Uk: party la sera prima dei funerali del principe Filippo, Boris Johnson si scusa

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©IPA/Fotogramma

Due giorni dopo le scuse per il party-gate del maggio 2020, il Telegraph riporta la notizia di altri festeggiamenti avvenuti lo scorso anno in pieno lockdown, poche ore prima che tutto il mondo vedesse la regina Elisabetta assistere da sola all’ultimo saluto al marito per rispetto delle norme anti-Covid. Alcuni testimoni avrebbero parlato di alcol e balli fino a tarda notte a Downing Street per salutare James Slack, capo della comunicazione del premier, e per congedare uno dei fotografi personali del primo ministro

Non si placano le polemiche sull’amministrazione Johnson. Un’esclusiva del Telegraph, che cita nuovi report sul party-gate, ha rivelato che lo staff del premier britannico avrebbe organizzato dei festeggiamenti a Downing Street il 16 aprile 2021, in pieno lockdown, la sera prima dei funerali del principe Filippo. Il giorno dopo tutto il mondo avrebbe visto le immagini della regina seduta da sola in chiesa, al funerale del marito, in osservanza delle norme anti-Covid. In mattinata, tramite un suo portavoce, il premier Boris Johnson - che pare non fosse presente ai due party - si è scusato ufficialmente con Buckingham Palace.

“Alcol e balli fino a tarda notte”

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Secondo il Telegraph, consiglieri e funzionari pubblici si sarebbero riuniti dopo il lavoro in due occasioni, il 16 aprile dello scorso anno, per salutare James Slack, il capo della comunicazione del premier, e per congedare uno dei fotografi personali del primo ministro. In entrambe le occasioni non sarebbe mancato l'alcol e testimoni avrebbero raccontato al Telegraph di gente che beveva e ballava fino a tarda notte. Inoltre un membro dello staff sarebbe stato mandato in un vicino supermercato con una valigia da riempire con bottiglie di vino. Sempre secondo il Telegraph, un testimone avrebbe raccontato di aver visto un membro dello staff usare e rompere, in giardino, l'altalena del figlio di Johnson, Wilfred.

Le scuse

"È del tutto deplorevole che ciò sia avvenuto in un momento di lutto nazionale", ha detto il portavoce di Johnson. Ha poi ribadito quanto affermato dal premier conservatore alla Camera dei Comuni mercoledì, quando si è scusato per la serie di accuse per gli eventi al centro del party-gate. Johnson aveva precisato che Downing Street si impegna a rispettare le regole e ad assumersi le proprie responsabilità laddove non si agisca correttamente. Anche il portavoce ha rimandato all’inchiesta indipendente avviata proprio per far luce su questi eventi. Oltre a quelle di Boris Johnson, sono arrivate anche le scuse di James Slack, l'ex portavoce del premier britannico. Alla sua festa d'addio del 16 aprile scorso a Downing Street avrebbero partecipato una trentina di persone dello staff del primo ministro. Slack, che ha lasciato il suo posto al n.10 per diventare vicedirettore del tabloid Sun, ha fatto mea culpa per la "rabbia e il dolore" che la notizia dell'evento ha causato nel Regno Unito - se si considera in particolare la mancanza di rispetto per la regina Elisabetta, in lutto dopo la morte del marito - e si è inoltre assunto la "piena responsabilità", oltre a dirsi "profondamente dispiaciuto".

La spaccatura nei Tory

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Solo due giorni fa, Johnson era intervenuto alla Camera dei Comuni per commentare una festa a Downing Street il 20 maggio 2020, quando il Paese era in lockdown. Il premier britannico si è scusato in Parlamento, insistendo però sul fatto che le regole non sarebbero state "tecnicamente violate". E intanto si allunga la lista dei rappresentanti Tory chiedono le dimissioni di Johnson: secondo la Bbc, al giovane numero uno della branca scozzese dei Conservatori, Douglas Ross, si sono via via aggiunti i deputati Roger Gale (storicamente ostile al premier), Caroline Nokes e William Wragg. I membri del Consiglio dei ministri, incluso il vicepremier Dominic Raab, hanno invece fatto quadrato intorno a Johnson. Il numero dei “ribelli” è comunque ancora molto basso nel partito, per una ipotetica sfiducia a BoJo servirebbero le lettere di 54 deputati (su un totale di 360) e si aprirebbe poi la sfida al vertice come prevede il regolamento del Comitato 1922, l'organismo interno al gruppo parlamentare Tory.

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