Guerra Russia-Ucraina, chi sono i foreign fighters della “Legione internazionale”

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Secondo il presidente ucraino Zelensky sono già 16mila le persone di altri Paesi che si sono offerte per combattere contro i soldati di Mosca. Alcuni sono partiti da Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, ma ci sono informazioni di cittadini provenienti anche da Giappone, Georgia e Bielorussia. Allerta per gli estremisti di destra “potenzialmente pericolosi per i loro stessi Paesi di origine e per altri Stati”

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Alcuni sono ex militari, altri normali cittadini che lasciano le loro vite, i loro lavori e i loro Paesi per andare a combattere in Ucraina contro i russi. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sono già 16mila gli stranieri che si sono offerti di far parte della “Legione internazionale” di foreign fighters dopo l'appello lanciato dal suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba. Ma c’è anche preoccupazione per l'arrivo in un teatro di guerra di persone senza un adeguato addestramento militare e per una possibile nuova ondata di foreign fighters che potrebbe causare problemi anche nei loro Paesi d'origine (TUTTE LE NEWS LIVE - GLI SCENARI - LO SPECIALE - I VIDEO - IL RACCONTO DEGLI INVIATI).

“Non potevamo rimanere a guardare”

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Ancora non è chiaro da dove provengano queste migliaia di nuovi volontari, ma secondo il Washington Post in gran parte arrivano da altri stati post-sovietici, tra cui Georgia e Bielorussia. Ma ci sono informazioni secondo cui molti arrivano anche da Paesi come Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti. “Questa è la nostra terra - racconta un 26enne ucraino, residente a New York, intervistato dalla Cnn dopo aver viaggiato un giorno intero per raggiungere il confine fra Polonia e Ucraina - Non potevamo rimanere nelle nostre comode vite in America a guardare cosa sta succedendo qui”. Ma pronto a partire c’è anche un costruttore britannico di Milton Keynes, che nel 2015 aveva già pensato di unirsi alle milizie curde in Siria, e insieme a lui un ex soldato 36enne di Pontefract secondo cui “sembra un attacco all’Europa. Se non aiutiamo a fermare questa guerra probabilmente si diffonderà”. “Se più persone si fossero unite alla guerra nel 1936 oggi non avremmo a che fare con il fascismo”, dice ancora alla Cnn un gruppo di sei persone - americane e britanniche - riunite alla stazione di Pzsemysl, in Polonia.

“Sentivo di dover fare qualcosa”

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E proprio da America e Canada, riporta Reuters, stanno arrivano in Ucraina dozzine di persone per combattere contro i russi. Fra loro un cuoco 33enne della British Columbia che ha dichiarato: “Sentivo di dover fare qualcosa”. Ma c’è anche uno studente di giornalismo 23enne di New York: “Non voglio essere un eroe o un martire, voglio solo fare qualcosa di giusto”. “Se sono disposti a difendere la democrazia, penso che coloro che beneficiano di una società democratica abbiano il dovere di sostenerli”, ha spiegato uno sviluppatore di software del Texas pronto a combattere in Ucraina.

I timori per le milizie di estrema destra

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Fra gli elementi che preoccupano gli osservatori c’è però il fatto che online l'idea di andare combattere in Ucraina si sia diffusa negli spazi virtuali di estrema destra. A spiegarlo è Elisabeth Gosselin-Malo dell'Istituto per gli Studi di Politica internazionale (Ispi), aggiungendo che negli ultimi giorni, "i leader delle milizie di Finlandia, Ucraina e Francia hanno pubblicato dichiarazioni in cui esortano i loro seguaci a mobilitarsi per la causa". Un movimento che è stato indicato anche da Site, il gruppo che monitora i gruppi estremisti online, secondo cui "numerosi gruppi nazionalisti bianchi e neonazisti di estrema destra in Europa e Nord America hanno espresso un'ondata di sostegno all'Ucraina, anche cercando di unirsi alle unità paramilitari nella battaglia contro la Russia, con la motivazione primaria di acquisire addestramento al combattimento ed essere anche ideologicamente guidati". Di fatto, aggiunge Gosselin-Malo, si tratta di un’opportunità che "fornisce agli estremisti un tipo di addestramento ed esperienze di conflitto simili a quanto hanno fatto le guerre in Siria, Iraq o Afghanistan per i militanti jihadisti nel corso degli anni". 

La storia dei foreign fighters in Ucraina

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Per l'Ucraina quello dei foreign fighters non è un fenomeno nuovo. La guerra nel Donbass ha avuto dal 2014 un afflusso di combattenti stranieri stimato in oltre 17.000 unità provenienti da 55 Paesi, che hanno combattuto sia dalla parte ucraina che da quella russa. Secondo l’Ispi, “di questi la grande maggioranza, circa 15.000, proverrebbe in realtà dalla vicina Russia. Dall’Occidente sarebbero invece arrivate circa 1.000 persone: una parte a sostegno delle forze nazionali ucraine e una parte in difesa delle milizie separatiste filo-russe”. In quell’occasione, spiega l’Istituto, erano partiti circa 50-60 combattenti dall’Italia, quasi tutti “maschi adulti con livello socio-economico medio-basso e senza familiari al seguito”. L’analisi di Ispi illustra come le motivazioni delle partenze siano state spesso differenti: a volte economiche, a volte politiche, con un 50-80% che avrebbe avuto posizioni di estrema destra ma si sarebbe schierato in parte con l’Ucraina e in parte con la Russia. “In questo contesto - osserva l’Ispi -  i rischi potrebbero aumentare ulteriormente con lo scoppio della guerra in tutta l’Ucraina. Combattenti stranieri che avevano abbandonato questo teatro potrebbero farvi ritorno. In aggiunta, altri volontari potrebbero mobilitarsi. Non si può escludere che il protrarsi della crisi in Ucraina possa condurre a una nuova ondata di foreign fighters, composta da volontari intenzionati a offrire il proprio contributo personale all’evoluzione del conflitto. Come già accaduto nel 2014-2015, a partire per l’Ucraina potrebbero essere anche militanti estremisti, potenzialmente pericolosi per i loro stessi Paesi di origine e per altri Stati”.

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