Israele, piano per occupazione Gaza: droni, evacuazioni e “città Stato”. Cosa sappiamo

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Introduzione

Dopo l'approvazione, nella notte dell'8 agosto, da parte del gabinetto di sicurezza alla proposta del primo ministro israeliano di conquistare militarmente Gaza City, si aprono scenari fin qui inediti. I piani per l'occupazione da parte delle forze di difesa (Idf) sono infatti segreti e non è escluso che il dispiegamento dei mezzi militari abbia l'obiettivo di indurre Hamas a deporre le armi, liberare gli ostaggi del 7 ottobre 2023 ancora in vita e, infine, sciogliersi. Si affacciano tuttavia altre ipotesi.

Quello che devi sapere

Occupazione di Gaza in due fasi

Secondo un'analisi effettuata dall’Institute for National Security Studies israeliano e rilanciata da alcuni media locali, l'occupazione della Striscia potrebbe avvenire in due fasi, a partire dalla conquista del Nord. A varcare i confini dallo Stato ebraico sarebbero in primo luogo 5 divisioni, pari a non meno di 50mila soldati, impegnati in un'operazione lunga almeno 5 mesi. Ingente è la previsione sui costi: 18 milioni di dollari al giorno con l'obiettivo di liberare gli ostaggi e polverizzare Hamas nelle aree ancora sotto il suo controllo.

 

Per approfondire: Guerra Israele, dopo vertice di 10 ore via libera all'occupazione di Gaza City. LIVE

gaza in macerie

Quali aree Hamas controlla oggi

Tra le fila di Hamas combattono ad oggi circa 15mila reclute nelle brigate Gaza e Khan Younis. Rispetto allo scoppio del conflitto, a imbracciare le armi sono soprattutto giovani, mal equipaggiati ma in grado di riciclare gli ordigni inesplosi sganciati dall'Idf e lanciarli contro i tank israeliani Merkava. Circa 1 milione di gazawi, la metà della popolazione della Striscia, vive oggi sotto il controllo di Hamas, in particolare tra Gaza City e Khan Younis ovest, entrambe ridotte in macerie. I reclutamenti avvengono tra i campi profughi e nell'area di al-Mawasi dove non mancano punizioni su sospetti collaborazionisti e interventi sugli aiuti umanitari.

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Il ruolo delle milizie rivali

Fuori dai centri principali, la presa di Hamas si fa progressivamente più debole. Nella parte meridionale della Striscia, cresce il controllo delle milizie rivali sostenute da Israele, a partire dal gruppo guidato dal beduino Abu Shabab. Tra le aree pattugliate da Shabab ci sono Rafah, vicino al confine con l'Egitto, e 3 dei 4 centri di distribuzione degli aiuti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation.

La strategia di Israele

Nella prima fase dell'occupazione, l'Idf potrebbe replicare la strategia che in 2 anni ha portato a controllare l'85% della Striscia. Se confermato, partendo da una divisione in settori, i militari ordineranno l'evacuazione della popolazione civile, tutti ispezionati alla ricerca di eventuali armi e ostaggi. Spetterà poi all'aviazione e all'artiglieria distruggere le postazioni con i droni incaricati di farsi strada tra le macerie, seguiti dai carri armati e infine dai fanti a setacciare l'area.

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L'incognita dei tunnel

Come in passato, la ricerca si concentrerà sottoterra in quei tunnel dove, secondo alcune stime, Hamas avrebbe attivi ancora dei nascondigli da cui attaccare. E dove potrebbero essere rimasti gli ultimi ostaggi israeliani ancora in vita come Evyatar David che a fine luglio è apparso in un video dove raccontava la sua prigionia.

L'occupazione nel medio periodo

Verso fine anno, lsraele potrebbe dunque passare alla "fase due", un'occupazione di 5 anni necessaria al varo di un nuovo governo nella Striscia per soppiantare Hamas ormai neutralizzata. In questa fase non è escluso un coinvolgimento di Autorità Nazionale Palestinese (Anp) e Stati arabi. Le divisioni israeliane calerebbero da 5 a 2 così come i costi, stimati in 80 milioni di dollari al mese.

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Dove andrà la popolazione evacuata

Stando all'articolo 55 della Convenzione di Ginevra, Israele, in quanto Paese ufficialmente "occupante", sarebbe tenuto a garantire ai civili palestinesi evacuati dalle zone di combattimento condizioni di vita "non peggiori" di quelle precedenti. Difficile però immaginare il ripristino di una situazione pre-7 ottobre mentre è più verosimile che l'occupante considererà come giorno di partenza l'8 agosto 2025. Di conseguenza, alla popolazione verrebbero garantitoi cibo, medicine e tende senza quindi arrivare all'allestimento di centri urbani e infrastrutture vere e proprie.

Il contributo degli Usa

In vista di un'occupazione che non si annuncia breve, gli Stati Uniti fanno sapere di essere disposti ad incrementare i fondi e il numero dei centri di distribuzione, fino a 20, gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation. Non è escluso poi che Washington possa dirottare risorse per la costruzione di una Riviera a Gaza così come mostrato in un video creato con l'IA e pubblicato dal presidente Usa Trump.

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L'ipotesi di una "piccola Cisgiordania"

Quando gli ultimi mezzi militari israeliani lasceranno Gaza, la Striscia avrà un assetto completamente diverso rispetto ad ottobre 2023 e potrebbe assomigliare alla Cisgiordania. Nell'area "cuscinetto", compresa tra lo Stato ebraico e la Giordania, auto-governata dalla Palestina, le forze militari Idf controllano l'80% del territorio tra colonie e posti di blocco a presidiare i movimenti della popolazione.

Le "città Stato" dentro Gaza

Entro il 2030, la Striscia di Gaza potrebbe vedere infine la nascita di diverse "città-Stato", da 500mila abitanti, ciascuna con amministrazioni politiche autonome con l'obiettivo di evitare la nascita di un'organizzazione in stile Hamas su un territorio unito. Nel frattempo proseguirebbe la migrazione volontaria, ventilata dal presidente Usa, dei gazawi verso Paesi lontani, dietro retribuzione, nell'ottica di arrivare a uno svuotamento progressivo dei centri urbani.

 

Per approfondire: Netanyahu: "Daremo Gaza a forze arabe". Hamas: "Chiunque sarà forza occupante"

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