Trump valuta "acquisizione amichevole" di Cuba nel mezzo della crisi economica

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Dopo la Groenlandia, Donald Trump punta su Cuba. Il presidente Usa ha parlato di una possibile "acquisizione amichevole" dell’isola caraibica, in tensione per la crisi economica e diplomatica, tra embargo, sanzioni e black-out energetici. Washington e L’Avana avrebbero avviato contatti, mentre i media riportano discussioni parallele con figure influenti fuori dal governo cubano

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Donald Trump ha reso noto che gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di una "acquisizione amichevole" di Cuba. La dichiarazione arriva in un contesto di forti tensioni tra Washington e L’Avana, in particolare dopo l’intercettazione, avvenuta qualche giorno fa, di una barca civile americana da parte delle autorità cubane, episodio che ha intensificato il conflitto diplomatico. 

Contatti informali e figure chiave

Trump ha sottolineato che il governo cubano è aperto al dialogo, pur trovandosi in gravi difficoltà economiche, e ha lasciato intendere che un accordo "amichevole" potrebbe rappresentare un’opportunità di intervento politico e strategico senza ricorrere a conflitti aperti. Secondo quanto riportato da Axios e dal Miami Herald, nelle ultime settimane funzionari statunitensi, tra cui Marco Rubio, hanno incontrato esponenti influenti della famiglia Castro, non ufficialmente parte del governo cubano, per discutere scenari futuri dell’isola. L’obiettivo sarebbe stato bypassare i canali ufficiali del regime per sondare possibilità di concessioni e cambiamenti senza avviare negoziati formali. Fonti dell’amministrazione Trump hanno definito questi incontri come "discussioni sul futuro" di Cuba, mentre L’Avana ha prontamente smentito qualsiasi trattativa ufficiale.

La crisi economica che piega l’isola

L’isola affronta la peggiore crisi economica dagli anni della rivoluzione del 1959. L’interruzione delle forniture di petrolio venezuelano, pari a decine di migliaia di barili al giorno, e le sanzioni sempre più stringenti hanno portato a blackout elettrici, carenze di carburante e alimenti, e un progressivo esaurimento delle riserve in valuta estera. L’Onu ha denunciato come l’embargo e le politiche di pressione stiano spingendo Cuba verso il collasso. In questo quadro, Trump ha dichiarato di aver offerto al governo di Díaz-Canel un "accordo", mantenendo aperte le discussioni sulla gestione della crisi e sul futuro politico dell’isola.

La posta in gioco politica e sociale

Il regime cubano si trova di fronte a un bivio difficile: accettare le richieste americane, tra cui il rilascio di prigionieri politici e l’organizzazione di elezioni, rischiando destabilizzazioni interne, oppure ricorrere alla repressione per mantenere il controllo, in un contesto di crescente malcontento popolare e crisi umanitaria. L’esito di queste dinamiche avrà conseguenze dirette sul rischio di migrazioni massive verso gli Stati Uniti, sulla stabilità sociale interna e sulla capacità del regime di mantenere il potere di fronte alle pressioni esterne.

Una questione più ideologica che economica

Cuba non offre significativi vantaggi economici diretti: non dispone di grandi riserve naturali, l’industria zuccheriera è collassata e le risorse minerarie sono limitate. La mossa americana sembra quindi motivata più da fattori ideologici e strategici che da interessi materiali, in continuità con la tradizionale pressione di Washington sull’isola, radicata nel retaggio della Guerra Fredda. Diversamente dal caso del Venezuela, l’isola non rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale americana, e gli incentivi economici per un cambiamento di governo sarebbero marginali.

Impatti geopolitici e l’attenzione della comunità cubano-americana

L'evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba dovrà anche considerare l'influenza della potente comunità cubano-americana, che ha peso politico rilevante a livello federale. Ogni mossa della Casa Bianca sarà valutata alla luce delle possibili reazioni interne, mentre le scelte strategiche avranno ripercussioni sull'intera regione dei Caraibi, sulla gestione dei rapporti con paesi come la Russia, Cina e Iran. 

 

 

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