Omicidi Attanasio e Iacovacci, Kinshasa: "Arrestati sospettati". Ma l'Italia ha dubbi

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Il presidente congolese Félix Tshisekedi, citato dal quotidiano del Paese Actualité, ha confermato che i possibili esecutori dell’uccisione dell'ambasciatore italiano, del carabiniere che era con lui e dell'autista Mustapha Milambo sono stati fermati e interrogati. Ma Roma precisa: "Arresti risalgono a marzo, non ce ne sono di nuovi"

Per l'assassinio nella Repubblica democratica del Congo dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio (CHI ERA) del carabiniere Vittorio Iacovacci (CHI ERA) e dell'autista Mustapha Milambo "ci sono sospetti che sono stati arrestati e vengono interrogati". Lo ha detto il presidente congolese Félix Tshisekedi, citato dal quotidiano del Paese Actualité. "Al di là di questi sospetti - afferma -, c'è sicuramente un'organizzazione. Sono 'coupeurs de route' (ovvero banditi di strada) organizzati in bande. Hanno sicuramente dei protettori. Dobbiamo mettere tutti gli elementi in fila. Abbiamo la collaborazione dei servizi italiani e stiamo lavorando duramente". Secondo fonti governative, gli arresti sarebbero stati effettuati "nel mese di marzo scorso" e non ce ne sono "di nuovi". Le dichiarazioni rilasciate dal presidente Tshisekedi si riferiscono genericamente - precisano - a quanto fatto finora dalle Autorità congolesi nell'ambito delle indagini sull'uccisione dell'ambasciatore italiano. 

Presidente del Congo: "Conoscevo personalmente Attanasio"

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Nella sua intervista, il presidente Tshisekedi ha poi aggiunto: "Conoscevo personalmente questo ambasciatore. È terribile. Sono rimasto davvero sconvolto dalla sua morte. Mi motiva di più a cercare sospetti e soprattutto a porre fine a queste sacche di violenza nella parte orientale del Paese". Sono tre le indagini attive sull'agguato che costò la vita a Attanasio, Iacovacci e Milambo lo scorso 22 febbraio: l'iniziativa del Dipartimento per la sicurezza delle Nazioni Unite, quella delle autorità italiane e quella della Repubblica democratica del Congo.

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La mattina del 22 febbraio, Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci stavano viaggiando sulla strada tra Goma e Rutshuru, in una regione del Paese africano - il Nord Kivu - da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali. Il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell'agenzia dell'Onu, che aveva appena ricevuto il Nobel per la pace. Le due auto del Pam furono invece fermate a circa 15 chilometri da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga. A bloccarle un commando di sei persone che aprì il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l'autista. Gli assalitori avrebbero quindi portato il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta dove esplose un conflitto a fuoco con una pattuglia di ranger e con forze dell'esercito locale. Uno scontro nel quale Iacovacci e Attanasio rimasero colpiti a morte. Poche settimane dopo la morte di Attanasio, in Congo è stato ucciso anche un magistrato militare che indagava sull'agguato, in un'imboscata sulla stessa strada Rutshuru-Goma. 

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