di secolo. Secondo quanto emerso, infatti, oltre la metà dei Paesi presi in esame si trovano in una situazione "difficile" o "molto grave". 

Quello che devi sapere

La "criminilazzazione del giornalismo"

In 25 anni, il punteggio medio di tutti i paesi analizzati, viene ribadito, "non è mai stato così basso". I motivi?  Lo sviluppo di un arsenale legislativo "sempre più restrittivo, in particolare legato alle politiche di sicurezza nazionale", ha scalfito il diritto all'informazione già a partire dal 2001 "persino nelle democrazie", si legge. L'indicatore legale è quello che ha registrato il calo maggiore per quanto riguarda l'anno in corso, segno della "crescente criminalizzazione del giornalismo". Con un dato su tutti: le Americhe stanno vivendo un "cambiamento significativo, con gli Stati Uniti che hanno perso sette posizioni" mentre diversi paesi latinoamericani precipitano nella violenza e nella repressione.

Gli attacchi al diritto di informazione

Anne Bocandé, direttrice editoriale di RSF, sottolinea che "l'organizzazione si rivolge direttamente al futuro ponendo una semplice domanda: per quanto tempo tollereremo il soffocamento del giornalismo, l'ostruzione sistematica dei giornalisti e la continua erosione della libertà di stampa?". Di fatto, sottolinea ancora, "mentre gli attacchi al diritto all'informazione diventano sempre più diversificati e sofisticati, i loro autori non si nascondono più". Si tratta di "stati autoritari, poteri politici complici o in declino, attori economici predatori e piattaforme diventate incontrollabili" che hanno una responsabilità "diretta e schiacciante". E, ribadisce con forza, "di fronte a ciò "la passività diventa una forma di complicità".

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Cinque risultati chiave

RSF segnala, in prima istanza, un dato significativo. "Dei cinque indicatori utilizzati per misurare lo stato della libertà di stampa a livello globale (economico, legale, di sicurezza, politico e sociale), il quadro giuridico ha registrato il calo maggiore quest'anno". Gli Stati Uniti (64° posto) sono scesi di sette posizioni, mentre anche altri paesi delle Americhe, come Ecuador e Perù, hanno subito un calo significativo. La Norvegia si conferma al primo posto dell'indice per il decimo anno consecutivo, mentre l'Eritrea si trova in fondo alla classifica da tre anni. La Siria post-Assad (141° posto) ha compiuto il balzo più grande nella classifica del 2026 (+36 posizioni).

La prima volta in un quarto di secolo

Ecco poi altri dati generali ma su cui RSF ha voluto fare una specifica. Nell'ultimo quarto di secolo, per la prima volta "il punteggio medio complessivo per tutti i Paesi studiati non è mai stato così basso". Inoltre, "più della metà dei paesi del mondo (52,2%) si trova in una situazione difficile o molto grave, rispetto da una piccolissima minoranza (13,7%) relativa al 2002". Proprio 24 anni fa "il 20% della popolazione mondiale viveva in un Paese in cui la situazione della stampa era percepita come buona". Oggi, invece, "meno dell'1% della popolazione mondiale gode di questa situazione positiva".

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I conflitti armati

In alcuni paesi, questo calo, sottolinea ancora RSF, si spiega con il ripetersi di conflitti armati, come in Iraq (162°), Sudan (161°) e Yemen (164°). Le guerre in corso hanno ovviamente un impatto significativo anche nel 2026, come la guerra in Palestina (156°) condotta dal governo di Benjamin Netanyahu (-4 per Israele), dove più di 220 giornalisti sono stati uccisi a Gaza dall'esercito israeliano, almeno 70 dei quali nell'esercizio della loro professione, dall'ottobre 2023; in Sudan (-5); e nel Sud Sudan (118; -9).

Giornalisti uccisi a Gaza

I regimi dittatoriali

Per altri Paesi, invece, la situazione rimane purtroppo invariata a causa di regimi dittatoriali. È il caso della Cina (178°), della Corea del Nord (179°) e dell'Eritrea (180°), dove il giornalista Dawit Isaak è incarcerato senza processo da 25 anni. L'Europa orientale e il Medio Oriente rimangono, segnala RSF, "come negli ultimi venticinque anni, le due regioni più pericolose per i giornalisti". Ne è la prova la posizione della Russia (172°) sotto Vladimir Putin, che continua la sua guerra di aggressione contro l'Ucraina e rimane "tra i peggiori paesi per la libertà di stampa". L'Iran (177°, in calo di una posizione), stretto tra la repressione del regime e la guerra condotta da Stati Uniti e Israele sul suo territorio, "rimane in fondo alla classifica".

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L'inasprimento dei regimi politici

Alcuni Paesi, prosegue l'analisi, hanno visto ridursi il loro spazio informativo negli ultimi 25 anni, "a causa di cambiamenti o dell'inasprimento dei regimi politici". È il caso di Hong Kong (140ª posizione) dopo l'occupazione da parte del governo centrale cinese (-122 posizioni), di El Salvador (143ª posizione; -105 posizioni dal 2014 e dall'inizio della guerra contro le maras – le bande criminali) e della Georgia (135ª posizione), con un'accelerazione della repressione negli ultimi anni (-75 posizioni dal 2020).

Il caso del Niger e della Siria

Il calo più marcato nel 2026 (-37 posizioni) si registra per il Niger (120ª posizione), spiega RSF, "a testimonianza del deterioramento della libertà di stampa nel Sahel nel corso degli ultimi anni, stretto tra gli attacchi di gruppi armati e le giunte militari al potere che reprimono il diritto a una fonte di informazione diversificata". In Medio Oriente, l'Arabia Saudita (-14 posizioni) sta pagando il prezzo delle "ripetute violenze perpetrate dal governo contro i giornalisti nel 2025", in particolare con un evento unico al mondo: l'esecuzione di Turki al-Jasser. Al contrario, la caduta del regime dittatoriale di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 ha fatto salire la Siria, in fase di transizione politica, dal 177° al 141° posto, "dopo anni trascorsi tra i dieci peggiori paesi al mondo secondo la stampa".

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Il ruolo di Donald Trump

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti (64° in classifica) "ha reso sistematici gli attacchi regolari contro la stampa e i giornalisti", relegando il Paese in una condizione che lo vede a -7 posizioni nella classifica di RSF di quest'anno. L'arresto del giornalista salvadoregno Mario Guevara, seguito dalla sua deportazione, "contribuisce al peggioramento della situazione della sicurezza, già segnata dalla violenta repressione poliziesca". Inoltre, "la drastica riduzione del personale della US Broadcasting Corporation (USAGM) ha avuto ripercussioni anche a livello internazionale, con la scomparsa, la sospensione o il ridimensionamento di emittenti come Voice of America (VOA), Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) e Radio Free Asia (RFA) in Paesi dove talvolta rappresentavano le ultime fonti di informazione affidabili".

Trump

La top ten

Venendo alla classifica finale stilata da RSF, nella top ten al primo posto si trova la Norvegia, al secondo i Paesi Bassi mentre al terzo l'Estonia. Seguono poi Danimarca, Svezia, Finlandia, Irlanda, Svizzera, Lussemburgo e Portogallo. 

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L'Italia al 56esimo posto

La Germania risulta 14esima, il Regno Unito 18esimo, la Francia 25esima, la Spagna 29esima, il Brasile 52esimo, l'Ucraina 55esima e l'Italia 56esima. Il nostro Paese rispetto al 2025, ha perso delle posizioni perchè era al 49esimo posto. In Italia, scrive RSF, "la libertà di stampa continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel sud del Paese, e da diversi gruppi estremisti che perpetrano atti di violenza". I giornalisti lamentano inoltre "un tentativo da parte della classe politica di ostacolare la libera informazione in ambito giudiziario attraverso una "legge bavaglio", che si aggiunge alle SLAPP (Swiss Anti-Gag Orders, ordinanze anti-bavaglio svizzere) già diffuse nel Paese".

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