Russia, Cremlino rafforza la sicurezza intorno a Putin: dai bunker ai controlli anti-golpe

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Introduzione

Vladimir Putin “si blinda” per il rischio di un possibile colpo di Stato in Russia. A rivelarlo è un rapporto dell’intelligence europea citato dalla Cnn secondo il quale il Cremlino ha rafforzato le misure di sicurezza intorno al presidente russo e alla sua famiglia. Ecco quali sono i segnali di allerta tra gli apparati di Mosca e i precedenti

Quello che devi sapere

Vertici militari in allarme

Secondo il documento diffuso dalla Cnn, ad innalzare il livello di allerta è stato l’omicidio, lo scorso 22 dicembre, del capo dell’addestramento operativo dello stato maggiore russo, Fanil Sarvarov. L’uccisione, causata dall'esplosione di una autobomba a Mosca, è solo l’ultimo di una serie di episodi che hanno messo in agitazione i vertici militari. 

 

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Scontro dentro al Cremlino

Dopo l'assassinio di Sarvarov, per mano ucraina, il capo di stato maggiore, Valeri Gerasimov, ha criticato il capo del servizio di sicurezza federale Alexander Bortnikov per non aver protetto i suoi ufficiali anche per mancanza di risorse e di uomini. In una riunione di emergenza, Putin avrebbe ordinato il potenziamento del dispositivo di protezione ad altri 10 alti ufficiali.

 

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Controlli anche su chef e guardie del corpo

Per provare a placare il malcontento e salvaguardare l'incolumilità dello stesso presidente, il Cremlino ha autorizzato il potenziamento dei controlli, dall’installazione dei sistemi di sorveglianza nelle case dei collaboratori al divieto per guardie del corpo, chef e fotografi vicini al presidente di utilizzare mezzi pubblici. I visitatori del leader verranno sottoposti ad una doppia ispezione mentre per i collaboratori che più lavorano a stretto contatto con Putin scatta il divieto di possedere telefonini con accesso a internet

 

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Visite ridotte e "settimane" nei bunker

Oltre alla cintura di protezione stretta intorno al presidente, in carica dal 31 dicembre 1999, il rapporto dà conto di una stretta sugli spostamenti. Putin e la sua famiglia hanno cessato i soggiorni abituali nelle residenze sparse nella regione di Mosca e a Valdai, la tenuta estiva situata tra la capitale e San Pietroburgo. Mentre aumenta la permanenza nei bunker come quello attivo nella regione di Krasnodar, non lontano dal Mar Nero. Per mantenere una parvenza di normalità, il Cremlino diffonderebbe immagini preregistrate delle attività pubbliche di Putin che si sono ridotte del 30% rispetto al 2025 e dimezzate in confronto all’anno precedente. 

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Difficoltà geopolitiche

Stando al rapporto, le misure suggeriscono un crescente malessere in Russia alle prese con difficoltà economiche e una fase di stallo in Ucraina, superato ormai il quarto anno di guerra. Ma è in atto anche un deterioramento nel quadro delle alleanze internazionali dopo la caduta del regime di Bashar Al-Assad in Siria, l’indebolimento del regime degli ayatollah in Iran e l’arretramento dei mercenari russi in Africa, dal Mali al Niger fino al Burkina Faso.

Il peso del conflitto

Secondo stime occidentali citate nel rapporto, la guerra in Ucraina starebbe causando tra le file russe circa 30mila vittime al mese, tra morti e feriti. Mentre aumentano gli attacchi di droni di Kiev in territorio russo anche a lunga distanza come quello che domenica 3 maggio ha centrato un grattacielo in un quartiere di lusso ad ovest della capitale. Nelle città l’interruzione delle connessioni mobili irrita la borghesia urbana, da sempre vicina a Putin, finora solo lambita degli effetti del conflitto. 

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L'incognita Shoigu

Cnn fa sapere che dall’inizio di marzo il Cremlino ha innalzato il livello di allerta per rischio di fuga di informazioni sensibili a cui si aggiungono quello di complotto e il tentativo di un colpo di Stato ai danni del presidente russo. Primo nome nell’elenco degli indiziati è quello di Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa, un tempo stretto collaboratore di Putin e oggi segretario del consiglio di sicurezza. Secondo il rapporto sarebbe lui il nome dietro ad un possibile golpe considerata la “notevole influenza all'interno dell'alto comando militare” di cui ancora gode.

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L’arresto di Tsalikov

Un elemento in questa direzione è offerto dall’arresto, avvenuto il 5 marzo scorso, dell’ex braccio destro di Shoigu, Ruslan Tsalikov. Con il fermo del vice sarebbe partita una sorta di resa dei conti all’interno delle elite militari con l’obiettivo di fiaccare la posizione dell’ex ministro e aumentare le probabilità di una sua incriminazone. Il comitato investigativo russo ha dichiarato in un comunicato che Tsalikov è stato arrestato con l'accusa di appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e corruzione. Proprio l’aumento della corruzione negli apparati di Mosca è tra i fenomeni in crescita dall’inizio dell’invasione in Ucraina.

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I precedenti

Si moltiplicano intanto i segnali di crescente “paranoia” da parte di Putin per il timore di morire assassinato o di essere rovesciato da un golpe. La recente storia russa riporta almeno due precedenti con esiti opposti: nel 1964 un complotto portò alla destituzione di Nikita Krusciov da segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Mentre il golpe fallito a Michail Gorbaev nell’agosto 1991 fu il preludio della sua fine politica e dello scioglimento, quattro mesi dopo, dell’Urss. Nel giugno 2023 Putin stesso è sopravvissuto ad un tentatato colpo di Stato con la marcia fallita verso Mosca condotta dal mercenario Yevgeny Prigozhin, poi ucciso due mesi dopo.

Celebrazioni 9 maggio sottotono

La stretta del Cremlino sulla sicurezza intorno a Putin arriva a pochi giorni dal cambio di programma sulle celebrazioni in Piazza Rossa del 9 maggio, giorno in cui la Russia commemora la vittoria sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Come affermato dal portavoce Dimitri Peskov la parata vedrà quest'anno l'assenza di armamenti pesanti, come mezzi corazzati e missili, per una serie di rischi, a partire dagli attacchi a lungo raggio ucraini.

 

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