Coronavirus, caso camici Lombardia: si indaga per turbativa d’asta

Lombardia
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La procura di Milano ha delegato il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria. L’indagine era stata aperta lo scorso 8 giugno senza indagati né reati, a partire da un’inchiesta giornalistica, per far luce sulla fornitura di camici del valore di oltre 500mila euro da parte della Dama spa, società di cui la moglie del governatore Attilio Fontana detiene una quota

La procura di Milano ha delegato il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria a effettuare un'inchiesta per turbativa d'asta, a carico d'ignogi, per la vicenda relativa alla fornitura di camici durante l'emergenza Coronavirus (TUTTI GLI AGGIORNAMENTILA SITUAZIONE IN LOMBARDIA) da parte della Dama spa, società gestita dal cognato del governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di cui la moglie del governatore detiene una quota. L'indagine - secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari – è affidata al Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Milano ed è coordinata dai pm Luigi Furno e Mauro Filippini, nell'ambito del dipartimento reati economici e contro la pubblica amministrazione guidato dall'aggiunto Maurizio Romanelli. 

L’indagine

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L'indagine era stata aperta lo scorso 8 giugno a “modello 45”, cioè senza indagati né reati (a partire da un’inchiesta giornalistica) per fare luce sulla fornitura di camici del valore di oltre 500mila euro, da parte dell'azienda tessile di cui il cognato del governatore è presidente e amministratore (IL COMMENTO DI FONTANA). La fattura era poi stata stornata e non incassata – secondo quanto avrebbe sostenuto lo stesso manager - poiché i camici dovevano essere dati al sistema sanitario Regionale in qualità di donazione durante il periodo più critico dell'epidemia. Sulla vicenda, inoltre, aveva presentato un esposto l'associazione di consumatori Codacons.

La vicenda

Lo scorso 16 aprile Aria spa (la centrale acquisti della Regione Lombardia) ha ordinato 513 mila euro di camici e altro materiale alla societa' Dama spa (di cui è socia al 10 per cento Roberta Dini, moglie di Fontana), gestita da Andrea Dini, erede di una famiglia di imprenditori storici di Varese che producono il noto marchio "Paul&Shark". Dopo l'interesse della stampa sulla vicenda - questa la ricostruzione - le fatture sarebbero state stornate e l'acquisito sarebbe stato trasformato in donazione. Sia Aria sia l'ad Dini, però, hanno sempre affermato che si è trattato di una donazione e che nemmeno un euro è uscito dalla Regione. Fontana aveva invece annunciato querele.

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