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Spagna, Sanchez e Iglesias firmano accordo per un governo di coalizione progressista

4' di lettura

Il premier uscente ha raggiunto un’intesa col leader della formazione di sinistra Podemos, dopo le elezioni del 10 novembre. Nessun partito ha ottenuto la maggioranza per governare in autonomia. Popolari: noi non collaboriamo. Vox: Psoe con alleati di un colpo di Stato

Il leader socialista e premier spagnolo uscente Pedro Sanchez e il leader della formazione di sinistra Podemos, Pablo Iglesias, hanno firmato un accordo preliminare per formare insieme un governo di coalizione. Un'intesa che mira a sbloccare l'impasse politica dopo le elezioni del 10 novembre.  "È un accordo per quattro anni, di legislatura. Sarà basato sulla coesione e la lealtà e aperto al resto delle forze politiche per costruire una maggioranza parlamentare", ha detto Sanchez alla firma del documento. Si tratta di un "pre accordo" in quanto rimanda le nomine nella formazione dell'esecutivo a dopo il voto di fiducia. Nessun partito, alle consultazioni, è infatti riuscito ad ottenere una maggioranza che permetta di governare in autonomia. Ma dai popolari, secondi alle elezioni, arriva già uno stop a qualsiasi collaborazione. (POSSIBILI SCENARI DOPO LE ELEZIONIGLI SPAGNOLI ALLE URNE: FOTO)

L'accordo prevede Iglesias di Podemos come vicepremier

L'intesa fra Psoe e Podemos, secondo quanto riporta El Pais, vedrà Iglesias come vicepremier e 10 assi prioritari di azione del governo. Il primo, "consolidare la crescita e la creazione di posti di lavoro". "È un onore lavorare per i nostri connazionali. Pedro Sanchez può contare sulla nostra lealtà. Lavoreremo per ottenere la maggioranza parlamentare necessaria per l'investitura e il legislatore. Lavoreremo per formare un governo", ha detto Iglesias dopo aver firmato l'accordo. "Grazie per esserti unito a noi", ha detto Sanchez prima di procedere alla firma. I due, poi, si sono abbracciati in un gesto dal forte valore simbolico per la svolta politica spagnola.

Sanchez: "Sarà un governo per il progresso della Spagna"

"Il Psoe aprirà i contatti con il resto dei partiti politici per costruire una maggioranza parlamentare", ha spiegato Sanchez. "Questo nuovo governo sarà rotondamente progressista perchè sarà formato da forze progressiste e perchè lavorerà per il progresso della Spagna e di ognuno degli spagnoli. Ciò che non rientrerà sarà l'odio e lo scontro fra gli spagnoli", ha detto Sanchez.

(Foto: Ansa)

I popolari: accordo preoccupante, non collaboriamo

Dal partido Popular, secondo alle elezioni, è arrivato subito un messaggio di chiusura. Il leader Pablo Casado ha detto di considerare "molto preoccupante" l'accordo, precisando che tale intesa "chiude la porta a qualsiasi collaborazione con i popolari". In conferenza stampa dopo la riunione del comitato esecutivo nazionale del partito post voto, Casado ha ribadito che il Pp non faciliterà l'incarico a Sanchez e che i loro programmi "sono incompatibili".

Vox attacca: Psoe abbraccia glia alleati di un colpo di Stato

Critiche ancora più dure dall'ultradestra Vox: "Il Psoe abbraccia il comunismo bolivariano, gli alleati di un colpo di Stato, nel mezzo di un colpo di Stato", ha tuonato via Twitter il leader Santiago Abascal, commentando l'accordo. "Li riterremo responsabili di ogni danno che produrranno alla convivenza e all'ordine costituzionale. #EspañaSiempre".

Il risultato delle elezioni in Spagna

In Spagna, il partito più votato è stato quello socialista (Psoe) guidato proprio da Sanchez, con il 28% dei voti e 120 seggi, lontano dai 176 necessari per la maggioranza. Alle spalle del Psoe sono cresciuti partiti di centrodestra e destra: i Popolari (Pp) guidati dal giovane Pablo Casado sono tornati sopra il 20% (e 87 seggi) mentre i nazionalisti di Vox sono la terza forza politica iberica col 15.09% e hanno più che raddoppiato i loro seggi alla Camera (da 24 a 52). Unidas Podemos ha preso il 12,8 per cento dei voti, pari a 35 seggi, perdendone 8 rispetto ad aprile scorso. Molto male il partito Ciudadanos che non raggiunge il 7%, scendendo da 57 a 10 seggi. Una debacle elettorale che ha portato alle dimissioni del presidente Albert Rivera, il quale ha annunciato la decisione di lasciare la politica.

L'intesa tra Psoe e Podemos

Nonostante non raggiungano insieme i 176 seggi necessari per la maggioranza, Psoe e Podemos hanno comunque la possibilità di governare. In Spagna, infatti, non è strettamente necessaria la maggioranza assoluta dei seggi per formare un governo. Nel momento in cui non si dovesse formare alla prima votazione, al premier incaricato basta avere più voti a favore che contro nella seconda votazione. Per questo motivo, un ruolo chiave è quello delle astensioni "strategiche": nel 2016, proprio grazie a numerose astensioni (68), il governo Rajoy poté insediarsi nonostante i voti favorevoli (Pp+Cs) si fermassero a quota 170. Non è dunque escluso che si ripeta un simile scenario.

Data ultima modifica 12 novembre 2019 ore 16:29

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