Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Dark Eagle, cos'è e come funziona il missile ipersonico degli Usa per la guerra in Iran

Mondo
©Ansa

Introduzione

In un quadro ancora incerto sul futuro del confronto con l’Iran, il Pentagono sta rafforzando la propria presenza militare in Medio Oriente, concentrando uomini e sistemi d’arma nell’area del Golfo sotto il coordinamento del Centcom, il comando statunitense con base in Florida. L’obiettivo è duplice: da un lato esercitare una leva negoziale sui Guardiani della Rivoluzione, dall’altro mantenere pronti strumenti offensivi capaci di sostenere eventuali nuove operazioni militari contro Teheran. In questo contesto di rafforzamento militare e di valutazione di un possibile salto di qualità nello scontro, assume un’importanza strategica l’utilizzo di una nuova arma: ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Cos’è il Dark Eagle

Tra i sistemi che Washington valuta di schierare figura il Dark Eagle, considerato il vettore più avanzato dell’arsenale americano e l’unico attualmente classificato come ipersonico. Secondo quanto riportato da Bloomberg sulla base di dichiarazioni del Centcom, sarebbe in grado di raggiungere bersagli a circa 3.500 chilometri in appena venti minuti, toccando velocità superiori di otto volte quella del suono, e garantendo un’elevata precisione. 

 

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Cosa rappresenta il suo utilizzo

La sua eventuale attivazione rappresenterebbe un passaggio storico: si tratterebbe infatti del primo impiego operativo di un’arma ipersonica da parte degli Stati Uniti, nonostante il sistema non sia ancora stato dichiarato pienamente in servizio. In questo senso, il Dark Eagle viene talvolta descritto come una sorta di alternativa convenzionale alle armi nucleari, capace di colpire obiettivi altamente protetti con tempi di reazione estremamente ridotti.

 

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Sviluppo e struttura

Il percorso di sviluppo del missile è stato lungo e accidentato. I test, iniziati nel 2023 dopo rinvii significativi, hanno evidenziato criticità nei motori e nei sistemi di guida. Tuttavia, le prove successive, inclusi i lanci sperimentali osservati da piattaforme dedicate, hanno segnato progressi importanti verso la piena operatività. Dal punto di vista tecnico, il Dark Eagle (nome operativo della Long-Range Hypersonic Weapon, LRHW) è un sistema complesso: si compone di un razzo vettore che trasporta un veicolo planante ipersonico, noto come Common-Hypersonic Glide Body (C-HGB). 

Come funziona

Dopo il lancio, il vettore porta il carico a grande velocità e altitudine, per poi separarsi: a quel punto il glide body prosegue in planata verso il bersaglio a velocità superiori a Mach 5, effettuando manovre evasive che rendono estremamente difficile l’intercettazione. Il sistema è sviluppato nell’ambito del programma Conventional Prompt Strike (CPS), evoluzione del precedente Prompt Global Strike, concepito per permettere agli Stati Uniti di colpire qualsiasi obiettivo nel mondo entro un’ora con armi convenzionali ad alta precisione. Il progetto industriale è guidato da Lockheed Martin, responsabile del vettore e dell’integrazione, mentre il veicolo planante è sviluppato da Dynetics. È inoltre prevista un’estensione del sistema anche alla Marina, con possibili installazioni su unità di superficie e sottomarini. 

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La differenza tra Stati Uniti, Russia e Cina

A differenza di Mosca e Pechino, impegnate da oltre un decennio nello sviluppo di armi ipersoniche, gli Stati Uniti sono arrivati più tardi a questa frontiera e stanno cercando di colmare il divario. Fino allo scorso autunno, l’esercito disponeva di una sola batteria operativa, composta da quattro lanciatori in grado di sparare complessivamente otto missili, mentre una seconda unità risultava ancora in fase di consegna. Durante una visita al sito di Redstone, in Alabama, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sollecitato un’accelerazione della produzione.

Costi, numeri e dubbi

Restano però numerose perplessità. Il prezzo unitario è oggetto di stime divergenti: alcune valutazioni parlano di oltre 40 milioni di dollari per missile, mentre altre indicano cifre più basse, attorno ai 15 milioni. A questo si aggiunge un altro elemento critico: la disponibilità estremamente limitata, con appena otto esemplari attualmente presenti negli arsenali. I produttori confidano in una riduzione dei costi con ordini su larga scala, ma il Congresso mantiene un atteggiamento prudente sia sull’efficacia sia sulla sostenibilità economica del programma. Non mancano neppure i dubbi operativi: impiegare un sistema ancora non completamente affidabile potrebbe comportare rischi significativi, inclusa la possibilità che un esemplare danneggiato cada in territorio ostile, esponendo tecnologie sensibili all’analisi di potenze rivali come Mosca o Pechino.

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Impiego e strategia

L’eventuale dispiegamento nel Golfo potrebbe rappresentare un banco di prova in condizioni reali, soprattutto nel caso in cui i negoziati fallissero. Il Centcom avrebbe individuato una priorità operativa precisa: neutralizzare i lanciatori di missili balistici iraniani, che Teheran ha progressivamente spostato in profondità nel proprio territorio per sottrarli agli attacchi aerei e ai bombardamenti. I sistemi attualmente in uso, come i missili Precision Strike con gittata superiore ai 480 chilometri, non sarebbero sufficienti a raggiungere questi obiettivi più interni. 

I vantaggi dell'utilizzo del Dark Eagle in guerra

In questo scenario, il Dark Eagle, con una portata superiore ai 2.700 chilometri, offrirebbe la capacità di colpire bersagli strategici ben oltre le linee difensive, riducendo drasticamente i tempi di intervento. Concepito per attacchi ad alto valore strategico, come centri di comando, infrastrutture di comunicazione e radar, il missile basa la propria capacità distruttiva soprattutto sull’energia cinetica, trasportando una carica esplosiva relativamente ridotta, di circa 15 chilogrammi. In molti casi, osservano gli esperti, gli Stati Uniti potrebbero ottenere risultati analoghi con armamenti più collaudati, evitando di esporre tecnologie d’avanguardia. Allo stesso tempo, lo sviluppo e il possibile impiego operativo dell’arma si inseriscono in una trasformazione più ampia della strategia militare americana: archiviata la lunga stagione delle missioni in Medio Oriente, Washington sta riorientando le proprie forze verso scenari di competizione diretta con grandi potenze, in particolare in Europa e nell’Indo-Pacifico. In questo quadro, dimostrare concretamente la potenza e la “letalità” dei nuovi sistemi ipersonici diventa cruciale non solo sul piano militare, ma anche per rafforzare la credibilità internazionale e consolidare il sostegno politico interno.

 

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