Sea Watch chiede di “porre fine a violazioni” su migranti a bordo

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In un comunicato la Ong spiega i dettagli della richiesta di misure urgenti inoltrata alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha "il compito di valutare i ricorsi individuali”. Strasburgo conferma di aver ricevuto le informazioni del governo italiano sulla vicenda

Mentre la nave Sea Watch continua a rimanere bloccata al largo del porto di Siracusa, la vicenda approda a Strasburgo (GLI AGGIORNAMENTI SUL CASO SEA WATCH). Venerdì scorso il comandante della nave, il capo della missione di soccorso e uno degli immigrati a bordo avevano chiesto alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, di attivarsi per obbligare l'Italia di far sbarcare le 47 persone a bordo. La Corte aveva quindi inviato una serie di domande sia alle autorità italiane che alla stessa Sea Watch. Oggi la Ong, con un comunicato scritto con Mediterranea, ha spiegato le sue ragioni: nella richiesta di "misure urgenti" inoltrata alla Corte si chiede di "porre fine alla violazione dei diritti fondamentali, prefigurata dal fatto di impedire l'ingresso nel porto della nave e lo sbarco di tutte le persone a bordo". Sea Watch spiega che la Corte di Strasburgo ha infatti "il compito di valutare i ricorsi individuali di persone soggette alle violazioni dei diritti tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani". In serata è arrivata la decisione della Cedu: la Corte “non ha accolto le richieste dei richiedenti di essere sbarcati”, ma ha chiesto all’Italia di “prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua”. 

Sea Watch: porre fine a violazioni

Sea Watch, nell'esporre le sue ragioni, aveva sottolineato: "Com'è noto un'operazione di soccorso in mare, secondo il diritto internazionale, si dichiara conclusa solo con lo sbarco in un porto sicuro, che deve essere garantito nel più breve tempo possibile”. Secondo la Ong, “ciò non può essere subordinato ad alcuna negoziazione tra Stati in merito a una eventuale redistribuzione delle persone soccorse, o per qualunque altro motivo. Un porto si considera sicuro anche in base al reale trattamento che le persone subirebbero una volta sbarcate: per questa ragione la Libia non è riconosciuta dalle Nazioni unite e dall'Unione europea come un porto sicuro di sbarco". In questa vicenda, continuava Sea Watch, “si prefigura una gravissima violazione dei diritti fondamentali delle persone soccorse e in particolare del loro diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti” (CAPITANERIA DI PORTO BLOCCA L'AVVICINAMENTO ALLA NAVE). 

Corte Strasburgo: ricevuta risposta Italia su Sea Watch

Intanto, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha aperto per la prima volta alla possibilità di autorizzare lo sbarco dei migranti, a patto che poi “vengano trasferiti” in altri Paesi, prima della decisione la Corte di Strasburgo aveva fatto sapere di aver ricevuto le informazioni inviate dal governo italiano sulla vicenda Sea Watch e che stava facendo le sue valutazioni per decidere sul caso. Secondo quanto riportato dall’Ansa, la Corte di Strasburgo ha chiesto tra l'altro all'Italia di dire se il porto di Siracusa "è chiuso" e, nel caso, di far sapere "fino a quando". La Corte era chiamata a prendere una decisione in tempi molto stretti sulla richiesta di misure urgenti per lo sbarco dei migranti avanzata dalla Sea Watch. In questo contesto, i giudici di Strasburgo hanno anche chiesto al personale a bordo della nave informazioni su "l'attuale stato mentale e fisico dei 47 migranti a bordo, in particolare del ricorrente della Guinea e dei minori".

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