Beirut, nuovi scontri tra manifestanti e polizia. Si dimettono due ministri

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Lasciano l'incarico Manal Abdul Samad, di fatto anche portavoce del governo, e Damianos Kattar, responsabile del dicastero dell'Ambiente. Si aggrava intanto il bilancio dopo le proteste anti-governative della popolazione in seguito all'esplosione al porto. Dalla videoconferenza Francia-Onu stanziati 250 milioni di euro di aiuti

Proseguono gli scontri a Beirut tra manifestanti e polizia, il giorno dopo in cui migliaia di persone hanno assaltato diversi ministeri nella capitale libanese, devastata da una duplice esplosione martedì 4 agosto che ha causato oltre 150 morti. Centinaia di manifestanti anti-governativi hanno cominciato a colpire con bastoni e altri oggetti le barriere di metallo erette attorno alla zona del parlamento dalle forze di sicurezza. L'esercito si sta ammassando nella zona. Sono previsti nuovi scontri di piazza nelle vie vicine a Place de l'Etoile e Piazza dei Martiri.

Si dimettono due ministri, attesa per la decisione del premier

Arrivano le primi dimissioni dal governo libanese. A lasciare l'incarico il ministro dell'Informazione, Manal Abdul Samad, di fatto anche portavoce del governo. "Dopo l'enorme catastrofe a Beirut, annuncio le mie dimissioni", ha fatto sapere la stessa Samad in un comunicato diffuso dai media locali, scusandosi con il popolo per averlo deluso. E dopo il ministro dell'Informazione, si è dimesso anche il ministro dell'Ambiente Damianos Kattar, che ha comunicato al premier, Hassan Diab, di aver perso anche amici di famiglia nella terrificante esplosione di martedì e che non

aveva più senso continuare a mantenere le sue responsabilità. La mattina del 10 agosto è prevista una seduta straordinaria del Consiglio dei ministri e non è escluso che il premier Diab annunci lui stesso le dimissioni, affermano le fonti citate dai media.

Oltre 720 feriti dopo gli scontri dell'8 agosto

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Intanto è di oltre 720 feriti il bilancio aggiornato degli scontri di ieri a Beirut tra manifestanti e forze dell'ordine, nelle proteste dopo la tragedia che ha devastato il porto della capitale. Lo riporta l'emittente araba al Jazeera. Intanto, secondo quanto riferito dall'esercito libanese, restano poche le speranze di trovare sopravvissuti sul luogo dell'esplosione di martedì 4 agosto.

Ancora decine di dispersi dopo l'esplosione al porto

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L'esplosione ha causato la morte di almeno 158 persone, 6mila feriti, con decine di persone ancora disperse. È stata provocata da 7.500 tonnellate di nitrato d'ammonio (LEGGI COS'È) stoccate senza misure precauzionali da sei anni nell'hangar 12 del porto della capitale libanese. La Francia sta fornendo al Libano supporto logistico con risorse investigative e ha inviato polizia e squadre di ricerca, come pre-assistenza medica.

Il patriarca dei cristiani maroniti chiede un'inchiesta internazionale

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Il patriarca dei cristiani maroniti libanesi, cardinale Beshara al Rai, ha chiesto che venga condotta un'inchiesta internazionale su quelle che ha definito "le cause oscure" dell'esplosione. Lo riferiscono i media libanesi. Parlando nella sua omelia domenicale, ha definito "un crimine contro l'umanità" il disastro. Anche il presidente Usa Donald Trump chiede un'inchiesta, ma nei giorni scorsi, il suo omologo libanese Michel Aoun ha ribadito la sua contrarietà a un'indagine internazionale sull'accaduto. Si tratterebbe solo di "una perdita di tempo", ha detto.

Videoconferenza Francia-Onu, 250 milioni di euro di aiuti

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Alle 14 del 9 agosto si è tenuta la videoconferenza dei donatori organizzata da Onu e Francia per prestare aiuto al Libano. Tra i partecipanti alla conference call c'erano rappresentanti di Unione Europea, Stati Uniti (con il presidente Donald Trump), Regno Unito, Cina Russia, Giordania ed Egitto, che hanno parlato coi vertici libanesi. La decisione finale è quella di stanziare 250 milioni di euro per aiutare il Libano nella ricostruzione dopo l'esplosione. "Il mondo deve agire in fretta e con efficacia", aveva detto il presidente francese Emmanuel Macron aprendo la conferenza. "Il caos non deve vincere". Il presidente francese ha poi rivolto un appello alle autorità del Libano a fare in modo che il Paese "non sprofondi" e a "rispondere alle richieste della popolazione che manifesta pacificamente nelle strade di Beirut". Gli aiuti internazionali devono essere dati "direttamente" alla popolazione "in totale trasparenza", ha chiesto la conferenza dei donatori. Sulla stessa scorta l'annuncio degli Usa: 15 milioni di dollari che non andranno al governo ma a coloro che ne hanno bisogno. In cambio degli aiuti, i Paesi donatori hanno poi chiesto alle autorità libanesi di impegnarsi in misure e riforme tempestive. Alla videoconferenza non ha partecipato Israele, ma secondo quanto riferito dall'Eliseo Tel Aviv è stata contattata tramite l'Onu. L'Iran, invece, "non ha mostrato la sua disponibilità a partecipare". Invitati anche i Paesi del Golfo (Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita).

Onu: 117 milioni di dollari in tre mesi per rispondere all'emergenza

Secondo la bozza dell'Emergency response framework (Efr) delle Nazioni unite serviranno 117 milioni di dollari nei prossimi tre mesi per rispondere alla crisi generata dall'esplosione. In particolare serviranno subito 66,3 milioni di dollari da elargire alle strutture sanitarie che hanno accolto i feriti, ai rifugi di emergenza per chi è rimasto senza casa, alle organizzazioni che si occupano di distribire il cibo e a quelle che gestiscono la prevenzione e l'ulteriore diffusione del Covid-19. Nella fase 2, spiega il documento dell'Onu dovranno essere stanziati 50,6 milioni di dollari per ricostruire infrastrutture pubbliche ma anche case e per prevenire la diffusione di malattie. Secondo le Nazioni Unite almeno 15 strutture sanitarie, inclusi tre grandi ospedali, sono stati gravemente danneggiati nell'esplosione e oltre 120 scuole potrebbe chiudere privando delle lezioni circa 55mila bambini.

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