Libia, salta la tregua: mortaio vicino ambasciata italiana a Tripoli

Foto d'archivio (Getty Images)
4' di lettura

Il razzo ha colpito un albergo a 150 metri dalla sede diplomatica. Feriti tre ospiti dell'hotel, illeso il personale della sede diplomatica. Gli scontri nel Paese nell'ultima settimana hanno già provocato almeno 40 morti e 200 feriti

Tensione altissima a Tripoli, in Libia, teatro da domenica scorsa di intensi combattimenti tra le truppe legate al governo di unità nazionale, sostenuto dall'Onu, e quelle di milizie rivali (UN PAESE NEL CAOS: SCHEDA). Stamattina, 1 settembre, all'alba un colpo di mortaio ha centrato l’albergo Al-Wadan, vicinissimo all'ambasciata italiana. Fonti diplomatiche hanno riferito che non ci sono feriti tra il personale, ma c’è il timore che l'obiettivo fosse proprio la rappresentanza del nostro Paese in Libia.

L’attacco all’hotel alle sei del mattino

L'hotel Al-Wadan, situato nella zona di Al-Dahra, si trova ad appena 150 metri dall'ambasciata italiana. Nell'attacco sferrato poco prima delle 6, ora locale, un colpo di mortaio ha ferito tre ospiti che alloggiavano al quarto piano e ha seminato il panico nella struttura. Sui social network sono comparse le immagini dell'interno dell'hotel, con i vetri rotti e il pavimento macchiato di sangue. L'attacco è avvenuto nonostante l'annuncio di un accordo di cessate il fuoco nelle zone a sud della Capitale, il terzo in quattro giorni. Un'intesa respinta però dalla Settima Brigata di Tarhuna, la milizia legata al signore della guerra Salah Badi che si è resa autonoma dal Governo di Accordo Nazionale. La Brigata ha fatto sapere che continuerà a combattere finché non "non ripulirà Tripoli dalle milizie" accusate di corruzione. La Brigata combatte insieme alla milizia Al Kani contro quelle che, formalmente, sono unità dei ministeri dell'Interno e della Difesa del governo di Al-Serraj: le Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, la Forza speciale di Dissuasione (RADA), la Brigata Abu Selim e la Brigada Nawassi, che ricevono finanziamenti dall'Ue.

Il fragile cessate il fuoco

Il nuovo cessate il fuoco, subito non rispettato, è stato mediato da una commissione in cui sono rappresentate le città di Tripoli, Tarhuma, Misurata, Zintan e Zawia e prevede l'ingresso nella Capitale di una forza neutrale formata da milizie del centro e dell'ovest della Tripolitania e una riunione la prossima settimana per avviare un processo di riconciliazione tra le milizie.

Almeno 40 morti e 200 feriti

I combattimenti di questa settimana sono stati i più intensi dallo scoppio della seconda guerra civile libica nel 2014 e hanno causato almeno 40 morti, tra cui una quindicina di civili, e 200 feriti. La Settima Brigata controlla la zona del vecchio aeroporto di Tripoli, a sud della capitale, distrutto dalla guerra civile. Nelle ultime ore si è sparato anche nella zona nord, il che ha imposto la chiusura della base aerea di Mitigada, unico aeroporto funzionante nella capitale, con i voli che sono stati dirottati per 48 ore a Misurata, a 200 chilometri.

Centinaia di migranti evacuati

Intanto centinaia di migranti sono stati evacuati dall'area degli scontri, dopo essere stati abbandonati per tre giorni senza cibo e acqua nei centri di detenzione di Tripoli quando le guardie sono fuggite a causa degli scontri tra milizie rivali degli scorsi giorni. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), i migranti sono stati trasferiti da due centri di detenzione situati nell'area di Ain Zara, nel sud-est di Tripoli, in un "luogo più sicuro". L'Unhcr ha fatto sapere che il trasferimento è avvenuto "in coordinamento con altre agenzie e con il Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale (DCIM)". Tra i migranti presenti, tutti cittadini eritrei, si contavano 200 uomini, 200 donne e almeno 20 bambini sotto i cinque anni, lasciati per tre giorni senza cibo.

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