Coronavirus Milano, manifestazione degli infermieri sotto la sede della Regione. VIDEO

Lombardia

Il personale sanitario ha dato vita a un flash mob sotto il Pirellone, formando diverse file e rispettando le norme di sicurezza. Un portavoce della protesta: “La misura del nostro malcontento è ormai colma”

Continua la protesta degli infermieri del sindacato NurSind nelle piazze italiane per denunciare la "mala gestione nell'emergenza coronavirus" e per rivendicare "attenzione concreta e giusto riconoscimento per una categoria, quella degli infermieri, dal primo momento in prima linea nella lotta al Covid-19": tra le richieste, quella di riorganizzare lavoro e personale (TUTTI GLI AGGIORNAMENTILA SITUAZIONE IN LOMBARDIA). In Lombardia, nel corso dell'odierna mattinata, si è tenuto un flash mob, nel rispetto delle regole del distanziamento sociale davanti al Pirellone, sede della Regione (LA PROTESTA A TORINO).

La protesta

Gli infermieri, vestiti da lavoro e muniti di mascherina, hanno formato diverse file e mantenuto le distanze durante il flash mob all’esterno della sede del Pirellone. Hanno poi sventolato le bandiere del NursSind e mostrato diversi cartelli, con su scritte le criticità riscontrate dalla categoria sanitaria in Lombardia – e a livello nazionale - e le diverse proposte.

“Misura malcontento è ormai colma”

Uno dei portavoce della protesta ha preso la parola: “Colleghi, colleghe, infermieri, cittadini, siamo qui per manifestare il nostro stato d’animo e le nostre richieste alla politica lombarda e nazionale. Perché la misura del nostro malcontento è ormai colma. In questi giorni abbiamo assistito ad altre forma di proteste come questa, e oggi anche in Lombardia. Sì, nella regione che ha più sofferto con l’emergenza Covid-19. La regione che ci ha abituati all’idea che al peggio non c’è mai fine. La regione che non ha mai voluto eseguire i tamponi sul personale sanitario impegnato nella battaglia contro il Covid”.

Sindacato NurSind Lombardia: “Grande sacrificio pagato dagli infermieri”

Donato Cosi, membro della direzione nazionale del sindacato e coordinatore regionale NurSind Lombardia, nella giornata di ieri ha spiegato: "Gli infermieri lombardi lasciano le corsie e scendono in piazza. Una mobilitazione per non dimenticare il grande sacrificio pagato dalla categoria durante la pandemia e rivendicare richieste da anni rimaste lettera morta. Oltre a ricordare i 40 infermieri morti in Italia a causa del coronavirus e le migliaia di professionisti che hanno subito seri danni psicologici durante l'epidemia, vogliamo far sentire la nostra voce sulla necessità che finalmente si arrivi a una riorganizzazione del lavoro. Una svolta necessaria in tutto il Paese, a maggior ragione in Lombardia".

Le proposte

L'introduzione dell'infermiere di famiglia, per esempio, rientra tra le priorità. Per il sindacato, infatti, "solo così si può finalmente potenziare quell'assistenza sul territorio che è stata la grande assente in Lombardia e, in generale, fatte poche eccezioni, in Italia". Ma NurSind porta in piazza, tra le altre, anche un'altra battaglia e cioè quella contro il cosiddetto minutaggio assistenziale, una modalità di lavoro introdotta in Lombardia: "Si tratta di un calcolo obsoleto, scellerato e pericoloso, oltre che anacronistico, del fabbisogno infermieristico all'interno degli ospedali. Non è più accettabile - conclude Cosi - che la presenza del personale in corsia sia ancora tarata su paletti rigidi quali i 120 minuti nell'arco di 24 ore da destinare all'assistenza del singolo paziente".

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