Tunisia, Parlamento sospeso per 30 giorni. Il presidente Saïed: "Non è un colpo di Stato"

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Dopo le proteste contro il governo, il capo dello Stato ha annunciato lo stop ai lavori dell'Assemblea e il licenziamento del premier Mechichi. I militari hanno circondato le sedi del Bardo e della tv nazionale. Il presidente del Parlamento Ghannouchi: "Respingiamo le decisioni annunciate da Saïed e faremo appello alle organizzazioni nazionali e a quelle della società civile per contrastarle". Il ministro degli Esteri Di Maio: "Preoccupazione, confido in una soluzione democratica"

Durerà 30 giorni la sospensione del Parlamento tunisino, decisa nella serata del 25 luglio dal presidente Kaïs Saïed, dopo una giornata in cui migliaia di cittadini avevano marciato in diverse città per protestare contro il governo e la malagestione della pandemia di Covid-19. Con un comunicato, il presidente ha anche annunciato che a tutti i deputati verrà tolta l'immunità e che assumerà il potere esecutivo in attesa del nuovo capo di governo. L'ormai ex premier Hichem Mechichi, licenziato insieme al ministro della Difesa Brahim Berteji e la ministra della Giustizia Hasna Ben Slimane, ha accettato la decisione del capo dello Stato: "Trasmetterò le mie responsabilità alla persona che sarà nominata dal presidente della Repubblica, augurando successo alla nuova squadra di governo".

Saïed: "Non è un colpo di Stato"

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Il presidente Saïed, alla tv di Stato, ha risposto alle parole presidente dell'Assemblea Rached Ghannouchi, che lo aveva accusato di colpo di Stato: "Dovrebbe leggersi la Costituzione o tornare al primo anno di scuola elementare. Sono stato paziente e ho sofferto con il popolo tunisino".

Ghannouchi: "Respingiamo le decisioni di Saïed"

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"Non siamo stati consultati. Respingiamo le decisioni annunciate da Kaïs Saïed e faremo appello alle organizzazioni nazionali e a quelle della società civile per contrastarle", ha affermato Ghannouchi in un video dopo la riunione d'emergenza del movimento Ennhadha. "Riteniamo che il Parlamento non sia stato sciolto e rimarrà in seduta permanente. Il capo dello Stato ha applicato erroneamente le disposizioni dell'articolo 80. Ciò che ha appena annunciato non può che essere qualificato come un colpo di Stato. È un colpo di Stato contro la Costituzione e le istituzioni statali. È vero che il capo dello Stato mi ha contattato per dirmi che avrebbe annunciato lo stato di emergenza, ma in nessun modo mi ha detto che stava preparando un golpe e che aveva in mente di cambiare il regime democratico presente in modo dispotico e unilaterale", ha sottolineato.

La preoccupazione dei partiti

Intanto, arrivano anche le reazioni degli altri partiti. Oltre alla posizione contraria di Ennhadha, il suo alleato di governo - Qalb Tounes - ha definito la mossa di Saïed "una grave violazione della Costituzione e delle disposizioni dell'articolo 80". Preoccupa gli osservatori il fatto che il presidente tunisino abbia deciso di avocare a sé anche la carica di Procuratore generale della Repubblica, con la facoltà di poter esercitare l'azione penale. Ciò gli consentirebbe di arrestare anche i deputati, una volta tolta loro l'immunità. Sempre secondo le stesse fonti, nei confronti di Ghannouchi e di altri 64 deputati, che hanno cause pendenti con la giustizia, sarebbe già stato intimato il divieto di viaggiare all'estero.

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Nella giornata del 26 luglio ci sono stati tafferugli e lanci di pietre vicino alla Camera dei Rappresentanti a Tunisi, con l'intervento della polizia: alcune decine di sostenitori del presidente Saïed si sono scontrate con manifestanti a favore del movimento islamista Ennahda. Nella notte, il capo dello Stato aveva raggiunto la centrale Avenue Bourguiba per recarsi nella sede del ministero dell'Interno, incontrando così la folla che era scesa in strada per festeggiare la sua decisione.

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Intanto, sulla situazione in Tunisia, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha avuto un colloquio telefonico con l'Alto rappresentante Ue Joesp Borrell. "Massima attenzione dell'Italia e l'Unione europea rispetto agli ultimi preoccupanti sviluppi e ribadito l'impegno condiviso a favore della stabilità politica ed economica del Paese", scrive la Farnesina su Twitter. Poi, Di Maio ha spiegato di provare "grande preoccupazione per quello che sta avvenendo in queste ore in Tunisia", confidando "nel fatto che questa crisi si possa risolvere nell'argine democratico degli strumenti a disposizione delle Istituzioni e del popolo tunisino".

Le proteste e la situazione politica

In occasione del 64esimo anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina, migliaia di cittadini hanno marciato in diverse città. Nella capitale, centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al Parlamento gridando slogan contro il partito islamico Ennahdha e il premier Mechichi, con la folla che chiedeva a gran voce lo "scioglimento del parlamento". Proteste sono state segnalate anche nelle città di Gafsa, Kairouan, Monastir, Sousse e Tozeur. Nonostante sia passato un decennio dalla rivoluzione del 2011 che ha rovesciato il dittatore Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia rimane soggetta a una certa instabilità politica che ha ostacolato gli sforzi per rilanciare servizi pubblici e realizzare le riforme richieste dal Fondo monetario internazionale. La frammentata classe politica del Paese non è stata in grado di formare in questi anni governi duraturi ed efficaci. Il Paese ha vissuto per mesi una sorta di stallo istituzionale a causa della contrapposizione tra il presidente Saïed e il primo ministro Hichem Mechichi, per via di un rimpasto governativo già approvato dal Parlamento a fine gennaio scorso e mai accettato dal capo dello Stato. Negli ultimi tempi, in Parlamento sono andati in scena episodi di violenza tra deputati e altri incidenti, che ne hanno rallentato la normale attività e hanno creato tensioni sociali.

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