Usa, stop Corte Suprema a dazi Trump. Il presidente ne firma altri al 10%

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I saggi, a sorpresa, hanno bocciato le tariffe imposte da mesi perché il tycoon “non aveva il potere di farlo”. L’inquilino della Casa Bianca risponde firmando altri dazi globali al 10% che entreranno in vigore il 24 febbraio. I Paesi che hanno raggiunto accordi commerciali con gli Usa al 15%, come Ue e Giappone, vedranno le tariffe ridursi in via temporanea. Trump attacca i due giudici conservatori da lui nominati, Barrett e Gorsuch, che hanno votato contro la misura insieme a Roberts, permettendone la bocciatura

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La Corte Suprema ha bocciato i dazi di Donald Trump. Le tariffe imposte in base all'International Emergency Economic Powers Act (Ieeap) sono illegali in quanto il presidente ha travalicato i suoi poteri nell'imporle. Con sei voti a favore e tre contrari, i saggi americani hanno inflitto una pesante spallata alla politica al centro dell'agenda economica del presidente. Lui però non molla e annuncia a sorpresa nuovi dazi globali del 10% che si andranno ad aggiungere alle tariffe esistenti.

La decisione della Corte

In una decisione contenuta in 170 pagine, e firmata dal presidente dell'Alta Corte John Roberts, si chiarisce che la legge usata dal tycoon nel “Liberation Day” del 2 aprile scorso "non autorizza il presidente a imporre dazi". I saggi affermano: "È significativo che nessun presidente abbia invocato questa legge per imporre dazi” e la mancanza di precedenti storici "insieme all'ampiezza dell'autorità che il presidente rivendica suggerisce che i dazi si estendono oltre" l'autorità di Trump. Su sei giudici conservatori solo tre hanno votato contro la sentenza. Il presidente ha definito "imbarazzanti" Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, i due giudici conservatori che lui stesso ha nominato e che hanno votato con i liberal insieme al presidente della Corte John Roberts.

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John Roberts, Neil Gorsuch e Amy Comey Barrett sono tre fra i massimi esponenti della giurisprudenza di destra che hanno espresso scetticismo sull'uso espansivo del potere esecutivo a fini commerciali, e ciò nonostante la Corte dell'era Trump sia stata finora spesso percepita come allineata con il presidente repubblicano su molte questioni giuridiche. Roberts, il presidente della Corte nominato nel 2005 da George W. Bush, ha letto con voce ferma l'opinione di maggioranza, sottolineando che la Costituzione riserva al Congresso il potere di imporre tasse e dazi, e che misure economiche di vasta portata richiedono una "chiara autorizzazione legislativa". Si sono uniti a lui sia Gorsuch, uno dei giudici più strettamente associati all'agenda di Trump e il primo da lui nominato nel 2017 al posto di Antonin Scalia, e Barrett, l'ultima venuta durante il primo mandato e che, dopo la morte della liberal Ruth Bader Ginsburg, aveva sigillato la maggioranza conservatrice della Corte per decenni a venire.

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I nuovi dazi

A distanza di poche ore, sul suo social Truth, il presidente Trump ha annunciato: "È un grande onore aver appena firmato, nello Studio Ovale, nuovi dazi globali del 10% su tutti i Paesi”. Entreranno in vigore alla mezzanotte del 24 febbraio e resteranno in vigore per 150 giorni. Non si applicheranno a un'ampia gamma di prodotti, inclusi i minerali essenziali e i beni già soggetti a dazi separati non toccati dalla decisione della Corte Suprema. La Casa Bianca spiega che i Paesi che hanno raggiunto accordi commerciali con gli Stati Uniti vedranno i dazi imposti nei loro confronti ridursi al 10% almeno in via temporanea. L'Unione Europea, il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan hanno raggiunto intese per dazi al 15%. "È una misura temporanea poiché l'amministrazione ricorrerà ad altri poteri per applicare tariffe più appropriate o pre-negoziate", ha messo in evidenza un funzionario americano.

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