Brexit, a mezzanotte l’addio di Londra all'Ue. Boris Johnson: "Alba di una nuova era"

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Anticipato parte del discorso che il premier farà ai britannici dopo una riunione speciale del governo a Sunderland. L’uscita è un passaggio formale, in realtà si aprono altri 11 mesi di transizione. Ma ci sono già i primi effetti

L’ora dell’addio è arrivata. Allo scoccare della mezzanotte in Italia (le 23 a Londra) il Regno Unito si è separato dall’Unione Europea (COSA CAMBIA - LE TAPPE DELL'ADDIO - FOTOSTORIA). ”L'alba di una nuova era”, la definirà il premier britannico Boris Johnson nel discorso alla nazione - anticipato in parte da Downing Street - che farà dopo aver presieduto una riunione speciale del governo a Sunderland, città simbolo del referendum del 2016 nel nord dell'Inghilterra. "Stanotte non segna una fine, ma un inizio", dirà il premier Tory, "un momento in cui spunta l'alba e si alza il sipario per un nuovo atto”. Johnson aggiungerà che "il nostro lavoro come governo, il mio lavoro, è ora di riunire questo Paese e di portarlo avanti”.

Cosa succede adesso

L’uscita di Londra è al momento un passaggio formale, a oltre tre anni e mezzo dal referendum del 2016 segnato dalla vittoria del Leave sul Remain. Davanti ci sono ancora 11 mesi di transizione fino al 31 dicembre 2020 nello status quo (a meno di proroghe che il governo Tory di Boris Johnson esclude categoricamente) destinati a passare in fretta nell'affannata ricerca di un'intesa sulle relazioni future con i 27 Paesi, rapporti commerciali in primo luogo. Ma intanto una pagina di storia si chiude davvero, dei simboli e non solo.

L'atto di divorzio

La vigilia del passo d'addio si è consumata a Bruxelles con l'ultimo atto del divorzio: la firma del Consiglio Ue, dopo la ratifica dell'Europarlamento seguita a quella di Westminster, sotto l'accordo di recesso, il documento che rende al Regno di Elisabetta lo status di 'Paese terzo' a quasi mezzo secolo dalla contrastata adesione al club europeo del 1973.

La strategia di Johnson

Il primo ministro giura di voler ricomporre le troppe disparità odierne nel Paese. Ma non senza cercare sponde altrove, guardando in particolare agli Usa di Donald Trump. Non è un caso che proprio ieri a Downing Street sia stato ricevuto il segretario di Stato, Mike Pompeo, pronto ad abbassare i toni sul dissidio con Londra sull'apertura britannica al colosso cinese Huawei per le reti 5G, a definire "fantastiche" le chance del dopo Brexit e a rilanciare la prospettiva di un trattato bilaterale di libero scambio con il Regno: "saltando la fila" evocata a suo tempo da Barack Obama.

Le spaccature interne

La spaccatura che ha lacerato il Paese quasi a metà nel 2016 e le divisioni che hanno continuato a segnarlo non sono intanto destinate a svanire facilmente, a dispetto degli appelli all'unità di BoJo o della retorica del guardare avanti. Il fronte del Remain ha perduto la battaglia nel voto referendario alle elezioni politiche di dicembre e lo sa. Adesso i Remain sperano di poter dare battaglia per una qualche "Brexit soft", nell'auspicio di far emergere le contraddizioni del verbo euroscettico.

La Scozia non ammaina la bandiera europea

Irlanda del Nord e Scozia alla separazione dall'Ue hanno detto in maggioranza no e al dominio demografico dell'Inghilterra rifiutano adesso di rassegnarsi. In Irlanda del Nord, i sostenitori dell'unificazione con Dublino rialzano la testa e cercano spiragli, se non altro nei tempi medio-lunghi. In Scozia, il governo locale degli indipendentisti dell'Snp di Nicola Sturgeon prepara il gesto dimostrativo di rifiutarsi di ammainare la bandiera europea di fronte al parlamento di Edimburgo per tornare a sventolare in realtà un'altra sfida: quella d'un nuovo referendum sulla secessione da Londra.

Le incognite economiche

Le incognite sono anche economiche. La numero uno della Bce, Christine Lagarde, definisce il divorzio "ordinato" non senza esprimere "rammarico". La Bank of England mantiene per ora invariati i tassi, ma fa balenare un allentamento monetario a breve. E abbassa sin d'ora le stime di crescita del Pil per gli effetti della Brexit dall'1,2 allo 0,8% nel 2020 e dall'1,7 all'1,4% nel 2021.

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