Iran, quasi 400 morti. Il capitano Hajsafi: “Ai Mondiali noi voce del nostro popolo”

Mondo
Ansa/Ipa

Secondo la Ong Iran Human Rights, dall’inizio delle proteste scoppiate dopo la morte di Mahsa Amini sono stati 378 i morti e oltre 15mila gli arresti. La Corte rivoluzionaria di Teheran ha emesso la sesta condanna a morte nei confronti di un manifestante. L'attrice Hengameh Ghaziani è stata arrestata dopo aver postato su Instagram un video a capo scoperto. Al Mondiale del Qatar domani la Nazionale iraniana affronta l’Inghilterra, i cui giocatori - ha annunciato il ct Southgate - si inginocchieranno

ascolta articolo

Le proteste scoppiate in Iran lo scorso 16 settembre dopo la morte di Mahsa Amini sbarcano al Mondiale del Qatar, con la nazionale iraniana che proclama di voler rappresentare "la voce" del suo popolo. E gli avversari di domani, l’Inghilterra di Southgate, si inginocchieranno nel gesto nato come dimostrazione del movimento "Black Lives Matter" e poi diventato simbolo della lotta all'emarginazione e al razzismo. In Iran, secondo la Ong Iran Human Rights, dall’inizio delle manifestazioni sono stati 378 i morti e oltre 15mila gli arresti. Altri attivisti per i diritti umani parlano di oltre 400 vittime, tra cui quasi una sessantina di minorenni, e 16.800 arresti.

I giocatori della Nazionale iraniana potrebbero con cantare l’inno

leggi anche

Proteste Iran, incendiata casa natale di Khomeini: cosa sta succedendo

La partita Inghilterra-Iran, in programma domani alle 14 allo stadio internazionale Khalifa di Doha, ai sorteggi sembrava un appuntamento con la storia, con anni di guerra, di rivalità, di contrapposizione, di boicottaggi e sanzioni. Con il passare dei mesi si è trasformata in un confronto con il presente che vede il potere a Teheran impegnato in una durissima repressione della protesta dilagata dopo la morte della 2enne Mahsa Amini. Parlando alla conferenza stampa della vigilia a Doha, il difensore e capitano Ehsan Hajsafi ha spazzato via tutte le incertezze proclamando la nazionale iraniana "voce del popolo": "Dobbiamo accettare il fatto che la situazione del nostro Paese non è buona e che il nostro popolo non è felice - ha detto Hajsafi - tutti sono scontenti, ma questo non è un motivo per non essere qui la voce del popolo. E per non rispettarla". Parlando a nome dei compagni, il giocatore ha affermato che "tutto quello che abbiamo lo dobbiamo al nostro popolo e siamo qui per lavorare duro, combattere, avere un buon comportamento in campo, segnare dei gol ed essere devoti al popolo iraniano. Spero che la situazione evolverà così come il popolo auspica e che tutti saranno felici". Diversi giocatori iraniani hanno espresso il loro sostegno alla protesta nelle piazze attraverso i social, mostrando braccialetti neri durante le partite o rifiutando di cantare l'inno nazionale, ipotesi che resta in piedi anche per domani.

Southgate: “Ci inginocchiamo per i giovani di tutto il mondo”

Il ct dell’Inghilterra Gareth Southgate ha annunciato la decisione di "inginocchiarsi prima della partita, un messaggio forte a favore dell'inclusività per i giovani di tutto il mondo". E se in Iran si lotta per i diritti di tutti gli esseri umani, Southgate e i suoi si rendono conto che anche in Inghilterra "per molti la vita si è fatta difficile, è in atto una recessione economica che colpisce molti e quindi vorremmo che il nostro viaggio portasse felicità alla gente".

Squadra femminile di basket iraniana posa senza hijab 

leggi anche

Iran, virale sui social il 'bacio rivoluzionario' di due manifestanti

Ma il dissenso dal mondo dello sport arriva anche da una squadra di basket femminile iraniana che posta la foto di tutto il gruppo al completo a volto scoperto. "Insegna a tua figlia che i cosiddetti 'ruoli di genere' non sono altro che sciocchezze - si legge nel post Instagram - Sei preziosa e insostituibile. Se ti viene detto il contrario, non crederci. Non nasconderti. Alzati, tieni la testa alta e mostra loro quello che hai! Dì loro che sei forte e potente. Sei una donna libera". E a seguire l'hashtag #MahsaAmini.

La protesta del presidente della Federboxe iraniana 

Anche dal pugilato iraniano arrivano segnali di dissenso. Il presidente della Federboxe locale, che si trova in Spagna dove si stanno svolgendo i mondiali juniores, ha annunciato la sua decisione di non tornare in Iran: "Ho deciso di non tornare in Iran, per essere la voce di coloro che non vengono ascoltati dalle autorità. Soprattutto la popolazione del Sistan-Balochistan dove sono state uccise dozzine di persone innocenti (80 secondo alcune Ong ndr) - ha detto Hossein Souri in un video - Non potrei più servire nel mio amato Paese, un sistema che versa con facilità il sangue degli esseri umani".

In Iran la sesta condanna a morte di un manifestante

leggi anche

Iran, la famosa attrice Taraneh Alidoosti posa senza velo

Intanto la Corte rivoluzionaria di Teheran ha emesso oggi la sesta condanna a morte nei confronti di un manifestante accusato di avere "l'intenzione di uccidere con un coltello per creare paura e insicurezza nella società" durante le proteste. Tale comportamento, secondo la legge della Sharia in Iran, comporta la pena di morte, ha riferito l'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim.

Arrestata l’attrice Hengameh Ghaziani: postò un video con il capo scoperto

Inoltre la procura di Teheran ha convocato oggi alcuni personaggi noti del Paese accusati di aver diffuso sui social media "commenti falsi, non documentati e provocatori" in appoggio alle proteste. Fra le persone raggiunte dal mandato di comparizione le attrici Elnaz Shakerdoust, Mitra Hajjar, Baran Kowsari, Sima Tirandaz e Hengameh Ghaziani, i due ex parlamentari riformatori Parvaneh Salahshouri e Mahmoud Sadeghi e l'ex allenatore della squadra di calcio del Persepolis Yahya Golmohammadi. La magistratura di Teheran ha poi annunciato che l'attrice Hengameh Ghaziani è stata arrestata: su Instagram aveva postato un breve video, che la ritraeva a capo scoperto, con un sottofondo musicale sulla libertà delle donne.

Sos degli attivisti per la città curda di Mahabad

leggi anche

Il discorso di Nazanin Boniadi sui diritti delle donne in Iran

Da ieri la città curda iraniana di Mahabad è sotto attacco armato da parte delle forze di sicurezza di Teheran e dei Guardiani della Rivoluzione: l'allarme è stato lanciato sui social media da gruppi e attivisti iraniani, fra cui Massih Alinejad, e da alcuni personaggi noti come il celebre ex calciatore Ali Karimi. Secondo questi appelli, sulla città vengono usati gli elicotteri e anche "artiglieria pesante", anche se non si ha al momento notizia di vittime. A Mahabad si sono svolti funerali di massa per Kamal Ahmadpour, ucciso di recente durante le proteste che dilagano in tutto l'Iran contro il regime, con sit-in e barricate in tutta la città. In alcuni video diffusi da gruppi e attivisti si sentono colpi d'arma da fuoco continui, le urla di donne e bambini. Durante la notte a Mahabad sono stati tagliati l'energia elettrica e internet. La situazione sarebbe critica, secondo gli attivisti, anche in altre cittadine curdo-iraniane, come Boukan, Saghez, Divandareh e Piranshahr.

Mondo: I più letti