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Siria, l'accusa dei curdi: "Turchia viola la tregua". Erdogan: "È disinformazione"

I titoli delle 18 di Sky TG24 del 18/10

5' di lettura

Le Forze democratiche siriane riferiscono di "attacchi aerei" sui combattenti, gli insediamenti civili e un ospedale. Osservatorio siriano diritti umani: 7 civili morti. Tusk: "Non è tregua ma richiesta di capitolazione curdi". Esperti Onu indagano su uso armi chimiche

È una tregua fragile quella in corso in Siria, stabilita dall'accordo siglato il 17 ottobre tra Ankara e Washington per un cessate il fuoco di 120 ore. I curdi accusano la Turchia di aver violato la tregua e di continuare a sparare colpi di artiglieria nella siriana Ras al-Ayn, al confine. Erdogan nega e afferma che "le notizie" di scontri nell'area sono "disinformazione". La denuncia delle Forze democratiche siriane a guida curda (CHI SONO I CURDI) però riferisce di “attacchi aerei e di artiglieria" sulle "posizioni dei combattenti, gli insediamenti civili e l'ospedale di Serekaniye/Ras al Ayn”. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, nella giornata di venerdì sarebbero almeno 7 i civili uccisi e altri 21 quelli feriti nei raid aerei compiuti dalla Turchia sulla zona di confine di Ras al Ayn nel nord-est della Siria, nonostante la tregua. I bombardamenti avrebbero ucciso anche 4 combattenti curdi (LA FUGA DEI CIVILI). Il Consiglio europeo intanto condanna l'azione "unilaterale" di Ankara e chiede il ritiro turco: per il presidente Donald Tusk "non è un cessate il fuoco ma una richiesta di capitolazione dei curdi". Amnesty International denuncia “crimini di guerra" dell'esercito turco e delle milizie sue alleate, mentre esperti dell'Onu hanno aperto un'indagine sull'uso di armi chimiche. 

Erdogan: "Se salta tregua offensiva più dura"

Dal canto suo Erdogan continua a negare che la tregua sia stata violata: "In questo momento, la tregua di 120 ore è in corso", sostiene. E aggiunge che i miliziani curdi dell'Ypg avrebbero iniziato a ritirarsi dalla zona di sicurezza turca nel nord-est della Siria. "Le nostre truppe non lasceranno la zona di sicurezza" concordata nell'intesa con gli Stati Uniti, ha spiegato Erdogan. Il presidente turco ha annunciato che ”alla fine delle 120 ore" di tregua, martedì sera, "la nostra operazione Fonte di pace continuerà in modo ancora più determinato se gli Usa non manterranno le promesse" sull'evacuazione delle milizie curde Ypg dalla zona di sicurezza. Chiede inoltre alla Russia di rimuovere "i terroristi" curdi dell'Ypg anche da Manbij e Kobane. Al termine delle 120 di tregua Erdogan dovrebbe vedere Putin. 

L'offensiva diplomatica di Ankara

Ankara ha sferrato una nuova offensiva, ma sul piano dell'informazione diplomatica. A finire nel mirino è stata "l'ipocrisia occidentale" di Ue e Stati Uniti, come l'ha definita Erdogan, ma anche le dichiarazioni rilasciate dal alcuni governi già all'inizio dell'offensiva, come quello italiano, che aveva convocato l'ambasciatore turco alla Farnesina. I leader europei Emmanuel Macron, Angela Merkel e Boris Johnson parleranno di tutto questo con Erdogan a dicembre, quando il presidente francese, la cancelliera tedesca e il premier britannico vedranno il capo di Stato turco a Londra nel corso di un vertice della Nato, di cui Ankara fa parte.

Forze curde: abbattuto elicottero turco

Sul terreno intanto le forze curdo-siriane riferiscono che un elicottero militare turco è stato abbattuto nel nord-est della Siria in circostanze ancora da verificare e a dimostrazione del fatto mostrano foto delle lamiere del velivolo a terra nella zona di Ayn Issa, tra Raqqa e il confine con la Turchia. Secondo le forze curde, l'elicottero è stato abbattuto da mitragliatori curdi, ma non ci sono conferme, e non si conoscono le sorti dell'equipaggio del velivolo. 

Tusk: "Non è cessate il fuoco ma una richiesta di capitolazione dei curdi"

Donald Tusk, intervenuto al termine dei lavori del Consiglio europeo, ha attaccato la Turchia dicendo che questo "cosiddetto cessate il fuoco non era quello che ci aspettavamo, infatti questo non è un cessate il fuoco ma una richiesta di capitolazione dei curdi". Poi ha sottolineato: "Ribadiamo il nostro invito" a cessare l'azione militare "in modo permanente, immediatamente, di ritirare le sue forze e di rispettare la legge umanitaria internazionale".

Esperti Onu indagano su uso armi chimiche

Nel frattempo esperti chimici dell'Onu hanno annunciato che stanno raccogliendo informazioni dopo le notizie sul presunto uso di fosforo bianco da parte delle forze turche. Anche l'organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) ha reso noto che è "al corrente della situazione" e che sta "raccogliendo informazioni in merito al possibile uso di armi chimiche".

Amnesty accusa la Turchia di crimini di guerra

Amnesty accusa intanto Ankara di una "serie di violazioni e crimini di guerra, omicidi sommari e attacchi illegali" e denuncia un "vergognoso disprezzo per la vita dei civili" nel corso dell'offensiva lanciata il 9 ottobre scorso. Tra i casi segnalati anche la brutale esecuzione sommaria dell'attivista curda Hevrin Khalaf e della sua guardia del corpo da parte di milizie siriane addestrate e armate dalla Turchia. La denuncia è stata elaborata sulla base dei racconti di 17 testimoni diretti, e di registrazioni video. "Le informazioni raccolte forniscono prove schiaccianti di attacchi indiscriminati in aree residenziali condotti dalla Turchia e dai gruppi armati siriani suoi alleati", sostiene l'Ong. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, le vittime civili sul fronte curdo sono state almeno 72.

Data ultima modifica 18 ottobre 2019 ore 19:33

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