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Libia, Conte: nessun rischio migranti. Salvini: pronti a partire sicuri terroristi

I TITOLI DI SKY TG24 DELLE ORE 18 DEL 18 APRILE

5' di lettura

Il premier riferisce in Senato: “Forte preoccupazione per sviluppi”. Tra i rischi quelli di una recrudescenza del terrorismo e di una crisi umanitaria. Il ministro dell'Interno: "No porti aperti". Intanto Tripoli spicca un mandato di cattura per Haftar

Gli ultimi sviluppi in Libia sono "motivo di forte preoccupazione per l'Italia, l'Europa e la comunità internazionale". Il premier italiano Giuseppe Conte ha riferito al Senato sulla situazione nel Paese Nordafricano (UN PAESE SPACCATO IN DUE). E ha messo in guardia dal rischio che il conflitto sfoci in una guerra civile ma anche sulla possibile crisi umanitaria. “C’è anche un rischio di recrudescenza del fenomeno terroristico e teniamo alta l'attenzione anche attraverso i servizi di intelligence". Conte ha ribadito che "la soluzione politica continua ad essere l'unica possibile" in Libia. Mentre per quanto riguarda le possibili conseguenze sui flussi migratori verso l'Italia o altro territorio dell'Ue, “al momento - al di là delle cifre circolate nei giorni scorsi, anche a fini propagandistici - dalle informazioni in nostro possesso non emerge allo stato un quadro di imminente pericolo”. Sul tema è intervenuto il ministro dell'Interno e leader della Lega Matteo Salvini che ha invece detto: "E' vero che nelle prigioni libiche ci sono centinaia di terroristi che sono stati catturati di ritorno dall'Isis. E' chiaro che ci sono dei potenziali terroristi, anzi dei sicuri terroristi, pronti a partire in direzione dell'Italia, quindi a maggior ragione chi dice 'porti aperti' in un momento come questo fa il male dell'Italia e dell'Europa".

I colloqui di Conte coi leader

Il premier ha ribadito che è in stretto contatto con gli altri leader internazionali. "Ho avuto ieri un colloquio telefonico con il Presidente Trump, con cui abbiamo condiviso la preoccupazione per l'escalation sul terreno e per i rischi di una crisi umanitaria”. Conte è in contatto anche con la cancelliera Merkel, “che come me ritiene urgente la cessazione delle ostilità e il riavvio del dialogo ai fini di una soluzione politica”. Inoltre "in più occasioni ho discusso il dossier libico con il Presidente Macron". “Una Libia instabile non può soddisfare alcun interesse nazionale di nessun Paese. Divergenze sul tema non solo appaiono illogiche, ma soprattutto non sono ammissibili" (CONTE CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO).

Conte: da noi nessuna ambiguità o indecisione

"Non ci sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare scorciatoie militari e il rischio di una guerra civile in Libia. La violenza genera violenza e non serve né gli interessi della popolazione né quelli della comunità internazionale, né certamente quelli dell’Italia”, ha detto Conte, secondo cui “questa crisi è frutto certamente di debolezze strutturali del contesto locale, ma anche di influenze esterne che non sempre sono andate nella direzione della stabilizzazione".

“18 mila sfollati, rischio crisi umanitaria”

"Sono oltre 18 mila gli sfollati" in Libia e di fronte a questi dati "il rischio di crisi umanitaria è concreto”, ha proseguito Conte. “A tutti i nostri interlocutori abbiamo manifestato la nostra forte preoccupazione per l'escalation militare e per i rischi di crisi umanitaria, nonché l'urgenza di lavorare in direzione di un cessate-il-fuoco e di un'immediata interruzione della spirale di contrapposizione militare” L'Italia "continua ad essere presente sul terreno: la nostra Ambasciata a Tripoli ad oggi è pienamente operativa”, ha detto Conte. “Il personale militare italiano presente, prevalentemente concentrato a sostegno delle attività dell'ospedale di Misurata e della Guardia Costiera libica, non è stato evacuato". Il premier ha aggiunto di aver "già dato la nostra disponibilità ad entrambe le parti per assicurare l’assistenza sanitaria italiana per la cura dei feriti provenienti da entrambi gli schieramenti. Sui corridoi umanitari nella regione il nostro Paese, dai tempi della Primavera Araba ad oggi, ha mostrato il miglior volto dell'Europa".

Da Tripoli mandato d'arresto per Haftar

Intanto in Libia, il procuratore militare ha emesso mandati d'arresto per Khalifa Haftar e sei dei suoi collaboratori. Ne dà notizia in un tweet Libya Observer, senza precisare le accuse rivolte dal magistrato di Tripoli al generale le cui forze stanno conducendo l'offensiva contro la capitale. Le forze militari fedeli al governo di Fayez al Sarraj hanno conquistato Azizia, la cittadina a sud di Tripoli, teatro nei giorni scorsi dell'avanzata delle milizie di Khalifa Haftar. I soldati di Tripoli, Janzur, Misurata, Zawiya e delle Forze di mobilitazione centrale si sono ricongiunte con quelle di Zintan. I combattimenti, anche i caccia in azione, si concentrano ora ad al-Hisha, snodo strategico verso Gharian, ultimo bastione di Haftar (GLI AGGIORNAMENTI SUGLI SCONTRI).

Tripoli blocca cooperazione con Parigi: sostiene Haftar

Il ministero dell'Interno della Libia, riconosciuto a livello internazionale, ha accusato la Francia di fomentare la guerra sostenendo il comandante Khalifa Haftar e ha annunciato l'interruzione della cooperazione con Parigi. "Qualsiasi relazione con la parte francese nell'ambito negli accordi bilaterali nel campo della sicurezza si fermerà", si legge nella dichiarazione diffusa da Tripoli, come riporta il Libya Observer. La diplomazia francese ha subito replicato: le accuse di sostegno della Francia al Maresciallo Haftar sono “infondate".

Bilancio morti sale a 225, 70 i bambini

A oggi intanto è salito oggi a 225 il bilancio dei morti in Libia a seguito degli scontri in atto. Lo dice all'Ansa Foad Aodi, presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e Consigliere dell'Ordine dei medici di Roma, in contatto costante con i medici libici nelle aree del conflitto. Tra i morti, afferma, "si contano 70 bambini, 40 donne decedute a seguito degli stupri subiti e 15 sanitari". I feriti, secondo quanto riferito dai medici libici, sono 1.200, tra cui 250 minorenni, e gli sfollati hanno raggiunto ad oggi il numero di 26.000.

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