Uk, respinto voto di sfiducia contro Boris Johnson. Il primo ministro: risultato positivo

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Il leader dei conservatori ha ottenuto la fiducia dei Tories, ma con un margine ridotto: sono stati 211 i voti a favore, ben 148 quelli contrari. La spaccatura nel partito potrebbe indebolire il suo governo. Voto "convincente" e "decisivo", ha commentato però BoJo

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Boris Johnson ha strappato il rinnovo della fiducia nella consultazione a scrutinio segreto sulla sua leadership in seno al Partito Conservatore (da cui dipende la poltrona di primo ministro britannico) innescata dalla rivolta di una parte del gruppo di maggioranza in seguito allo scandalo Partygate. Il risultato, reso noto dal presidente del Comitato 1922, l'organismo interno incaricato di sovrintendere le rese dei conti in casa Tory, ha sancito 211 voti a favore di BoJo, ma ben 148 contrari: una spaccatura che lo potrebbe indebolire e potrebbe non bastare a blindarlo nel prossimo futuro. La maggioranza richiesta era 180. Il premier britannico, citato dalla Press Association, ha però detto che il suo governo può ora "andare avanti" dopo il risultato "convincente" e "decisivo" del voto di sfiducia. 

Una vittoria risicata            

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Nonostante la rassicurazione di Johnson, lo scrutinio segreto sul suo destino immediato, consumato in 2 ore di votazione fra i 359 deputati della super maggioranza conquistata alla Camera dei Comuni nel dicembre 2019, ha decretato quella che appare come una vittoria mutilata: 211 voti a favore, ma ben 148 ostili. Un salasso, se si considera che la fiducia di un centinaio di grandi elettori appariva blindata in partenza, trattandosi di ministri, sottosegretari o titolari d'incarichi governativi. "L'inizio della fine", addirittura, secondo alcuni commentatori, che notano come il dissenso sia stato in proporzione superiore a quello inflitto nel 2018 a Theresa May, che pure se la cavò, ma dovette dimettersi 5 mesi dopo.

Il voto di sfiducia

Il voto di fiducia si è tenuto perché è stato superato il quorum di lettere di sfiducia nei confronti di Johnson da parte del 15% dei deputati di maggioranza, vale a dire 54, e ha precisato che molti hanno fatto in modo che la loro adesione fosse formalizzata non prima di domenica pomeriggio, in modo da far scattare l'annuncio dopo la fine dei quattro giorni di celebrazioni pubbliche del Giubileo di Platino senza turbare la grande festa per i 70 anni di regno della regina Elisabetta. Ora, con la vittoria, Johnson sarà al riparo da un altro voto di fiducia interno al partito almeno per un anno, a meno di cambiamenti di regole. 

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Subito prima del voto Boris Johnson aveva rivolto un ultimo appello ai deputati della sua maggioranza, chiedendo loro di rinnovargli la fiducia nel voto sulla leadership interna al partito di maggioranza: “Oggi abbiamo la chance di mettere fine a settimane di speculazioni mediatiche e di tornare a portare avanti questo Paese, da subito, come un partito unito" e nel rispetto delle promesse elettorali fatte. Questo "è il momento di mettere un punto e poi concentrarsi su ciò che davvero conta" per gli interessi del popolo britannico e i destini dello stesso Partito Conservatore, ha aggiunto, richiamando i il successo elettorale ottenuto sotto la sua guida nel 2019 dai Tories  ("il più grande degli ultimi 40 anni"), la soluzione "della lunga crisi post Brexit", le sfide affrontate di fronte al Covid come propri meriti e come ragioni  valide per chiedere la conferma del sostegno alla sua leadership dinanzi ai problemi attuali del Regno Unito e del mondo: dal caro vita alla necessità di contrastare "l'aggressione" della Russia di Vladimir Putin all'Ucraina.

I Tory contro Johnson

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In casa Tory, fra chi è contro Boris Johnson, è spuntato il nome di Jeremy Hunt, ex ministro degli Esteri e rivale dello stesso BoJo nella sfida per la guida del partito del 2019, che pure ufficialmente non aveva firmato una lettera di sfiducia contro di lui. Hunt, che nelle settimane scorse aveva detto di essere contrario a una resa dei conti interna al partito nel pieno della crisi internazionale segnata dall'invasione russa dell'Ucraina, ha oggi fatto sapere di essere deciso a votare per "un cambiamento" visto che il quorum per il voto è stato comunque raggiunto. In campo contro Johnson è sceso anche il deputato John Penrose, dimessosi oggi dalla carica di zar anti-corruzione in seno al gruppo Tory esprimendo apertamente la convinzione che il premier abbia violato nell'ambito del Partygate - a differenza di quanto egli sostiene - "il codice di condotta ministeriale": accusa che nel Regno Unito è di regola materia di dimissioni per un membro del governo.

I possibili successori di Johnson

Prima della vittoria, pur risicata, di BoJo, avevano iniziato a circolare i nomi di potenziali candidati alla sua successione in caso il premier decidesse di dimettersi. Nomi fra cui si fa quello dello stesso Hunt, ma soprattutto di ministri in carica come la titolare degli Esteri, Liz Truss e il titolare della Difesa, Ben Wallace (fedelissimo di Johnson). Ma c'è anche la ministra del Commercio, Penny Mordaunt (pro Brexit, ma non johnsoniana), quello dell'Istruzione, Nadhim Zahawi (brexiteer a sua volta, nato in Iraq da genitori curdi e responsabile nel governo durante l'emergenza Covid di un'efficace campagna vaccinale). Oltre ad outsider dalle ambizioni dichiarate come Tom Tungendhat, presidente delle commissione Esteri ai Comuni ed ex militare noto per le posizioni bellicose su Russia e Cina, il quale ha tuttavia lo svantaggio di fronte alla base attuale Tory d'essere stato contro la Brexit nel 2016 e di non aver mai ricoperto nemmeno incarichi junior di governo.

Il Partygate

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Lo scandalo Partygate è sfociato anche in una multa inflitta dalla polizia direttamente a Johnson - primo premier in carica colpito da un provvedimento simile nella storia britannica - e si è abbattuto in modo pesantemente negativo sui sondaggi dei Tories negli ultimi mesi. Sulle violazioni compiute nelle sedi istituzionali in tempo di pandemia è stato redatto un rapporto indipendente dall'Alta funzionaria Sue Gray, che parla di feste fino a tarda notte, con musica, karaoke, alcol versato sulle pareti a Downing Street, funzionari che litigano e uno addirittura che si sente male per aver bevuto troppo. Il tutto mentre i britannici dovevano rispettare le rigide restrizioni anti Covid e il lockdown imposti dal loro governo. Il rapporto include anche nove fotografie. Quattro riguardano la festa per il compleanno di Johnson del giugno 2020 alla Cabinet Room, per cui il premier e il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak sono stati sanzionati da Scotland Yard, e le altre cinque sono relative alla festa di addio del novembre 2020 per l'allora direttore della Comunicazione del governo, l'ex giornalista Lee Cain. Johnson si è poi più volte scusato alla Camera dei Comuni, assumendosi la responsabilità ma respingendo sempre l’ipotesi delle dimissioni. A suscitare scalpore era stata anche la notizia di una festa a Downing Street - a cui Johnson non ha partecipato - organizzata dallo staff del premier il 16 aprile 2021, in pieno lockdown e la sera prima dei funerali del principe Filippo: il giorno dopo tutto il mondo avrebbe visto le immagini della Regina Elisabetta seduta da sola in chiesa, al funerale del marito, in osservanza delle norme anti-Covid.

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