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Elezioni europee, Portogallo: Lisbona è la nuova Silicon Valley sul Tago

10' di lettura

In vista delle elezioni europee di fine maggio, un reportage dal Portogallo, Paese duramente colpito dalla crisi che negli ultimi anni è ripartito puntando su innovazione e incentivi agli imprenditori. VIDEO

Volendo individuare un simbolo dell’attuale situazione economica, e non solo, del Portogallo siamo partiti di buon'ora da Lisbona per allontanarci di 200 chilometri e raggiungere la zona di Moura, un tempo una delle più aride del paese, dove ha sede la Herdade de Manantiz, un’azienda familiare che da 127 anni produce (come tutti in questa zona) olio di oliva (uno dei prodotti più tipici del Portogallo).

Viaggio nel cuore produttivo del Portogallo

30mila ulivi, piantati su una superficie di circa 500 ettari di terra. Un’azienda che, nel 2011, nel pieno della crisi economica, ha dovuto fare una scelta, come ci racconta Vasco Morais de Almeida, quinta generazione della famiglia che ha fondato e ancora gestisce la Manantiz.

“Nel periodo della crisi io e i miei fratelli – rammenta il Dottor Morai de Almeida - siamo stati costretti a prendere una decisione. Noi coltiviamo olive da più di 130 anni e lo abbiamo sempre fatto nel modo più tradizionale, ma la crisi ci ha colpito duramente, non ce la facevamo, stavamo per fallire, dovevamo scegliere se affittare le terre o investire e cambiare totalmente modo di produrre.”

Così, alla Herdade de Manantiz, sfruttando i fondi europei e alcuni sussidi statali destinati all’agricoltura, hanno puntato sulla tecnologia e sull’esportazione per rimanere a galla, prima, e veleggiare adesso. Con un investimento di circa 200mila euro hanno installato uno dei primi impianti di irrigazione intensiva ed automatica in questa zona. Lo scopo era quello di aumentare la produzione di olive, ma soprattutto migliorarne la qualità e quindi anche il prezzo di vendita e uscire da una crisi della loro azienda che assomigliava molto a quella che stava passando l’intero Portogallo.

Storia di una crisi economica

Una situazione, quella portoghese, che ci siamo fatti spiegare da Vira Gouveia Barros, Economista della Università di Madeira. “La crisi economica del Portogallo, – ricorda l’economista - iniziata nel 2011 quando chiedemmo aiuto alla Troika, ha una storia molto più antica e deriva da strutture produttive, industriali ed economiche obsolete. La crisi non ha fatto che acuire tale situazione”.

A quel punto il Portogallo, paese dell’area euro, oltre a non avere più un mercato interno, senza una sua moneta da svalutare, ha trovato grosse difficoltà a vendere i propri prodotti anche all’estero, dovendo affrontare la concorrenza di paesi che producevano ad un costo nettamente inferiore fuori dall’Europa.

“La soluzione – prosegue la docente dell’Università di Madeira - è stata, da una parte, quella di abbassare fortemente i salari, con quella che tutti conosciamo come ‘austerity’, e dall’altra quella di investire in innovazione e sviluppo quelle poche fiches che ancora avevamo in mano”.

E questo per la Manantiz ha significato migliorare enormemente la resa della terra, arrivando anche all’estremo di estirpare tutti gli antichi ulivi in una parte degli appezzamenti iniziando una produzione a filari che sa tanto di viticoltura, ma la cui resa ha dello straordinario.

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Olive e innovazione, la ricetta per ripartire

Così, se anticamente si mettevamo gli ulivi a 15 metri l’uno dall’altro ora la distanza si è ridotta 1 un metro e mezzo e il rapporto rispetto a prima è di 1 a 100. E anche la raccolta è molto più semplice, con rese altissime e costi enormemente più bassi. La Manantiz si è così salvata investendo, abbassando il prezzo di produzione, aumentando la qualità ed esportando, scommettendo su un prodotto premium, più caro di quello tradizionale di famiglia, ma perfetto per l’estero.

Ma come abbiamo detto, per il resto del Portogallo, la ricetta non è stata solo l’innovazione, anzi, inizialmente, con tanto di prestito della Troika e sue successive “ingerenze” nell’economia portoghese, è stata soprattutto l'austerità. “Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e BCE – chiarisce la Dottoressa Guveia - ci hanno dovuto prestare 78 miliardi per stare in piedi, ma questo ha anche significato che non abbiamo più potuto gestire la nostra economia liberamente. Sono state approvate norme che hanno portato a un aumento generalizzato delle tasse sui redditi e sui consumi, a una diminuzione delle retribuzioni del pubblico impiego, delle pensioni e ad un taglio alle spese in sanità e istruzione”.

Austerità, biglietto da visita in Europa

È stata l’austerità, inizialmente molto dura e con forti conseguenze sociali, e il cui scopo, anche a scapito della popolazione, è stato quasi unicamente quello di riconquistare la fiducia dei mercati internazionali. Una situazione che, alla casa di riposo della croce di rossa di Parede, alle porte di Lisbona, il signor Jorge, si ricorda bene.

“A quei tempi la mia situazione era orribile, è stata durissima – ricorda l’ex marinaio Jorge - io arrivavo già con i miei problemi, ma con i tagli alla assistenza sociale sono finito in mezzo ad una strada, la mia pensione di 390 euro è stata tagliata, la sicurezza sociale non poteva occuparsi di me e io sono finito nella vera e propria miseria. Sono stati anni durissimi per noi portoghesi, sono stati anni durissimi per me. Io ora grazie alla Croce Rossa sto meglio, ma non posso certo dire di esserne uscito”.

Anni durissimi che anche altri anziani della casa di riposo ci confermano, ricordando le difficoltà a mettere un pasto a tavola la sera o i tagli alla tredicesima e quattordicesima delle loro pensioni. Anni che hanno messo in ginocchio il paese e colpito gravemente anche la classe media, come ci racconta Marta Oliveira la direttrice del centro di appoggio sociale della Santa Casa della misericordia di Lisbona una delle principali mense per i poveri della città.

“La gente che ci chiedeva aiuto, - ricorda la direttrice - con l’arrivo della crisi nel 2011 è cambiata. Abbiamo visto arrivare sempre più gente laureata, gente che arrivava da contesti non poveri, che precedentemente aveva anche lavori discreti, colletti bianchi si direbbe”.

Portogallo, record di emigranti all'estero

Una crisi, quindi, che ha messo in ginocchio anche la classe media e reso il Portogallo il paese europeo con il maggior numero di emigranti rispetto alla popolazione. Il numero di portoghesi all’estero è arrivato ad essere di 200mila su 10 milioni di abitanti con un picco massimo raggiunto nel 2013, anno in cui dal Portogallo emigrarono quasi 130mila persone in un solo anno.

“Durante la crisi – ci spiega l’economista Gouveia dell’Università di Madeira - l’emigrazione fu una delle conseguenze più visibili. Molti portoghesi qualificati e giovani dovettero lasciare il paese. Il rischio che abbiamo corso è stato quello di perdere una straordinaria quantità di capitale umano. Una intera generazione. Ma le cose sono cambiate, grazie anche alla austerity precedente e ad un cambio di Govern, quindi di sensibilità sia al sociale che alla imprenditoria. E'cominciato un forte impulso, anche fiscale, per ripopolare il paese”.

Incentivi alle startup e agevolazioni per pensionati

In Italia è molto famosa la questione dei pensionati stranieri che, allo stato attuale, non pagano tasse se si trasferiscono in Portogallo, il che, pur non portando direttamente soldi nelle casse dello stato, porta comunque denaro nel paese. Molto più importanti, però, sono gli incentivi dati alla nuova imprenditoria. Lisbona è diventata così la capitale delle startup. Come ci spiega Andrè Costa, di ‘Startup Lisboa’, uno dei più interessanti incubatori del paese.

“Durante la crisi – ricorda il giovane Andrè - io ero ancora uno studente universitario, era il 2010 e ricordo che ricevevo centinaio di chiamate con offerte di lavoro, ma ho scelto di fare un master. A quel punto sono arrivati il 2011 e il 2012 ed il telefono ha smesso di squillare. Era la crisi, il mercato del lavoro era diventato estremamente competitivo nel paese, con pochissime possibilità di impiego e così, come molti miei compagni di studi ho deciso di lasciare il Portogallo. Ora però le cose sono cambiate e come molti altri miei compagni di corso sono tornato, perché stiamo trovando molte opportunità qua in Portogallo”.

Un giovane ingegnere pugliese a Lisbona

Così Lisbona, sede dal 2016 del Web Summit, tra i più importanti eventi al mondo su tecnologia, imprenditorialità e innovazione, si sta trasformando in una sorta di Silicon Valley in salsa lusitana. Il Portogallo offre infatti ai giovani startupper, oltre a città belle, ricche di storia e con un costo della vita competitivo, infrastrutture, facilitazioni e sgravi fiscali. Così proprio a ‘Startup Lisboa’ troviamo anche Francesco Fiorito, giovane ingegnere pugliese che ha trovato in Portogallo la sua California.

"Secondo me – ci racconta lo startupper italiano - qua è più facile perché qua sulle startup ci scommettono davvero e ci investono. Abbiamo capito subito che c’erano più possibilità e abbiamo deciso di trasferirci, sebbene viviamo ancora con un piede in Italia e uno in Portogallo”.

Una attenzione che ci conferma anche Andrè Costa: “il governo sta definendo molte misure per attirare giovani imprenditori nel paese e noi come incubatore siamo parte di queste. Ma la cosa non vale solo per attirare imprenditori stranieri, ma anche per attirare investimenti stranieri”.

Investimenti stranieri, ma anche locali. La città di Lisbona ha infatti messo sul piatto qualcosa come 400 milioni di euro e un’area di quasi 35mila metri quadrati, l’Hub Creativo Do Beato, i cui primi palazzi saranno pronti entro un anno e che siamo andata visitare in anteprima.

Il nuovo hub creativo che attira imprenditori

“Qua all’hub creativo – ci spiega il Project Manager José Mota Leal - è quello di creare le condizioni, usando questo spazio di 32mila metri quadri e di 18 differenti strutture, per attirare società innovative quali incubatori, progetti di coworking, acceleratori insieme a multinazionali della tecnologia che possano trovare e creare opportunità insieme alle piccole società, dando origine a una vera e propria comunità di imprenditori e gente creativa”.

Qui avranno sede nuove startup come quella di Francesco, i nuovi uffici di incubatori come Startup Lisboa, ma anche quelli della ricerca e sviluppo della Daimler, di Volkswaghen di Google e di Zalando. Un progetto ambizioso in un’economia in crescita. Uno dei tanti motivi per cui il Portogallo viene spesso citato come esempio virtuoso della riuscita dell’applicazione delle politiche di austerità, anche se parzialmente ammorbidite negli ultimi 2 anni.

Disoccupazione in forte discesa, deficit pubblico verso lo 0, un pil positivo nonostante la crisi, un debito pubblico parzialmente sotto controllo e la volontà di ripagare in anticipo i propri debiti con l’FMI fanno quindi del Portogallo un’economia in forte risanamento anche se bisogna ancora registrare il pessimo stato in cui versano le infrastrutture portoghesi: strade, scuole, ospedali, ferrovie e prigioni.

Intanto però Lisbona (capitale simbolo del suo paese) è risorta, con i suoi commerci e un grande boom del turismo che hanno dello straordinario.

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