L'arsenale di Kim Jong-un e una difficile denuclearizzazione

Test missilistico in Corea del Nord (Getty Images)
5' di lettura

Il programma nucleare nordcoreano sarà al centro del summit di Singapore tra Donald Trump e il leader di Pyongyang. Per completare il processo di smantellamento potrebbero però essere necessari dieci anni 

Il programma nucleare nordcoreano sarà al centro del summit di Singapore del 12 giugno prossimo tra il presidente Usa, Donald Trump, e il leader di Pyongyang, Kim Jong-un.

L’arsenale nucleare

Secondo stime statunitensi, la Corea del Nord può contare su circa settanta missili e ha materiale per costruire tra le sedici e le sessanta testate nucleari. Stime indipendenti, risalenti al 2016, sostengono che quell'anno aveva abbastanza uranio arricchito per realizzare circa venti bombe atomiche. Pyongyang ne avrebbe costruite tra le dieci e le venti, ma si è sempre rifiutata di dare numeri precisi del proprio arsenale. La Corea del Nord può contare, dallo scorso anno, anche sui missili balistici intercontinentali, testati tre volte nel 2017, oltreché su missili a corto e medio raggio e a raggio intermedio. Pyongyang sostiene inoltre di essere in grado di montare sui propri missili a lungo raggio testate nucleari miniaturizzate, anche se molti ritengono che non abbia ancora sviluppato la tecnologia per il rientro nell'atmosfera. I progressi della tecnologia militare di Pyongyang hanno allarmato gli Usa: a gennaio scorso l'allora direttore della Cia, oggi segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, dichiarò che la Corea del Nord sarebbe stata in grado di colpire gli Usa con testate nucleari "in una manciata di mesi".

Le armi chimiche e batteriologiche

Un'incertezza ancora maggiore riguarda i programmi sulle armi chimiche e biologiche, tra cui anche il gas Vx, che si ritiene sia stato utilizzato per compiere l'omicidio del fratellastro di Kim, Kim Jong-nam, lo scorso anno, all'aeroporto di Kuala Lumpur.

Lo smantellamento del sito di Punggye-ri

Pyongyang si dice pronta alla denuclearizzazione, "a fasi", come ribadito anche dallo stesso Kim durante l'incontro con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il 31 maggio scorso. Una dimostrazione della volontà di smantellare il proprio arsenale, su cui però molti continuano a nutrire dubbi, è arrivata il mese scorso, quando il regime ha permesso l'invio di giornalisti internazionali nel Paese per assistere alla chiusura del sito di Punggye-ri, dove erano stati condotti i sei test atomici sotterranei della storia della Corea del Nord: dal primo nel 2006, all'ultimo, il 3 settembre scorso, in assoluto il più potente mai realizzato dal regime. Lo smantellamento del sito, secondo alcuni esperti, non impedisce a Pyongyang di rimetterlo in funzione, e non si può neppure escludere che la Corea del Nord non abbia altri siti analoghi.

Il sito di Yongbyon

Buio pesto anche sul centro di ricerca nucleare di Yongbyon, che a fine febbraio scorso, secondo le immagini satellitari ottenute dagli esperti di 38 North, avrebbe dato segnali di operatività.

La denuclearizzazione? Un processo lungo 10 anni

A cercare di fare luce sulle tante ombre del programma missilistico e nucleare di Pyongyang è stato un rapporto compilato da studiosi della scena nucleare nord-coreana e diffuso alla fine di maggio scorso: la denuclearizzazione della Corea del Nord potrebbe essere un processo lungo almeno dieci anni, sostengono i tre esperti della Stanford University. Nel cammino per arrivare all'abbandono completo delle armi nucleari da parte del regime di Kim Jong-un occorrerà prendere in considerazione ventidue programmi o attività collegate allo sviluppo delle armi nucleari: per arrivare a una sospensione di molti di questi progetti potrebbe bastare anche meno di un anno, ma per arrivare al completo smantellamento o all'imposizione di limiti al loro sviluppo potrebbero volerci tra i sei e i dieci anni. Il processo potrebbe allungarsi ulteriormente e arrivare fino a quindici anni, per venire incontro alle richieste relative di sicurezza del regime, secondo il principale relatore del rapporto, lo scienziato Siegfried Hecker, che in passato ha ispezionato le strutture dedicate allo sviluppo nucleare nord-coreano.

I passi necessari

Gli studiosi hanno steso una mappa dettagliata dei passi necessari alla denuclearizzazione della Corea del Nord, con uno schema diviso tra aree gialle e rosse, a seconda del livello di rischio posto dal programma nucleare. I primi passi da prendere, scrivono nel rapporto, sono "lo stop ai test nucleari, lo stop ai test di missili a raggio intermedio o lungo, la fine della produzione di plutonio e di uranio altamente arricchito, e l'eliminazione delle esportazioni di armi, materiali o tecnologie nucleari". Gli studiosi statunitensi propongono "un approccio a fasi per la gestione del rischio della denuclearizzazione", sottolineando che "la nostra esperienza con il Nord ci ha insegnato che il mantenimento di un programma nucleare civile e di un programma spaziale pacifico sono di grande importanza per il Nord sia per ragioni tecniche che simboliche". Gli Stati Uniti hanno sempre considerato lo sviluppo del nucleare civile come "una copertura alle ambizioni militari del regime", ma oggi la situazione è differente. "Rispetto al passato", concludono gli studiosi, "i programmi militari sono così avanzati che i programmi civili pongono un rischio incrementale piccolo e i rischi di lungo termine possono essere gestiti".

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