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Libia nel caos, dal 2011 il Paese è spaccato in due

Tripoli (Archivio Ansa)
3' di lettura

Dalla destituzione di Gheddafi 7 anni fa, due fazioni si contendono il potere: da una parte il governo di Al Sarraj a Tripoli, sostenuto dalla comunità internazionale, dall’altra il governo di Tobruk, sotto la guida del generale Haftar. In mezzo le milizie tribali

Uno stato frammentato, che dalla guerra civile e dall’intervento militare della Nato che hanno portato alla destituzione di Gheddafi nel 2011 fatica ancora a trovare una vera legittimazione democratica. La Libia da sette anni è spaccata in due: da una parte c’è il governo di Al Sarraj a Tripoli, sostenuto dalla comunità internazionale, dall’altro il governo di Tobruk, sotto la guida del generale Haftar. In mezzo decine di milizie tribali, gruppi armati che controllano parti del territorio, operano traffici illeciti di armi e migranti e compiono azioni di guerriglia. 

La guerra civile dopo la morte di Gheddafi

Lo stallo politico va avanti dal 2011, anno in cui una guerra civile tra le forze leali a Gheddafi e i rivoltosi riuniti sotto il Consiglio nazionale di transizione ha portato alla caduta del regime che aveva governato per 42 anni e alla morte del colonnello. Subito dopo si sono riaperte le storiche tensioni tra le tribù del Paese. Nel 2014 è scoppiata una seconda guerra civile. A contendersi il potere Al Sarraj, il cui governo è stato riconosciuto dall’Onu, e il generale Haftar, governatore della Cirenaica, ex fedelissimo di Gheddafi, prima di diventarne acerrimo nemico. A queste due principali fazioni si è aggiunto a metà del 2014 anche il sedicente Stato Islamico (Isis), che fino al 2016 ha controllato la città di Sirte e le zone limitrofe, con alcune cellule presenti anche nelle città di Bengasi e Derna.

Il fragile accordo di pace

A partire da marzo 2016 un accordo di pace negoziato sotto l'egida dell'Onu ha portato all'insediamento a Tripoli di un nuovo governo di accordo nazionale internazionalmente riconosciuto, guidato da Al Sarraj, che ha ottenuto la lealtà di autorità e milizie dell'ovest del Paese, ma non ha ricevuto l'appoggio della Camera dei rappresentanti di Tobruk e del generale Haftar.

I negoziati di Parigi

Il 27 luglio 2017 i due leader hanno partecipato a un incontro a Parigi, organizzato dal presidente Macron. Obiettivo: far nascere negoziati per la pacificazione del Paese nordafricano. Ne è uscita una dichiarazione congiunta sull'avvenire del Paese. Un cessate il fuoco, nuove elezioni e la gestione dei migranti i punti principali. "Oggi la pace può vincere", aveva dichiarato il capo dell’Eliseo parlando di "impegno storico".

Le possibili elezioni a dicembre

Un nuovo incontro si è svolto sempre a Parigi lo scorso maggio, stavolta allargato anche al presidente della Camera dei rappresentanti Aguila Salah, e quello del Consiglio di Stato, Khaled al-Meshri. Si è deciso di adottare una costituzione entro il 16 settembre e di organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari il 10 dicembre. L'impegno dei leader libici è stato però solo informale: la dichiarazione d'intenti non è stata infatti firmata dai presenti. La Francia sostiene con forza l’accordo, mentre l’Italia ritiene prematura una scadenza così ravvicinata per il voto. Nel frattempo non si placano gli scontri nel Paese.

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