I saggi, a sorpresa, hanno bocciato le tariffe imposte da mesi perché il tycoon “non aveva il potere di farlo”. L’inquilino della Casa Bianca risponde firmando altri dazi globali al 10%, poi annuncia che saranno del 15%. Trump attacca i due giudici conservatori da lui nominati, Barrett e Gorsuch, che hanno votato contro la misura insieme a Roberts, permettendone la bocciatura
La Corte Suprema ha bocciato i dazi di Donald Trump. Le tariffe imposte in base all'International Emergency Economic Powers Act (Ieeap) sono illegali in quanto il presidente ha travalicato i suoi poteri nell'imporle. Con sei voti a favore e tre contrari, i saggi americani hanno inflitto una pesante spallata alla politica al centro dell'agenda economica del presidente. Lui però non molla e annuncia a sorpresa nuovi dazi globali del 10% che si andranno ad aggiungere alle tariffe esistenti, e poi in giornata rilancia annunciando che saranno al 15%: "Sulla base di un'analisi approfondita, dettagliata e completa della ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana decisione sui dazi emessa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte suprema degli Stati Uniti, vi prego di lasciare che questa dichiarazione serva a rappresentare che io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, aumenterò, con effetto immediato, la tariffa mondiale del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno "derubato" gli Stati Uniti per decenni, senza alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!), al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%”.
Che cosa succede adesso
Una reazione di Trump alla decisione della Corte Suprema con nuovi dazi era prevedibile, ma il fatto che nell'arco di poche ore il presidente li abbia alzati dal 10% al 15% ha aumentato la confusione già creata dalla sentenza e aperto ancor di più le porte a un periodo di forte incertezza. Molto dipenderà dalle strade alternative che il presidente deciderà di percorrere per continuare la sua 'guerra commerciale' con tutti coloro che - continua a ripetere - per "decenni si sono approfittati" degli Stati Uniti. Una delle vie che il presidente ha citato è quella della Section 301 del Trade Act, descritto da uno dei suoi architetti come la 'Magna Carta' delle normativa commerciale americana. La Section 301 è già stata usata da Trump nel suo primo mandato contro la Cina e consente al presidente di imporre dazi al termine di un'indagine per accertare se un Paese ha adottato pratiche commerciali sleali e in violazione degli accordi commerciali firmati in precedenza. Un'altra opzione è la Section 232 del Trade Expansion Act, con la quale Trump può imporre dazi sui prodotti provenienti dall'estero per motivi di sicurezza nazionale. Il tycoon l'ha già usata per imporre tariffe sulle importazioni di automobili, acciaio e rame. Un'altra alternativa è la Section 338 del Tariff Act del 1930 che permette al presidente di imporre dazi fino al 50% sui Paesi che discriminano gli Stati Uniti dal punto di vista commerciale.
Cosa ha deciso la Corte Suprema
In una decisione contenuta in 170 pagine, e firmata dal presidente dell'Alta Corte John Roberts, si chiarisce che la legge usata dal tycoon nel “Liberation Day” del 2 aprile scorso "non autorizza il presidente a imporre dazi". I saggi affermano: "È significativo che nessun presidente abbia invocato questa legge per imporre dazi” e la mancanza di precedenti storici "insieme all'ampiezza dell'autorità che il presidente rivendica suggerisce che i dazi si estendono oltre" l'autorità di Trump. Su sei giudici conservatori solo tre hanno votato contro la sentenza. Il presidente ha definito "imbarazzanti" Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, i due giudici conservatori che lui stesso ha nominato e che hanno votato con i liberal insieme al presidente della Corte John Roberts.
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Chi sono i tre giudici conservatori
John Roberts, Neil Gorsuch e Amy Comey Barrett sono tre fra i massimi esponenti della giurisprudenza di destra che hanno espresso scetticismo sull'uso espansivo del potere esecutivo a fini commerciali, e ciò nonostante la Corte dell'era Trump sia stata finora spesso percepita come allineata con il presidente repubblicano su molte questioni giuridiche. Roberts, il presidente della Corte nominato nel 2005 da George W. Bush, ha letto con voce ferma l'opinione di maggioranza, sottolineando che la Costituzione riserva al Congresso il potere di imporre tasse e dazi, e che misure economiche di vasta portata richiedono una "chiara autorizzazione legislativa". Si sono uniti a lui sia Gorsuch, uno dei giudici più strettamente associati all'agenda di Trump e il primo da lui nominato nel 2017 al posto di Antonin Scalia, e Barrett, l'ultima venuta durante il primo mandato e che, dopo la morte della liberal Ruth Bader Ginsburg, aveva sigillato la maggioranza conservatrice della Corte per decenni a venire.
Trump: “Giudice della Corte Suprema Kavanaugh il mio nuovo eroe”
In giornata poi Donald Trump è intervenuto su Truth, lodando i tre saggi della Corte Suprema che hanno votato contro la sentenza di abolizione dei dazi: “Il mio nuovo eroe è il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh insieme, ovviamente, ai giudici Clarence Thomas e Samuel Alito. Non c'è alcun dubbio che loro vogliono rendere l'America di nuovo grande". Kavanaugh è stato nominato da Trump nel 2018 per prendere il posto di Anthony Kennedy e confermato al termine di un processo difficile e tumultuoso. Kavanaugh era infatti stato accusato di molestie da tre donne, una delle quali ha testimoniato al Congresso. Nonostante le proteste pubblicate e le barricate dei democratici, Kavanaugh era alla fine stato confermato con 50 voti a favore e 48 contrari.
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Anche se molti esperti ritengono che la sentenza non cambierà l'accordo commerciale fra Stati Uniti e Europa, molte domande restano senza risposta: fra queste ci sono i rimborsi e le prossime mosse dell'amministrazione Trump per sostituire le tariffe bocciate nel lungo termine. Secondo quanto riportato dal New York Times, l'intesa commerciale transatlantica è nel "limbo" e se dovesse saltare o essere ritardata l'Europa e gli Stati Uniti precipiterebbero in una nuova fase di incertezza economica. Ma anche se non fosse così, i prossimi mesi saranno probabilmente politicamente tesi. L'amministrazione cercherà nuove strade e farà leva sulle sue esistenti armi commerciali per giustificare i dazi: Trump potrebbe sostenere che le norme digitali europee sono una tassa sulle aziende americane. Per l'Europa, inoltre, un Trump dedicato ai dazi potrebbe rappresentare una distrazione da altri dossier, come quello sull'Ucraina.