Bosnia, confermata in appello la condanna all'ergastolo per Mladic, il boia di Srebrenica

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La sentenza del Tribunale dell'Aja è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi. La prima condanna per l'ex generale bosniaco nel 2017

Il Tribunale dell'Aja ha confermato in appello la condanna all'ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, respingendo così il ricorso dell'ex generale contro la sua condanna per genocidio e crimini contro l'umanità, che viene così confermata diventando definitiva e senza ulteriori possibilità di ricorsi.

Condannato in primo grado nel 2017

L’ex capo militare dei serbi di Bosnia era infatti stato condannato in primo grado nel 2017, all'ergastolo per crimini di guerra e contro l'umanità, in particolare per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo durante il conflitto in Bosnia del 1992-95. All'udienza d'appello all'Aja lo scorso agosto, i pubblici ministeri avevano sollecitato la sua condanna per un'ulteriore accusa di genocidio riguardante 6 Comuni della Bosnia-Erzegovina nel 1992: Foca, Vlasenica, Kljuc, Sanski Most, Kotor-Varos e Prijedor. 

L'ottimismo del procuratore alla vigilia della sentenza

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Il procuratore del Tribunale, Serge Brammertz, alla vigilia della sentenza si era detto "cautamente ottimista": "Non posso immaginare un altro risultato a parte la conferma" del verdetto. Dal canto suo, la presidente della the Helsinki Committee for Human Rights in Serbia, Sonja Biserko, aveva fatto sapere di non aspettarsi "cambiamenti significativi", ritenendo che ci fossero "poche possibilità" che i giudici riconoscessero le nuove accuse di genocidio risalenti al 1992.

Responsabile del massacro di Srebrenica del 1995

Il 22 novembre 2017 Mladic era stato condannato all'ergastolo: fra i capi d'accusa anche la responsabilità del massacro di Srebrenica del 1995, il peggiore in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale, quando furono uccisi 8 mila ragazzi e uomini musulmani. Nella guerra in Ex-Yugoslavia tra il 1992 e il '95 i morti furono circa 100mila e altri 2,2 milioni di persone furono costrette a lasciare le loro case. Il verdetto è "il minimo di giustizia che ci si può attendere per le vittime", ha affermato la co-fondatrice del gruppo Women in Black, Stasa Zajovic, intimando alla Serbia di "smettere di negare, falsificare, minimizzare e relativizzare i pronunciamenti delle corti internazionali".

Mladic ha ancora un seguito in Bosnia

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Mladic, soprannominato il 'macellaio di Bosnia', ha ancora un seguito tra i serbi: come ha riportato Balkan Insight, ieri sera un'organizzazione serbo-bosniaca ha proiettato nella piazza centrale di Bratunac, nella Bosnia orientale a 10 km da Srebrenica, un film celebrativo di 40 minuti sulla sua vita, dall'infanzia alla carriera militare, fino al sodalizio con Radovan Karadzic, anche lui condannato per genocidio. All'evento tuttavia si sono presentati in pochi irriducibili. Per uno degli avvocati di Mladic, Branko Lukic, la difesa aveva "provato in maniera inequivocabile" che l'ex comandante militare non aveva "nulla a che fare" con il genocidio, sostenendo che le vittime di Srebrenica sono state uccise in scontri, non e' stato un massacro. "Se i giudici si basano sui fatti, abbiamo vinto, se si baseranno su propaganda e luoghi comuni, non avremo possiblita'", aveva dichiarato Lukic

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