Come sta Donald Trump? Negli Stati Uniti si discute della salute mentale del presidente

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Introduzione

Continui attacchi (verbali) agli alleati, una retorica sempre più incendiaria, perfino lo scontro con il Papa che rischia di alienare una fetta di elettorato che potrebbe giocare un ruolo centrale nelle prossime elezioni di mid-term: negli Stati Uniti si è riaperto il dibattito sulla salute mentale di Donald Trump. Come sottolineato dal corrispondente capo dalla Casa Bianca del New York Times, “il comportamento erratico del presidente e i commenti estremi delle ultime settimane hanno rinforzato il dibattito ‘furbo come una volpe o fuori di testa’ che lo ha accompagnato sulla scena politica nell’ultimo decennio”.

Quello che devi sapere

I dubbi sulla salute mentale di Trump

In effetti sono diverse le uscite pubbliche del presidente che hanno fatto sollevare più di un sopracciglio: il New York Times le definisce “una serie di dichiarazioni sconnesse, difficili da seguire e talvolta profane” che hanno raggiunto il picco con la minaccia di sradicare dalla mappa l’Iran: “Un’intera civiltà morirà questa notte”, aveva detto Trump. Fino al recente attacco a Leone XIV, che “potrebbe aver lasciato a molti l'impressione di un autocrate squilibrato, assetato di potere”.

 

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I precedenti casi di dubbi sui presidenti

Non si tratta, in ogni caso, della prima volta in cui la salute mentale di un presidente degli Stati Uniti in carica viene messa in discussione. Solamente pochi anni fa era successo a Joe Biden, che nei quattro anni della sua presidenza mostrò un evidente invecchiamento e mostrò una forma non esattamente invidiabile durante il dibattito contro Trump. E prima di lui anche Ronald Reagan, nella fase finale del suo secondo mandato, sembrò accusare i primi sintomi di quell’Alzheimer che fu pubblicamente ammesso anni dopo. 

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La difesa della Casa Bianca

Comunque la Casa Bianca continua a difendere a spada tratta il "genio stabile" del presidente, così come Donald Trump si è definito più volte nel corso del tempo. Secondo il portavoce Davis Ingles il tycoon “è energico e accessibile al pubblico in contrasto rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi anni", ma le sue parole non sembrano essere riuscite a fugare i dubbi di una fetta sempre più consistente della società americana. 

La paura per i comportamenti di Trump

Se da una parte l’opposizione Dem sta da tempo evocando l’uso del 25esimo emendamento - quello che permette al vicepresidente e al governo di rimuovere dalla carica il Presidente qualora questo non fosse più in grado di esercitare le sue funzioni - lo scontro con Leone XIV ha sollevato perplessità e paure anche da altre parti. In particolare dopo la pubblicazione di una foto - poi rimossa - su Truth in cui lo stesso Trump si ritraeva come un messia guaritore, e che hanno attirato sul presidente accuse di “blasfemia”.

Donald Trump
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L’opinione degli ex collaboratori

A esprimere timore infatti sono state anche figure legate in passato a Donald Trump, come ex generali, ex diplomatici e perfino funzionari che hanno lavorato al suo fianco durante il primo mandato: secondo Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca durante la prima presidenza del tycoon, “è un folle" e i suoi ultimi commenti su Truth mettono in evidenza il "livello della sua follia”. Stephanie Grisham, in passato portavoce della Casa Bianca durante l’amministrazione Trump, ha invece scritto online che “chiaramente non sta bene”.

Scaricato da parte dei Maga

E anche parte del mondo Maga sembra averlo abbandonato per via dei suoi comportamenti: secondo l’influente Candace Owens “è un lunatico genocida", mentre Nicholas Fuentes - estremista di destra che aveva appoggiato il presidente - ha detto: “Buona fortuna a Trump e ai repubblicani senza il voto dei cattolici, dei musulmani, degli elettori no-war, e di chiunque voleva i file di Epstein e guarda Tucker Carlson, Alex Jones e Megyn Kelly. Ma almeno sono popolari in Israele”. Intanto fra le fila repubblicane trapela disagio per l’attacco al Papa: "Lascerei stare la Chiesa", ha detto il leader dei repubblicani in Senato John Thune. "Personalmente ritengo che l'attacco diretto del presidente al Papa sia stato inappropriato", ha messo in evidenza il senatore Mike Sounds. 

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Cosa ne pensando gli americani

In generale comunque sembra che i dubbi sulla salute mentale di Trump non abbiano ‘contagiato’ il Congresso, dove la maggioranza repubblicana rimane fedele al presidente. Lo stesso non sembra potersi dire però per gli elettori: un recente sondaggio di Reuters - condotto prima della guerra in Iran - ha mostrato come il 61% degli statunitensi pensi che Trump sia diventato più incostante con l’avanzare dell’età, mentre solo il 45% ritiene che sia “mentalmente acuto e capace di affrontare le sfide”. Si tratta di un dato in netto calo, perché nel 2023 era il 54% degli americani a ritenerlo in forma. Un fatto rilevante per un uomo che sta per compiere 80 anni ed è il più anziano presidente al momento dell’inizio di un mandato nella storia degli Stati Uniti.

 

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