L'Opec+ aumenta la produzione di petrolio. Ma gli Usa sono ora primi esportatori al mondo

Economia

Dal cartello dei Paesi produttori una mossa sostanzialmente simbolica visto, che lo Stretto di Hormuz rimane bloccato. La decisione, presa dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti, punta più a indicare stabilità che ad avere un'efficacia reale. Il tutto mentre si profila una possibile guerra dei prezzi: con gli Emirati che annunciano investimenti e si tengono le mani libere nella produzione e con gli Stati Uniti diventati il principale esportatore a livello globale

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Arabia Saudita, Russia e altri cinque Paesi dell’Opec+ hanno aumentato la loro quota di produzione di petrolio. Una decisione che punta a dimostrare la continuità del cartello dopo il ritiro shock degli Emirati Arabi Uniti. I sette principali produttori aggiungeranno 188.000 barili al giorno alla loro quota totale di produzione per giugno, nel contesto delle pressioni sui prezzi causate dalla guerra in Medio Oriente, come parte del loro "impegno collettivo a sostenere la stabilità del mercato petrolifero", secondo una dichiarazione pubblicata dall’Opec+. La dichiarazione, successiva a una riunione online tra Algeria, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Oman, Russia e Arabia Saudita, non ha menzionato gli Emirati Arabi Uniti, che hanno lasciato l’organizzazione venerdì, tre giorni dopo aver annunciato che avrebbero lasciato il cartello.

Gli analisti: "Dall'Opec+ un doppio messaggio"

Gli esperti del mercato petrolifero si aspettavano ampiamente l’aumento di 188.000 barili, in linea con gli incrementi di 206.000 barili annunciati dall’Opec+ a marzo e aprile, una volta sottratta la quota assegnata agli Emirati. Ma al di la dell'efficacia concreta, legata al blocco di Hormuz, la decisione - ha spiegato Jorge Leon, analista di Rystad Energy, intervistato dall'Afp - sembra voler inviare un doppio messaggio: da un lato che l'uscita degli Emirati Arabi Uniti non avrebbe sconvolto il funzionamento dell'OPEC+ e, dall'altro, che il gruppo continua a esercitare il controllo sui mercati petroliferi globali nonostante le enormi interruzioni del commercio di petrolio causate dalla guerra.

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Usa diventati maggiore espostatori di petrolio

Il blocco di Hormuz sta avendo anche un altro effetto. Gli Stati Uniti sono diventati il maggiore esportatore di petrolio con 250 milioni di barili spediti all'estero nelle ultime nove settimane. Secondo l'agenzia Bloomberg, il Paese avrebbe così superato l'Arabia Saudita, anche se il balzo delle esportazioni avrebbe messo sotto pressione le scorte americane di greggio, che si stanno esaurendo rapidamente. Oltre a Riad, il blocco dello Stretto colpisce soprattutto Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. L’Iran, le cui esportazioni sono ora bersaglio di un blocco statunitense di ritorsione, è membro dell’Opec+ ma non è soggetto a quote. La Russia, secondo produttore del gruppo, è stata la principale beneficiaria della situazione. Tuttavia, nonostante l’aumento dei prezzi dell’energia, sembra faticare a produrre ai livelli delle sue quote attuali, mentre la guerra in Ucraina continua e i droni ucraini colpiscono le infrastrutture petrolifere. 

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