Il nuovo intervento del presidente Usa, che è passato dal 10% al 15% nelle tariffe globali imposte unilateralmente, potrebbe cambiare la postura dell'Unione europea nei confronti di Washington. E le ritorsioni - incluso il bazooka dell'anticoercizione - potrebbero non essere più un tabù. La presidente della Bce Christine Lagarde: "È di fondamentale importanza avere chiarezza sul commercio"
L'Europa è nuovamente nel caos dei dazi, ma la decisione della Corte Suprema Usa, sebbene concretamente sembri non aver avuto alcun effetto sulle tariffe americane, potrebbe cambiare la postura dell'Unione europea nei confronti di Washington. E le ritorsioni - incluso il bazooka dell'anticoercizione - potrebbero non essere più un tabù dopo il nuovo intervento di Donald Trump, che in poche ore è passato dal 10% al 15% nei nuovi dazi globali imposti unilateralmente. Nella riunione di domani "proporrò al team negoziale del Pe di sospendere i lavori legislativi fino a quando non avremo una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti", ha annunciato su X il presidente della commissione Commercio internazionale dell'Eurocamera Bernd Lange, relatore dell'intesa Ue-Usa sui dazi. "Nessuno riesce più a capirci qualcosa: solo domande aperte e crescente incertezza per l'Ue e gli altri partner commerciali degli Stati Uniti. Le condizioni dell'accordo di Turnberry e la base giuridica su cui è stato costruito sono cambiate", ha aggiunto.
Ue: “Chiediamo chiarezza, gli Usa rispettino gli accordi”
In giornata sulla situazione è arrivata una dichiarazione del governo dell’Ue: “La Commissione europea chiede piena chiarezza sulle misure che gli Stati Uniti intendono adottare a seguito della recente sentenza della Corte suprema. La situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi commerciali e investimenti transatlantici 'equi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi', come concordato da entrambe le parti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa. Un accordo è un accordo. In qualità di principale partner commerciale degli Stati Uniti, l'Ue si aspetta che gli Usa onorino gli impegni”. Nel testo si legge che “la Commissione è in stretto e continuo contatto con l'amministrazione statunitense. Sabato il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha parlato con il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer e con il segretario al Commercio Howard Lutnick. Continueremo a lavorare per ridurre i dazi doganali, come previsto nella dichiarazione congiunta. La priorità dell'Ue è preservare un contesto commerciale transatlantico stabile e prevedibile, fungendo al contempo da punto di riferimento globale per il commercio basato su regole”.
Stati Uniti: “Intendiamo rispettare gli accordi”
Nonostante la battuta d'arresto inflitta dalla Corte suprema, gli Usa intendono rispettare gli accordi presi con la Ue, la Cina e gli altri paesi in tema di dazi. A dirlo è stato il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer: "Stiamo conducendo discussioni attive con loro" ha detto riferendosi ai partner commerciali. E ha aggiunto: "Vogliamo che capiscano che questi accordi saranno buoni accordi. Intendiamo rispettarli. Contiamo sul fatto che i nostri partner li rispettino”. Su ABC, Greer ha precisato che l'incontro previsto ad aprile tra Trump e Xi non ha come scopo quello di "litigare sul commercio”:” Si tratta di mantenere la stabilità, di assicurarci che rispettino la loro parte dell'accordo e che acquistino prodotti americani, agricoli, Boeing e altro, e di assicurarci che ci inviino le terre rare di cui abbiamo bisogno", ha spiegato aggiungendo che si tratta "in realtaà di supervisionare l'accordo". "Se ci sono margini per un ulteriore accordo, li troveremo", ha assicurato. Greer ha poi sottolineato che "nel corso degli anni, il Congresso ha delegato un'enorme autorità al presidente in materia di dazi doganali" e che quelli istituiti nell'ambito di altre leggi "continuano ad applicarsi". "Di conseguenza, ovviamente, condurremo ulteriori indagini in virtù di questi strumenti per imporre dazi doganali, al fine di garantire la continuità della politica commerciale del presidente", ha affermato. Interrogato poi ai microfoni della CBS sull'aumento al 15% deciso meno di 24 ore dopo l'annuncio dell'introduzione di una tassa del 10%, Jamieson ha precisato che il presidente ha l'autorità di arrivare fino al 15% e che "l'urgenza della situazione richiedeva che esercitasse la sua piena autorità”.
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Lagarde: “Chiarezza sul commercio è fondamentale”
A parlare è stata anche la presidente della Bce Christine Lagarde, che in un’intervista a Cbs ha sottolineato come sia “di fondamentale importanza avere chiarezza sul commercio”. Intanto lunedì i relatori ombra dei gruppi del Pe in commissione Commercio si riuniranno per decidere se procedere con il voto dei regolamenti applicativi dell'intesa il giorno dopo. Socialisti, Verdi e Liberali hanno già anticipato di voler congelare l'intesa. "Trump ha violato l'accordo, la sua sospensione è inevitabile", ha sottolineato Brando Benifei, a capo della delegazione del Pe per i rapporti con gli Usa. La Sinistra è sulla stessa linea mentre restano in silenzio i gruppi sovranisti. Silenti anche i due gruppi che hanno provato finora a mantenere un fragile equilibrio tra fedeltà agli Usa e orgoglio europeo: Popolari e Conservatori.
Possibili contromosse allo studio
In ogni caso il congelamento dell'iter di cui sopra servirà alla Commissione per studiare le possibili contromosse. I nuovi dazi di Trump possono durare al massimo 150 giorni, ma a Palazzo Berlaymont sono sicuri che Washington avvierà le indagini per imporre tariffe sine die sulla base della Section 301 del Trade Act del 1974, che permette alla Casa Bianca di rispondere alle pratiche sleali dei Paesi stranieri. In queste ore a Bruxelles si sta cercando di capire - con crescente timore - se il tetto del 15% di fatto concordato in Scozia sia stato di fatto violato, ovvero se a quella quota ora non si debba aggiungere la Clausola della nazione più favorita, in vigore da ben prima del secondo mandato di Trump.
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Le prossime tappe e il ruolo delle Big Tech
Di certo, il dossier dazi tonerà prepotentemente sul tavolo dei consessi europei. Lunedì al Consiglio Affari Esteri, sebbene l'agenda sia già ricca, se ne parlerà quasi certamente. Nelle stesse ore Sefcovic parteciperà al G7 del Commercio. Ma a muoversi, questa volta più di Ursula von der Leyen, saranno i leader. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha anticipato che terrà colloqui con i suoi omologhi prima della sua già programmata missione negli Usa: "Avremo una posizione europea molto chiara su questo, perché la politica doganale è una questione che riguarda l'Ue, non i singoli Stati membri". E a trainare i falchi anti-Trump è tornata la Francia: "È un bene che ci siano poteri e contropoteri nelle democrazie", è stato il commento di Emmanuel Macron alla decisione della Corte Usa. L'Eliseo, nel frattempo, ha già pensato a ricordare alla Commissione come l'Ue abbia "strumenti adeguati" per rispondere, incluso lo Strumento anti-coercizione. Lo scontro, presto, potrebbe focalizzarsi nuovamente sulle Big Tech. Lo strappo di Trump quasi costringe la Commissione a non cambiare il Digital Service Act e il Digital Market Act, odiatissimi dal tycoon e da Elon Musk. E giovedì una prima risposta potrebbe partire da Bruxelles: con la clausola del Buy European inserita nell'Industrial Accelerator Act.
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Urso: "Non reagiamo di pancia, Usa il nostro primo mercato"
Non" bisogna "reagire di pancia ma con la testa, tenendo conto che gli Stati Uniti non sono solo il nostro principale mercato extraeuropeo, ma anche il principale alleato politico e militare, necessario per la difesa e la libertà del Continente e garantire le nostre linee di approvvigionamento. Stiamo lavorando con gli altri partner per raggiungere l'autonomia strategica del continente". A dirlo, in un'intervista a La Stampa, è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La decisione della Corte suprema americana "era nell'aria da tempo - dice - La reazione dei mercati lo conferma". In merito all'aumento dei dazi globali al 15%, come annunciato da Trump, per il ministro si tratta di "misure transitorie in attesa di altri interventi, con altre basi legali". E aggiunge: "In linea di massima se fosse così, 15 per cento per tutti, si ridurrebbe il vantaggio competitivo che l'Unione ha acquisito con la soluzione negoziale rispetto a Cina e altri Paesi che avevano tariffe ben più alte, e che la decisione della Corte Suprema ha cancellato. Valuteremo insieme agli altri partner cosa fare per indirizzare al meglio la Commissione, sempre in modo consensuale e con prospettive negoziali. Nessuna fuga in avanti". Per Urso, la Commissione deve proseguire "sulla strada dei nuovi accordi di libero scambio, come quello con il Mercosur. Bene - dice - l'intesa con l'India lungo la ‘via del cotone’, con Emirati e Golfo e poi con il Sud-Est asiatico: Malesia, Indonesia, Filippine, Australia".
Tajani: "Colloquio con Sefcovic per un'azione comune sui dazi"
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un "lungo colloquio" con il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic "per concordare una azione comune dell'Italia con la Commissione Europea e i Paesi alleati", ha reso noto lo stesso Tajani su X. "L'unità fra europei è fondamentale. Domani parteciperò alla riunione del G7 commercio internazionale e poi riunirò la Task force dazi per informare le imprese italiane sugli sviluppi della situazione", ha aggiunto.
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I dubbi delle aziende Usa
Chiuse nelle 'war room' per cercare di capire le implicazioni della decisione della Corte Suprema sui dazi e come reagire senza andare allo scontro con l'amministrazione Trump. Per gli amministratori delegati delle aziende americane, uno degli obiettivi, oltre a riposizionarsi al meglio in un nuovo contesto competitivo, è capire come procedere con i rimborsi. Alcuni avvocati - riporta il Wall Street Journal - hanno avvertito che le aziende potrebbero dover intentare una causa per ottenere la loro restituzione. "Non sembra automatico - ha affermato David Dorey dello studio legale Fisher Phillips - Ci sono domande aperte su cosa significhi e se ne valga la pena". Ed è questo uno dei grandi dubbi: dover fare causa per riavere i soldi pagati comporta spese legali da sostenere e tempi lunghi, come ha paventato Trump. Il tutto senza la certezza di venire rimborsati.
I sondaggi bocciano Trump, il 60% disapprova il suo operato
Intanto il 60% degli statunitensi "disapprova" l'operato di Trump come presidente degli Stati Uniti, un tasso di insoddisfazione che ha raggiunto una quota record nel suo secondo mandato: è quanto rivela un sondaggio pubblicato da Abc News e Washington Post, mentre il Paese attende il suo discorso sullo stato dell'Unione, previsto per martedì. Gli argomenti su cui gli americani sono più insoddisfatti sono l'inflazione (disapprovazione del 65%), la questione dazi (64%), le relazioni estere (62%) e la gestione migratoria (58%). Il livello di disapprovazione, aggiunge il rilevamento, è salito leggermente dallo scorso ottobre, quando era del 59%, e di sette punti percentuali rispetto all'inizio del mandato (febbraio 2025). Il tasso di approvazione è invece passato dal 45% al 39%. All'interno del campo repubblicano, si rileva una divisione tra chi si rivede nell'orientamento politico specifico di Trump e chi ne prende in parte le distanze: infatti, il 54% dei simpatizzanti conservatori si dichiara "sostenitore del movimento Maga", mentre il 42% afferma di no. In quest'ultimo gruppo, una maggioranza disapprova la sua gestione di inflazione, dazi e relazioni estere. Rispetto a quest'ultimo punto, il 54% degli intervistati non supporta "l'uso delle forze armate per forzare cambi in altri Paesi", un tipo di politica appoggiato invece dal 20% dei cittadini. Il sondaggio è stato condotto insieme a Ipsos tra il 12 e il 17 febbraio scorsi, su un campione di risposte da parte di 2.589 cittadini statunitensi adulti.