Groenlandia, da Truman a Trump: tutti i tentativi dei presidenti Usa di acquistare l’isola

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Introduzione

Già durante il suo primo mandato, nel 2019, Donald Trump ha chiesto a Copenaghen di poter comprare l’isola nell’Artico. Nei giorni scorsi, nel pieno dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, il presidente americano è tornato alla carica definendo la Groenlandia indispensabile "per la sicurezza nazionale". Ma non è la prima volta che gli Usa provano a esercitare un controllo diretto sull’isola danese.

 

Ecco tutti i precedenti storici.

Quello che devi sapere

Ipotesi accordo associazione Usa-Groenlandia

Stando al settimanale britannico The Economist, gli Stati Uniti starebbero lavorando a un accordo di associazione con la Groenlandia senza passare da un'intesa preliminare con la Danimarca. Pur non arrivando a un’annessione formale, dunque, l’intesa proposta dall'amministrazione Trump verterebbe su un dispiegamento più libero di truppe e infrastrutture militari sulla falsariga di quanto già siglato con alcune isole del Pacifico, dagli Stati Federati di Micronesia, a Isole Marshall e Palau. Stando alle ricostruzioni di diversi media internazionali, il leader Usa ha detto che la questione verrà affrontata "nei prossimi due mesi".

 

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La Danimarca rafforza la presenza militare

In risposta alle recenti affermazioni di Trump, i principali leader europei hanno ribadito, in una nota, che la "sicurezza dell’Artico è una priorità fondamentale". Il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha annunciato inoltre l’intenzione di "rafforzare la presenza militare in Groenlandia" pur aprendo alla possibilità di potenziare le "esercitazioni Nato". 

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Le prime trattative nel 1917

Le prime avvisaglie dell’interesse americano sull’isola risalgono alla Prima Guerra Mondiale. Abbandonata la neutralità l’allora presidente, Woodrow Wilson, intravede il rischio di un’annessione tedesca della Danimarca e dei suoi principali possedimenti oltremare, ovvero le Antille e la Groenlandia. Si apre così una trattativa bilaterale che nel 1917 porta all’acquisto, per 25 milioni di dollari, dell’arcipelago caraibico vicino a Porto Rico, un passo che sfocia nella costituzione delle attuali Isole Vergini Americane.

Il patto di difesa

Per Washington il pericolo di una minaccia tedesca alle "porte di casa" si ripresenta nella primavera del 1940 quando, durante l'offensiva nella Seconda Guerra Mondiale, Adolf Hitler invade tra gli altri Paesei europei la Norvegia e la Danimarca e ipoteca di fatto la conquista dell’intero Artico. L’anno successivo la Groenlandia firma con gli Usa un Trattato di difesa con il quale accetta l’installazione di basi militari statunitensi in cambio di garanzie sulla sovranità danese.

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Il tentativo di Truman

Dopo la sconfitta nazista, la nuova minaccia artica è rappresentata dall’Unione Sovietica, geograficamente ancora più prossima vista la vicinanza con la Siberia. Forte della presenza di basi navali e aeree, Harry Truman avvia una nuova trattativa con Copenaghen per l’acquisto della Groenlandia sul modello di quanto avvenuto con le Antille.

Byrnes: "Una vendita sarebbe la soluzione più chiara"

Come mostrano i documenti prima secretati negli archivi statunitensi e poi pubblicati negli anni Novanta dall’Associated Press, l’amministrazione americana mise sul tavolo un’offerta da 100 milioni di dollari. A farne cenno è l’allora Segretario di Stato, James Byrnes, in un telegramma inviato alla delegazione Usa dopo la missione dell’omologo danese, Gustav Rasmussen, a New York nel dicembre 1946. "Una vendita sarebbe la soluzione più soddisfacente e più chiara", sono le parole di Byrnes che evidenziò la "sorpresa" da parte Rasmussen il quale tuttavia "non respinse apertamente la proposta".

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La Nato e la Groenlandia nella Guerra Fredda

Copenaghen rifiuta ancora una volta la cessione e nel 1949, per tutelarsi dalla nascente minaccia sovietica, aderisce alla Nato. Due anni più tardi Danimarca e Usa siglano un accordo per rinnovare, come dieci anni prima, il diritto a tenere le basi militari in Groenlandia. A riaprire nuovamente il dossier è Dwight Eisenhower che nel 1955 chiede al re danese, Federico IX, l’acquisto dell’isola ancora una volta senza esito positivo.

La crescente autonomia

Nel frattempo, la Groenlandia intraprende un percorso di progressivo distaccamento politico dalla "madrepatria" che nel 1979 porta alla costituzione di un autogoverno, fino al referendum che sancisce la gestione autonoma delle risorse naturali. Ancora oggi la Danimarca mantiene l’ultima parola in materia di politica estera e monetaria mentre i rappresentanti sono eletti in un Parlamento autonomo come testimoniato dalle ultime elezioni avvenute nel marzo 2025.

 

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L’arrivo di Trump

L’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha rispolverato le ambizioni, mai del tutto sopite, di un controllo americano sull’isola. Appena rieletto, nel gennaio 2025, il tycoon ha affrontato nuovamente la questione in una telefonata con la premier danese, Mette Frediksen, definita dai toni "controversi e aggressivi". Dal punto di vista militare, la Groenlandia si conferma avamposto strategico, sia come base per operazioni nell'Artico sia come argine per intercettare eventuali attacchi missilistici dalla Russia.

 

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Gli interessi economici

Negli ultimi anni poi l’appetibilità del territorio è aumentata anche dal punto di vista economico. Il riscaldamento globale sta aprendo nuove rotte commerciali tra i ghiacci a Nord-Ovest che potrebbero dimezzare i tempi di percorrenza delle navi container rispetto al Canale di Suez. A fare gola c’è poi la quantità di petrolio, gas e terre rare custodite nel sottosuolo groenlandese tra i quali spiccano 43 minerali sui 50 ritenuti dal governo americano "fondamentali" per l’equipaggiamento militare e la transizione verde. In questo senso Washington punta a investimenti ed estrazioni per avanzare nella competizione con la Cina che mantiene un’egemonia globale sulle materie prime e la raffinazione.

 

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