Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra in Libano, Hezbollah usa i droni a fibra ottica contro Israele: come funzionano

Mondo
©Ansa

Introduzione

Il gruppo armato libanese Hezbollah, sostenuto anche da Teheran - spiega la CNN - sta usando sempre più spesso droni quadricotteri a fibra ottica, carichi di esplosivo, per colpire le forze armate israeliane con precisione. Utili per le loro dimensioni ridotte, la loro economicità e l’accessibilità anche ad operatori non altamente specializzati, sono un segnale del fatto che Hezbollah sembra aver progressivamente rivisto la propria dottrina operativa: rispetto al passato, quando faceva largo uso di razzi, oggi privilegia sempre più questi velivoli.

Quello che devi sapere

Come funzionano

A differenza dei droni convenzionali, che si basano su segnali radio o sistemi GPS e risultano quindi vulnerabili a disturbi elettronici, questi dispositivi sono direttamente collegati all’operatore attraverso un cavo in fibra ottica estremamente sottile. Tale collegamento può estendersi per decine di chilometri, garantendo una trasmissione stabile e continua dei dati. Come spiega CNN, il pilota può controllare il drone con una visuale in prima persona estremamente definita, senza emettere segnali che possano essere intercettati o disturbati, rendendo così il velivolo particolarmente difficile da rilevare e neutralizzare anche per sistemi avanzati.

 

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Semplicità e accessibilità

Uno degli elementi che contribuisce alla diffusione dei droni a fibra ottica è la loro facilità d’uso: non è necessario un addestramento sofisticato, ma basta un dispositivo di visualizzazione come uno schermo o un visore per gestire il volo con efficacia. Secondo diversi analisti israeliani, il livello di complessità è paragonabile a quello di dispositivi ricreativi, il che ne amplia enormemente la platea di utilizzatori. Inoltre, la possibilità di reperire componenti e modelli attraverso piattaforme online ne favorisce la circolazione. Questa combinazione di semplicità e disponibilità li rende un’arma tipica dei conflitti asimmetrici, in cui attori meno strutturati cercano di colmare il divario tecnologico con soluzioni ingegnose e a basso costo.

 

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La logica tattica di Hezbollah

Anche per Hezbollah l’impiego di questi droni rappresenta una scelta deliberata e mirata. L’obiettivo è sfruttare le vulnerabilità di un avversario dotato di superiorità tecnologica e militare. Come rileva la testata americana, questi velivoli vengono utilizzati per colpire con precisione obiettivi specifici, spesso sorprendendo le truppe sul terreno. Il loro impiego è aumentato soprattutto nel sud del Libano, dove gli scontri sono proseguiti nonostante la tregua entrata in vigore il 17 aprile. In un arco temporale molto ristretto, secondo fonti militari israeliane, attacchi di questo tipo hanno provocato vittime sia tra i militari sia tra personale civile: in diversi episodi documentati, i droni hanno raggiunto bersagli militari senza essere individuati in tempo, dimostrando la loro efficacia in operazioni mirate e a scala limitata, ma con conseguenze rilevanti.

Difficoltà di intercettazione

La principale criticità nella difesa contro questi sistemi risiede proprio nella loro natura "silenziosa" dal punto di vista elettronico. Non trasmettendo segnali radio, sfuggono ai tradizionali strumenti di guerra elettronica. L’impossibilità di intercettare o disturbare comunicazioni inesistenti rende estremamente complesso sia bloccarne il funzionamento sia individuare il punto di partenza. Questo limita drasticamente l’efficacia delle difese basate su tecnologie di interferenza.

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Uno squilibrio nei costi

A complicare ulteriormente la risposta c’è il fattore economico. L’abbattimento di questi droni tramite sistemi avanzati – come missili intercettori o mezzi aerei – comporta costi di gran lunga superiori rispetto al valore del bersaglio. Si tratta infatti di dispositivi che possono avere un prezzo di poche centinaia o poche migliaia di dollari. Questo squilibrio rende poco sostenibile, nel lungo periodo, una strategia difensiva basata esclusivamente su strumenti ad alta tecnologia.

Le contromisure

Tra le soluzioni in fase di valutazione vi sono sistemi laser progettati per neutralizzare minacce a corto raggio in modo più economico e rapido. Tuttavia, la loro reale efficacia dipende dalla capacità di integrarli e distribuirli su larga scala. Parallelamente, le autorità israeliane stanno investendo nella ricerca di tecnologie innovative specificamente pensate per contrastare i droni controllati via fibra ottica, segno della crescente attenzione verso questa minaccia emergente.

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Soluzioni di emergenza

In attesa di contromisure più avanzate, vengono adottati anche metodi più semplici e immediati come reti protettive, barriere fisiche e altri sistemi già sperimentati in contesti come il conflitto ucraino. Si tratta tuttavia di rimedi parziali, che possono offrire una protezione limitata, soprattutto quando i droni vengono utilizzati in modo coordinato o in numero elevato.

 

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Dalle origini alla diffusione

L’impiego su larga scala di questa tecnologia è stato osservato inizialmente nel conflitto in Ucraina, dove si è riscontrata una notevole efficacia anche contro obiettivi situati lontano dalla linea del fronte. Come spiega la CNN, l’evoluzione di questi sistemi ha consentito agli operatori di mantenere una distanza di sicurezza sempre maggiore, migliorando al contempo la precisione e la qualità delle operazioni. Hezbollah poi continua a perfezionare l’utilizzo di questi droni, sviluppando tattiche sempre più coordinate e sofisticate. Per questa ragione gli eserciti stanno ancora cercando di adattarsi a questa nuova realtà operativa, senza aver ancora individuato una risposta definitiva e pienamente efficace.

 

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