Usa, dopo l’attacco al Venezuela quali sono gli altri fronti aperti per Trump?

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Introduzione

Con l’attacco statunitense del 3 gennaio 2026 a Caracas, e la cattura di Maduro e la moglie, Washington ha segnato un cambio di passo nella sua politica estera.

 

Il presidente americano ha già annunciato l'intenzione di gestire il Venezuela finché non ci sarà una transizione sicura e di voler mettere le mani su quelle che sono le più grandi riserve petrolifere del Paese, senza temere di dispiegare truppe sul terreno. Il tutto in nome di una rispolverata Dottrina Monroe che rivendica l'influenza statunitense nella regione.

 

Ma ci sono anche altri fronti a cui l’amministrazione Trump presterà attenzione nel breve periodo, da Cuba all’Ucraina, fino alla Groenlandia: ecco quali.

Quello che devi sapere

Venezuela

Con l'Operazione Absolute Resolve (Determinazione Assoluta), alle 2 di notte del 3 gennaio (le 7 in Italia, ndr), forti esplosioni durate circa 15 minuti hanno colpito Caracas. Il governo venezuelano ha subito "denunciato la gravissima aggressione militare" degli Stati Uniti, poi rivendicata dallo stesso Trump. Maduro e la moglie sono stati catturati mentre dormivano: sono stati prelevati dalla loro camera da letto. Detenuti a bordo della nave Iwo Jima, sono poi arrivati a New York, dove Maduro è incriminato. Le accuse: cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Usa. 

 

Il raid venezuelano si inserisce nell'operazione 'Southern Spear' contro il narcotraffico, ingaggiata dagli Usa i mesi scorsi nel mar dei Caraibi. In molti hanno però evidenziato come gli interessi americani siano più ampi, come di fatto ha poi detto anche Trump: Washington sarà "fortemente coinvolta nell'industria petrolifera del Venezuela", che ha appunto alcune tra le più grandi riserve del pianeta. Intanto Trump ha già fatto sapere che gli Usa gestiranno “il Paese fino a quando potremo farlo", in attesa di una transizione "sicura”.

 

Per approfondire:

Venezuela, le immagini delle esplosioni a Caracas. VIDEO

Cuba

Ma, come detto, il Venezuela non è l’unico fronte della politica estera a cui guarda Washington. A sole 24 ore di distanza dall’attacco a Caracas, il segretario di Stato Marco Rubio ha fatto sapere che, nel mirino degli Usa, potrebbe esserci anche Cuba: "Il governo cubano è un grosso problema. Penso che siano in grossi guai". "Non parlo di quali saranno i nostri prossimi passi e quali saranno le nostre politiche su questo. Ma non penso che sia un mistero il fatto che non siamo dei grandi fan del regime cubano", ha spiegato Rubio.

 

Le sue parole hanno fatto eco agli avvertimenti già lanciati da Trump: “Cuba è un Paese che sta fallendo e noi vogliamo aiutare la popolazione cubana. È qualcosa di cui finiremo a parlare". La cattura di Nicolas Maduro in Venezuela, del resto, rischia, secondo gli esperti, di peggiorare la crisi proprio a Cuba.

 

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Ucraina e Russia

Mentre sul fronte della guerra in Ucraina, gli effetti del blitz americano in Venezuela per ora rimangono un’incognita per Kiev. Ma Washington per ora non ha dato segnali di disimpegno dall'Ucraina. il 3 gennaio Kiev ha riunito i consiglieri della sicurezza nazionale degli alleati Nato per fare il punto sul piano di pace, con Steve Witkoff in collegamento, e lo stato maggiore ucraino ha portato sul tavolo un documento congiunto con gli Usa per il sostegno dell'esercito e per garanzie sul monitoraggio degli eventuali accordi con Mosca. Mentre Trump è tornato ad avvertire Vladimir Putin di "non essere contento" di lui, perché "sta uccidendo troppe persone". Ora tocca ai leader dei Volenterosi, che si vedranno il 6 gennaio a Parigi.

Groenlandia

Intanto, torna d’attualità anche la Groenlandia. Nello specifico, il 4 gennaio l’ambasciatore danese negli Stati Uniti, Jesper Møller Sørensen, è intervenuto su X rispondendo a un post della podcaster di destra Katie Miller, moglie di Stephen Miller, tra i più stretti collaboratori di Trump alla Casa Bianca. Dopo l'operazione Usa in Venezuela la donna aveva condiviso una mappa modificata della Groenlandia coperta dalla bandiera degli Stati Uniti, sul suo profilo X, con il commento: "Presto la Groenlandia!", suscitando la reazione delle autorità danesi. In particolare, l'ambasciatore a Washington ha risposto ribadendo: "Ci aspettiamo il pieno rispetto dell'integrità territoriale del Regno di Danimarca", sottolineando che con gli Usa "siamo stretti alleati e dovremmo continuare a lavorare insieme come tali".

 

Del resto è noto che Trump, in questa sua seconda presidenza, sia tornato a puntare l'isola artica. Dopo il tentativo di acquisto nel 2019, ora parla apertamente di annessione e, a dicembre 2025, ha nominato anche un inviato speciale per seguire la questione. Si tratta del governatore della Louisiana, Jeff Landry. E ieri, in un'intervista rilasciata a The Atlantic, il tycoon ha ribadito: "Abbiamo assolutamente bisogno della Groenlandia", descrivendo l'isola come "circondata da navi russe e cinesi".

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Cina e Taiwan

Intanto, anche la Cina osserva gli sviluppi degli attacchi degli Stati Uniti contro il Venezuela. Pechino ha grandi interessi nel Paese sudamericano, con cui ha sottoscritto una partnership strategica e di cui è il primo destinatario delle esportazioni di petrolio. Non solo. I raid ordinati da Trump potrebbero in qualche modo incoraggiare le rivendicazioni cinesi su Taiwan e sul Mar Cinese Meridionale. 

 

Per approfondire:

Su Sky TG24 Insider: Dal Medioriente al Sudan alla Cambogia: tutti i fronti aperti del 2026

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