Al momento Parigi non è "favorevole'' ad una eventuale adesione al progetto, che ''suscita interrogativi importanti", secondo quanto dichiarano all'agenzia France Presse fonti vicine a Macron, secondo cui questa iniziativa ''supera lo stretto quadro della Striscia'. Diversi leader hanno ricevuto già l’invito al nuovo Consiglio: da Putin e Lukashenko fino a Milei e Orban
La Francia non è al momento favorevole a un’eventuale adesione al cosiddetto Consiglio di pace voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A riferirlo all’Agence France Presse sono fonti vicine al presidente Emmanuel Macron, secondo cui l’iniziativa "suscita interrogativi importanti". Secondo le fonti citate, la Carta istitutiva del nuovo organismo "supera lo stretto quadro di Gaza", contrariamente alle attese iniziali. Proprio questa impostazione solleva perplessità a Parigi, in particolare per quanto riguarda "il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite", che, avvertono, "non possono in nessun modo venire rimessi in discussione".
Cos’è il Board of peace
Il Board of peace, come indicato nel preambolo della Carta istitutiva, mira a "promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle regioni colpite o minacciate da conflitti". Il documento di otto pagine è stato inviato ai Paesi invitati a entrare a farne parte. La partecipazione permanente è riservata agli Stati disposti a versare oltre un miliardo di dollari in contanti entro il primo anno. In alternativa sono previsti seggi non permanenti, con una durata a rotazione di tre anni. In origine l’organo era stato progettato per sovrintendere alla ricostruzione di Gaza. Tuttavia la Carta non menziona esplicitamente il territorio palestinese e assegna al Consiglio un obiettivo più ampio: contribuire alla risoluzione dei conflitti armati nel mondo. Il testo critica apertamente "approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito", in un chiaro riferimento alle Nazioni Unite, e invita ad avere "il coraggio" di "allontanarsi da esse", sottolineando la necessità di un’organizzazione internazionale per la pace "più agile ed efficace".
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Gli inviti di Trump ai leader stranieri
La Carta del Consiglio di pace stabilisce che ogni Stato membro ricopra l’incarico per un periodo massimo di tre anni, rinnovabile dal presidente. Questa limitazione non si applica agli Stati che versano più di un miliardo di dollari nel primo anno, senza che vengano forniti ulteriori dettagli. Diversi Paesi o leader hanno annunciato di essere stati invitati a unirsi al "Consiglio" del presidente americano, senza rivelare tutti l'intenzione di rispondere positivamente o meno. Tra questi, la Francia ha come detto ricordato il suo "attaccamento alla Carta delle Nazioni Unite", "la pietra angolare del multilateralismo efficace", secondo Parigi. Il Cremlino ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin ha "ricevuto un invito" tramite "canali diplomatici". Altri leader stranieri, tra cui il presidente argentino Javier Milei e il primo ministro ungherese Viktor Orban, vicini a Trump, hanno anch'essi annunciato di essere stati invitati. Ma l'invito è arrivato anche al bielorusso Alexander Lukashenko.
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Il Canada accetta l'invito, ma "non pagherà"
Il Canada, da canto suo, ha fatto sapere "non pagherà per un seggio" nel 'Board of Peace' di Donald Trump. Il Canada ha ribadito tuttavia l'intenzione del primo ministro canadese Mark Carney di "accettare l'invito" nel board, secondo la fonte della Afp. "Il Canada non pagherà per un seggio nel Consiglio, e al momento non è stata avanzata alcuna richiesta in tal senso", ha precisato la fonte governativa, riferendosi al miliardo di dollari richiesto per ottenere un posto permanente in questo Board. Ma "è importante avere un posto al tavolo per dare forma a questo processo dall'interno", ha aggiunto un alto consigliere del capo del governo canadese, sottolineando che restano "dei dettagli da definire … per formalizzare le prossime tappe".