Introduzione
I ripetuti attacchi dell’amministrazione Trump a Papa Leone XIV, nel pieno della guerra in Iran, segnano un’incrinatura, forse inedita, nei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede. Sin dall’istituzione, nel 1784, della prima Prefettura Apostolica, le relazioni diplomatiche tra presidenti americani e pontefici sono state attraversate da frequenti tensioni, alternate da periodi di convergenza. Ecco perché, nonostante gli alti e bassi, continuano a rappresentare una bussola degli equilibri internazionali
Quello che devi sapere
Una diffidenza di fondo
Per tornare all'origine dell’organizzazione ecclesiastica in America, bisogna risalire alla presidenza di George Washington quando Pio VI autorizza la prima missione cattolica negli Usa. La nascita della diocesi di Baltimora, nel 1789, e la nomina di John Carroll a primo vescovo, apre la strada allo sviluppo del culto fedele alla Chiesa di Roma. La diffusione del cattolicesimo alimentato dalle ingenti ondate migratorie in arrivo da Irlanda, Polonia e Italia incontra però la diffidenza crescente della maggioranza protestante.
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L’incidente durante la Guerra civile
Il primo incidente diplomatico scoppia durante la Guerra Civile americana quando Pio IX invia un messaggio per la pace a Jefferson Davis, presidente degli Stati Confederati d'America. L'appello di papa Ferretti viene stigmatizzato dagli Stati del Nord che lo bollano come un riconoscimento implicito del Sud secessionista e schiavista.
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Il caso Surratt
La tensione tra Washington e Roma sale quando John Surratt, complice dell’attentato al presidente Abraham Lincoln, avvenuto il 14 aprile 1865, trova riparo nella Città eterna arruolandosi nell’esercito pontificio. Nonostante l’estradizione scattata dopo l'indignazione americana, le relazioni si deteriorano ulteriormente anche per la falsa notizia della chiusura della cappella protestante allestita presso la legazione Usa nello Stato Pontificio. L’episodio segna l’inizio di una fase di gelo con il blocco dei finanziamenti da parte del Congresso e l’addio dell’inviato americano senza congedarsi dal Papa.
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Il lento riavvicinamento
Una prima apertura arriva nel marzo 1875, con la nomina a cardinale dell’arcivescovo metropolita di New York John McCloskey, primo americano e primo non europeo ad ottenere la porpora cardinalizia. Con il concistoro, Pio IX riconosce l’ascesa politica ed economica degli Stati Uniti ed esprime gratitudine per il sostegno americano ricevuto durante il Concilio Vaticano I per l'emanazione del dogma dell’infallibilità papale.
L’apertura dei canali ufficiali
Dopo quasi settant’anni di rapporti informali tra Usa e Santa Sede, l’udienza concessa all’indomani della conclusione della Prima Guerra Mondiale, nel gennaio 1919, da Benedetto XV a Woodrow Wilson segna un’apertura decisiva dei canali diplomatici. Il legame con la Casa Bianca trova ulteriore impulso 10 anni dopo con la nascita della Città del Vaticano e viene suggellato dalla visita del segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, negli States. Il cardinale Pacelli instaura con il presidente Franklin Delano Roosvelt un rapporto personale che si rafforza con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale contro il totalitarismo nazista.
L’anticomunismo di Pio XII
Poi Roosvelt, che dopo l’attacco giapponese su Pearl Harbor stringe un’alleanza antinazista con Stalin, chiede a Pio XII di ammorbidire le sue posizioni sul comunismo trovando però un rifiuto. Nel 1944 sfuma inoltre la nomina dell’arcivescovo di New York Joseph Spellman a segretario di Stato. Pacelli è in ogni caso la prima autorità a ricevere, in udienza, le truppe alleate dopo la liberazione di Roma, nel giugno 1944.
La Guerra Fredda tra alti e bassi
Ricomposta la frattura, durante la Guerra Fredda i rapporti continuano a segnare alti e bassi caratterizzati soprattutto dalla volontà americana di imprimere un distacco da possibili ingerenze. Ne sono un esempio le pressioni su Harry Truman per la nomina, poi ritirata, del generale Mark Clark a rappresentante presso la Santa Sede. Nel 1960, l’elezione di John Fitzgerald Kennedy come primo presidente degli Stati Uniti dichiaratamente cattolico segna una svolta ma la distanza resta: nel 1962 Washington è tra le poche delegazioni a non inviare un osservatore in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II. Giovanni XXIII con l'enciclica “Pacem in Terris”, pubblicata pochi mesi dopo la crisi dei missili a Cuba, riafferma il principio secondo cui la pace non può basarsi solo sulla deterrenza ma sulla fiducia reciproca.
Relazioni diplomatiche ufficiali
Da Johnson a Nixon, Carter e Reagan: i presidenti Usa che si alternano dagli anni Sessanta agli anni Ottanta proseguono il rafforzamento dei legami diplomatici con il Vaticano. Nel 1965 Paolo VI è il primo Papa a visitare gli Stati Uniti. L'elezione, nel 1978, del polacco Karol Wojtyla, diventato Papa Giovanni Paolo II, consolida la convergenza strategica in contrapposizione all'Unione Sovietica e viene sancita sei anni più tardi con la nomina di William A. Wilson come primo ambasciatore Usa presso la Santa Sede.
Nuove tensioni su bioetica e guerra
Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, emergono nuove tensioni. L'apertura del democratico Bill Clinton sul tema dell'aborto incontra la ferrea opposizione di Giovanni Paolo II. Di fronte alla crisi del terrorismo internazionale scoppiata dopo gli attentati dell'11 settembre 2011, il pontefice critica l'intervento militare degli Stati Uniti in Iraq motivato secondo l'amministrazione guidata da George W. Bush dall'esistenza di "armi di distruzione di massa" tenute dal regime di Saddam Hussein.
Trump e le tensioni con Francesco
Bioetica e migrazioni sono al centro di dissapori tra Usa e Vaticano negli anni successivi durante l'amministrazione di Barack Obama ma soprattutto durante il primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca. Papa Francesco critica la costruzione del muro al confine con il Messico e distanze si registrano anche per quanto riguarda i rapporti con la Cina dopo l'accordo del 2018 tra Pechino e il Vaticano per la nomina dei vescovi.
Gli attacchi di Trump e Vance a Leone
Un nuovo capitolo dello scontro si è aperto dopo la rielezione di Trump a cui è seguita, l'8 maggio 2025, l'elezione del primo papa americano della storia. Dopo settimane di tensione, nata già nei mesi scorsi sul tema dei migranti e il rifiuto del Vaticano a entrare nel Board of Peace per Gaza, il 13 aprile scorso il tycoon ha lanciato un attacco diretto al pontefice. "È debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera", le parole di Trump che ha poi elogiato Louis Prevost, fratello del Papa, definendolo un vero MAGA.
A stretto giro è arrivata la replica di Leone XIV: "Io non ho paura dell'amministrazione Trump", ha detto il Pontefice in volo per l'Algeria, "parlo del Vangelo" e quindi "continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra".
Il 15 aprile Trump ha attaccato nuovamente Leone: "Qualcuno gli dica che l'Iran ha ucciso 42 mila innocenti”. E il vice JD Vance, cattolico, ha sottolineato: "Il Pontefice ha sbagliato nel dire che i discepoli di Cristo non sono mai dalla parte di chi un tempo brandiva la spada e oggi sgancia bombe. Dio era dalla parte degli americani quando hanno liberato la Francia dai nazisti? Credo certamente che la risposta sia sì".
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