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Gaza, media Israele: i corpi di 8mila palestinesi ancora intrappolati sotto le macerie

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©Getty

Il quotidiano israeliano Haaretz ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti ai bombardamenti che continuanano a cercare i loro cari intrappolati sotto i detriti. Dopo tre anni di guerra, nella Striscia meno dell'1% dei detriti è stato rimosso. Secondo le Nazioni Unite, sessantotto milioni di tonnellate di detriti attendano di essere rimossi, un processo che è reso complicato sia dalla presenza di resti umani e che da ordigni inesplosi

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Sono ottomila i corpi dei palestinesi che potrebbero essere ancora intrappolati sotto le macerie nella Striscia di Gaza, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz che ha raccolto decine di testimonianze di gazawi che continuano a cercare i loro cari con strumenti di fortuna. A quasi tre mesi dal primo vertice del Board of Peace che si è tenuto a Washington D.C il 19 febbraio, i riflettori internazionali sembrano essersi spenti sulla Striscia di Gaza. Eppure, la situazione umanitaria resta critica e un piano concreto per il futuro dei palestinesi che vivono a Gaza ancora non è stato attuato. Sul territorio le Nazioni Unite continuano ad operare sul campo nonostante i limiti imposti dallo Stato ebraico ma un funzionario dell’organizzazione ha affermato che a causa della lentezza delle operazioni di rimozione delle macerie causate dai bombardamenti, il processo di ricostruzione potrebbe richiedere fino a sette anni. 

"I palestinesi non hanno le attrezzature per estrarre i corpi da sotto le macerie"

“Migliaia di corpi sono sepolti sotto gli edifici crollati in tutta l'enclave” sottolinea il funzionario dell'Onu “mentre le famiglie continuano ad attendere di poter recuperare e seppellire i propri cari”. La valutazione effettuata da Haaretz si basa sui dati delle autorità palestinesi della protezione civile, che hanno segnalato gravi carenze di attrezzature e capacità, tali da rallentare gli sforzi per sgomberare vaste aree devastate. Le squadre di soccorso della protezione civile affermano di continuare a ricevere chiamate da familiari che sanno esattamente dove sono sepolti i loro cari, ma non dispongono delle attrezzature necessarie per raggiungerli. In alcune zone, come i quartieri di Shujaiyeh e Tuffah a Gaza City nel nord dell’enclave, i tentativi di recupero sono stati interrotti a causa dell'entità della distruzione o del rischio di nuovi attacchi. 

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Shurab di Khan Younis: “I soccorritori sono diventati un bersaglio”

Ayham Shurab, 31 anni, racconta ad Haaretz dal Cairo, dove si è trasferito nel maggio 2024, del crollo della casa di suo zio a Khan Younis durante uno dei bombardamenti israeliani del dicembre 2023 dove 12 membri della famiglia sono scomparsi sotto le macerie. Lui e suo padre, che erano scappati dopo uno dei tanti ordini di evacuazione israeliani, sono ritornati a casa dopo il ritiro delle IDF dalla città nell’aprile del 2024, per cercare e seppellire i propri cari. Una volta arrivati sul posto, Shurab racconta di non essere riuscito ad aiutare suo padre: “Sono rimasto immobilizzato nel vedere le macerie”. Nonostante i due abbiano ritrovato cinque dei dodici corpi a cui hanno dato degna sepoltura, ad oggi non conoscono la certa identità di chi hanno ritrovato. Shurab afferma però di essere certo che si trattasse della sua famiglia solo perché nessun altro era rimasto nella zona. "L'intero quartiere era già stato svuotato. Non era rimasto nessuno tranne loro”.  E al non sapere chi è stato sepolto, si aggiunge la consapevolezza che sette parenti probabilmente non riceveranno mai una degna sepoltura. "Oltre al dolore sento un profondo senso di ingiustizia" prosegue. Secondo Sharub l'ostacolo principale al recupero dei corpi è quello che lui definisce un “modello di attacchi mirati contro i soccorritori”. "Quando una casa viene colpita e ci sono persone all'interno, e arrivano le squadre della protezione civile, anche loro diventano bersaglio", afferma. "Così i corpi restano sotto le macerie, si decompongono e diventa quasi impossibile recuperarli. Scaverei con le mie stesse mani per tirare fuori mio figlio”.

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A Gaza si è registrato un notevole aumento del numero di persone con disabilità a causa del conflitto, con un forte impatto sulla fornitura di tutti i servizi di base. A settembre 2025, si stimava che almeno 41.844 persone vivessero con lesioni permanenti legate al conflitto, che richiedevano una riabilitazione a lungo termine, di cui circa il 25% erano bambini, il che implica che oltre 10.000 persone convivevano con gravi disabilità come conseguenza diretta del conflitto. Le stime più prudenti disponibili sul numero di amputazioni si attestano tra i 5.000 e i 6.500 casi.

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