Conflitto Israele-Hamas, ancora nessuna tregua. Si lavora per un cessate il fuoco a breve

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Prosegue lo scontro in Medio Oriente tra lo Stato israeliano e Gaza. La comunità internazionale però preme per una tregua che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. La speaker della Camera Usa ha lanciato un appello affinché si depositino le armi, mentre la Francia ha depositato una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, in coordinamento con l'Egitto e la Giordania

Non c’è ancora una tregua nel conflitto tra Israele e Hamas, ma un cessate il fuoco potrebbe entrare in vigore da domani, 20 maggio (LA CRONISTORIA DELLE TENSIONI). A scriverlo è la stessa stampa israeliana, che cita "un alto funzionario del governo di Israele". Secondo la fonte, salvo sviluppi imprevisti, anche se non c’è un risultato decisivo ci dovrebbe essere una tregua. Tuttavia un dirigente di Hamas ha smentito che vi sia alcun accordo in questo senso e Israele non si è pronunciato. Intanto anche gli Stati Uniti chiedono un cessate il fuoco attraverso la speaker della Camera Nancy Pelosi, mentre la Francia ha depositato una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, in coordinamento con l'Egitto e la Giordania, chiedendo appunto che vengano fermate le armi. Finora sono oltre 210 i palestinesi rimasti uccisi, tra cui molti bambini, mentre sono più di 10 le vittime tra gli israeliani, tra cui un bambino di cinque anni. Mentre proseguono gli scontri, il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha invitato la comunità internazionale "a garantire finanziamenti adeguati per le nostre operazioni umanitarie a Gaza" (LE RAGIONI DELLO SCONTRO).

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Anche gli Stati Uniti premono per una tregua. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha lanciato un appello per il cessate il fuoco in Medio Oriente. Dopo aver definito Israele il "nostro amico e alleato", la leader democratica ha aggiunto che è interesse degli Stati Uniti sostenere Israele. "Hamas - ha detto Pelosi - ha sfruttato una situazione fragile per lanciare tremila razzi. Israele ha diritto di difendersi". "Adesso - ha continuato - dopo più di una settimana di ostilità appare evidente la necessità di porre fine al conflitto. Le due parti facciano uno sforzo per mettere fine alle violenze e si rispettino i diritti di entrambi i popoli, israeliani e palestinesi". Intanto, secondo il New York Times, Joe Biden avrebbe dato al premier israeliano Benjamin Netanyahu un messaggio più forte di quanto emerso: nel corso del colloquio privato di lunedì 17 maggio, il presidente degli Stati Uniti ha detto di non essere in grado di reggere a lungo la pressione internazionale che lo invita a intervenire perché metta fine al conflitto tra Israele e palestinesi. Secondo quanto riporta l'agenzia Ap, Biden avrebbe chiesto a Netanyahu di "allentare" i bombardamenti su Gaza per arrivare a uno stop del conflitto. 

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A richiedere maggiore fermezza nella richiesta di un cessate il fuoco è il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite, che si è rivolto al presidente Usa Joe Biden. Il diplomatico palestinese ha ricordato che gli Usa hanno bloccato in tre diverse occasioni una dichiarazione del Consiglio di sicurezza Onu, giustificando tale scelta con il fatto che questa ostacolerebbe i suoi tentativi diplomatici. Riyad Mansour ha sottolineato che "se l'amministrazione Biden può esercitare tutta la sua forza di pressione per porre fine all'aggressione contro il nostro popolo, nessuno si metterà sulla sua strada". Ma, ha aggiunto, "i fatti parlano da soli, e poiché nessuno è ancora riuscito, l'argomento degli Stati Uniti secondo cui una dichiarazione del Consiglio interferirebbe con gli sforzi per raggiungere un cessate il fuoco non regge". 

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Intanto la Francia ha depositato una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, in coordinamento con l'Egitto e la Giordania, che chiede un cessate il fuoco nel conflitto fra Israele e Gaza. Lo ha fatto sapere l'Eliseo. Durante un incontro fra il presidente francese Emmanuel Macron, l'egiziano Abdel Fatah Al-Sisi e, collegato in videoconferenza, il re Abdallah II di Giordania "i tre Paesi si sono messi d'accordo su tre elementi: i lanci di razzi devono cessare, è giunto il momento di un cessate il fuoco e il Consiglio di sicurezza Onu deve prendere in mano la questione", ha precisato Parigi. Successivamente, l’Eliseo ha deciso di depositare la risoluzione, in accordo con i due Paesi arabi. 

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Mentre a livello internazionale si lavora per arrivare a una tregua, sono proseguiti gli attacchi dell'aviazione israeliana alla rete dei tunnel di Hamas a Gaza. Secondo il portavoce militare Hidai Zilberman sono stati 40 gli obiettivi colpiti con la distruzione di altri 12 chilometri tra cui depositi di armi e centri di comando: almeno 10 i membri di Hamas e della Jihad uccisi. Gli attacchi - ha spiegato - si sono concentrati a Khan Yunis e Rafah, nel sud della Striscia, da dove parte la maggior parte dei razzi su Israele. Zilberman ha poi detto che Hamas ha cercato di colpire basi dell'aviazione "ma non ci è riuscita". L'esercito israeliano ha inoltre confermato di aver tentato di colpire per due volte, durante l'attuale conflitto, Mohammed Deif ovvero il capo dell'ala militare di Hamas ma senza esito. Intanto il numero complessivo di razzi lanciati finora da Gaza verso Israele è salito a 3.750. Lo ha reso noto il portavoce militare. Di questi, ha aggiunto, 550 erano difettosi e sono caduti all'interno della Striscia. Il sistema di difesa israeliano Iron Dome, secondo il portavoce, continua a garantire la incolumità dei civili israeliani. Ha intercettato in media il 90 per cento dei razzi che rischiavano di esplodere in centri abitati.

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