Ucraina, in una delle tante chiese distrutte dai russi. VIDEO

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Jacopo Arbarello

Centinaia i siti culturali colpiti durante la guerra. Nel villaggio di Peremoha, alle porte di Kiev, la chiesa è stata gravemente danneggiata dai bombardamenti. Ma il prete ha intenzione di ricostruirla. Il racconto dei nostri inviati

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In guerra non c’è religione, niente e nessuno viene risparmiato. Le chiese e i siti culturali non fanno eccezione. Dall’inizio dei bombardamenti sono 331 i crimini di guerra documentati commessi dai russi contro il patrimonio culturale dell’Ucraina. 114 edifici religiosi sono stati distrutti (GUERRA IN UCRAINA: LO SPECIALE - GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA).

La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha

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Siamo stati in una delle chiese più rovinate della regione di Kiev, nel villaggio di Peremoha, occupato dai russi per tutto il mese di marzo. Padre Oleksander, il prete ortodosso di questa parrocchia, ci accoglie al cancello ed è pronto a raccontarci i giorni da incubo dell’occupazione e dei bombardamenti. La chiesa è stata colpita prima a fine febbraio dall’artiglieria che apriva il terreno all’avanzata russa, poi ancora a fine marzo quando i russi si stavano ritirando e sparavano su tutto. Dall’esterno due grandi buchi hanno sventrato la navata principale della chiesa, ma sono saltati anche il portone e soprattutto è stata colpita la cupola, la più difficile da riparare. L’interno è completamente distrutto, dal pavimento ai paramenti sacri nulla è al suo posto. Il candelabro è caduto a terra e la chiesa è inagibile. I pochi fedeli rimasti nel villaggio vengono ad ascoltare la messa nella sagrestia, allestita con un piccolo altare. Padre Oleksander assicura che ricostruirà tutto, ma fa capire che per il tetto gli serviranno dei soldi che non ha. 

La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha, in Ucraina
La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha, in Ucraina

Il racconto del prete

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I giorni dell’occupazione sono stati molto difficili. A casa ospitava 11 persone, tra i suoi figli ed altri fedeli che hanno cercato riparo da lui. “Quando i russi sono arrivati – spiega – il 28 febbraio, hanno preso tutti gli uomini, li hanno messi in fila sulla strada. Hanno incominciato a controllare i documenti, puntandoci i fucili addosso. Hanno controllato case e sotterranei poi ci hanno detto che erano venuti a salvarci. Io ho chiesto: da chi? E loro hanno risposto: dai nazisti. Ma non ho capito cosa intendessero per nazisti, solo che quando hai un fucile puntato in testa non ti metti a questionare”.

I primi giorni in cantina

I primi giorni di guerra lui e i suoi ospiti sono rimasti in cantina a ripararsi, poi il 5 marzo il padre è tornato in chiesa e l’ha trovata distrutta. Ma non era ridotta così come è oggi, il candelabro era ancora appeso. C’erano solo i colpi sul pavimento e sulla porta. I danni più gravi sono stati fatti dopo il 30 marzo.

La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha, in Ucraina
La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha, in Ucraina

La fuga

Nel frattempo Oleksander, dopo settimane di occupazione, aveva deciso di andarsene, ma quando è andato dai soldati russi a chiedergli di poter andare via perché aveva dei bambini con sé e c’erano carri armati ovunque loro gli hanno risposto più volte di no. Allora è andato in chiesa, ha preso gli oggetti liturgici ed è fuggito di nascosto, insieme a tutti quelli che si nascondevano a casa sua.

Il ritorno

Quando è tornato ha trovato conferma degli orrori che tutti qui temevano, l’uccisione dei compaesani: “Quando erano qui i soldati russi si vantavano con noi di aver ucciso più di 20 civili. Noi abbiamo trovato 7 persone uccise in un singolo posto e altre 3 persone in un altro posto. Quindi 10 in tutto”.

La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha, in Ucraina
La chiesa distrutta nel villaggio di Peremoha, in Ucraina

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