Il nuovo intervento del presidente Usa, che è passato dal 10% al 15% nelle tariffe globali imposte unilateralmente, potrebbe cambiare la postura dell'Unione europea nei confronti di Washington. E le ritorsioni - incluso il bazooka dell'anticoercizione - potrebbero non essere più un tabù. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy invoca prudenza: "Gli Stati Uniti non sono solo il nostro principale mercato extraeuropeo, ma anche il principale alleato politico e militare"
L'Europa è nuovamente nel caos dei dazi, ma la decisione della Corte Suprema Usa, sebbene concretamente sembri non aver avuto alcun effetto sulle tariffe americane, potrebbe cambiare la postura dell'Unione europea nei confronti di Washington. E le ritorsioni - incluso il bazooka dell'anticoercizione - potrebbero non essere più un tabù. Ma il nuovo intervento di Donald Trump, che in poche ore è passato dal 10% al 15% nei nuovi dazi globali imposti unilateralmente, non è destinato a modificare nel breve termine l'atteggiamento dell'Ue. Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un "lungo colloquio" con il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic "per concordare una azione comune dell'Italia con la Commissione Europea e i Paesi alleati", ha reso noto lo stesso Tajani su X. "L'unità fra europei è fondamentale. Domani parteciperò alla riunione del G7 commercio internazionale e poi riunirò la Task force dazi per informare le imprese italiane sugli sviluppi della situazione", ha aggiunto.
Le posizioni nel Pe
In Commissione europea si studiano documenti e leggi americane, valutandone le conseguenze. Il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, e il suo staff sono rientrati solo venerdì notte dal Consiglio informale Commercio di Cipro. Lunedì i relatori ombra dei gruppi del Pe in commissione Commercio si riuniranno per decidere se procedere con il voto dei regolamenti applicativi dell'intesa il giorno dopo. Socialisti, Verdi e Liberali hanno già anticipato di voler congelare l'intesa. "Trump ha violato l'accordo, la sua sospensione è inevitabile", ha sottolineato Brando Benifei, a capo della delegazione del Pe per i rapporti con gli Usa. La Sinistra è sulla stessa linea mentre restano in silenzio i gruppi sovranisti. Silenti anche i due gruppi che hanno provato finora a mantenere un fragile equilibrio tra fedeltà agli Usa e orgoglio europeo: Popolari e Conservatori.
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Possibili contromosse allo studio
Il congelamento dell'iter servirà alla Commissione per studiare le possibili contromosse. I nuovi dazi di Trump possono durare al massimo 150 giorni, ma a Palazzo Berlaymont sono sicuri che Washington avvierà le indagini per imporre tariffe sine die sulla base della Section 301 del Trade Act del 1974, che permette alla Casa Bianca di rispondere alle pratiche sleali dei Paesi stranieri. In queste ore a Bruxelles si sta cercando di capire - con crescente timore - se il tetto del 15% di fatto concordato in Scozia sia stato di fatto violato, ovvero se a quella quota ora non si debba aggiungere la Clausola della nazione più favorita, in vigore da ben prima del secondo mandato di Trump.
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Le prossime tappe e il ruolo delle Big Tech
Di certo, il dossier dazi tonerà prepotentemente sul tavolo dei consessi europei. Lunedì al Consiglio Affari Esteri, sebbene l'agenda sia già ricca, se ne parlerà quasi certamente. Nelle stesse ore Sefcovic parteciperà al G7 del Commercio. Ma a muoversi, questa volta più di Ursula von der Leyen, saranno i leader. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha anticipato che terrà colloqui con i suoi omologhi prima della sua già programmata missione negli Usa: "Avremo una posizione europea molto chiara su questo, perché la politica doganale è una questione che riguarda l'Ue, non i singoli Stati membri". E a trainare i falchi anti-Trump è tornata la Francia: "È un bene che ci siano poteri e contropoteri nelle democrazie", è stato il commento di Emmanuel Macron alla decisione della Corte Usa. L'Eliseo, nel frattempo, ha già pensato a ricordare alla Commissione come l'Ue abbia "strumenti adeguati" per rispondere, incluso lo Strumento anti-coercizione. Lo scontro, presto, potrebbe focalizzarsi nuovamente sulle Big Tech. Lo strappo di Trump quasi costringe la Commissione a non cambiare il Digital Service Act e il Digital Market Act, odiatissimi dal tycoon e da Elon Musk. E giovedì una prima risposta potrebbe partire da Bruxelles: con la clausola del Buy European inserita nell'Industrial Accelerator Act.
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Non" bisogna "reagire di pancia ma con la testa, tenendo conto che gli Stati Uniti non sono solo il nostro principale mercato extraeuropeo, ma anche il principale alleato politico e militare, necessario per la difesa e la libertà del Continente e garantire le nostre linee di approvvigionamento. Stiamo lavorando con gli altri partner per raggiungere l'autonomia strategica del continente". A dirlo, in un'intervista a La Stampa, è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La decisione della Corte suprema americana "era nell'aria da tempo - dice - La reazione dei mercati lo conferma". In merito all'aumento dei dazi globali al 15%, come annunciato da Trump, per il ministro si tratta di "misure transitorie in attesa di altri interventi, con altre basi legali". E aggiunge: "In linea di massima se fosse così, 15 per cento per tutti, si ridurrebbe il vantaggio competitivo che l'Unione ha acquisito con la soluzione negoziale rispetto a Cina e altri Paesi che avevano tariffe ben più alte, e che la decisione della Corte Suprema ha cancellato. Valuteremo insieme agli altri partner cosa fare per indirizzare al meglio la Commissione, sempre in modo consensuale e con prospettive negoziali. Nessuna fuga in avanti". Per Urso, la Commissione deve proseguire "sulla strada dei nuovi accordi di libero scambio, come quello con il Mercosur. Bene - dice - l'intesa con l'India lungo la ‘via del cotone’, con Emirati e Golfo e poi con il Sud-Est asiatico: Malesia, Indonesia, Filippine, Australia".