Coronavirus Lombardia, negativo il caso sospetto al pronto soccorso di Codogno

Lombardia

La struttura ha riaperto dopo una chiusura di oltre 100 giorni. Smentito il caso sospetto. In cura un'anziana contagiata, trasferita da una Rsa con un problema di anemia

A tre mesi dall'intuizione del medico anestesista e neo Cavaliere della Repubblica, Annalisa Malara, che individuò nei sintomi del “paziente 1” Mattia la possibile e poi accertata presenza del coronavirus (TUTTI GLI AGGIORNAMENTILA SITUAZIONE IN LOMBARDIA), riapre il pronto soccorso di Codogno, che era chiuso dalla notte tra il 20 e il 21 febbraio scorso (INFERMIERA COMMOSSA AL SALUTO DI MATTARELLA - MATTARELLA IN VISITA A CODOGNO - LE FOTO) . Da quel momento, la tranquilla cittadina lodigiana è stata identificata come l'epicentro italiano del virus, anche se la chiusura della provincia ha evitato che il contagio dilagasse ulteriormente. Alla riapertura sono stati presenti il direttore generale della Asst di Lodi, Massimo Lombardo, il primario del pronto soccorso Stefano Paglia e il sindaco del paese, Francesco Passerini.

Smentito il caso sospetto

Attorno alle 14.30 sono stati contati una ventina di accessi al pronto soccorso, tra cui un positivo e un caso sospetto risultato negativo al tampone. Il caso positivo è invece quello di un'anziana (classe 1930) già conclamata al suo arrivo, trasferita in tarda mattinata in ambulanza da una casa di riposo con un problema di anemia: ora si trova in isolamento. I due, al loro arrivo, erano stati immessi in un'area riservata e all'ingresso del pronto soccorso, dopo il termoscanner per misurare la temperatura, erano stati predisposti due percorsi separati, per pazienti Covid e non.

Come si presenta il pronto soccorso

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Il pronto soccorso è stato riaperto oggi all'insegna della sicurezza: termoscanner all'entrata, triage, ingresso vietato ai parenti (tranne in alcuni casi) e due percorsi distinti. Vi sono inoltre Astanterie con letti distanziati per ospitare in totale 23 pazienti, zone filtro, una shock-room e quattro letti di terapia intensiva super attrezzati con pure ventilatori di ultima generazione e di fascia alta. "È una bella notizia - commenta una signora arrivata da Milano in attesa di avere notizie della madre 86enne che ha fatto una brutta caduta.- Quando riaprono questi pronto soccorso mi sembra siano i posti più sicuri. Poi qui l'ortopedia è buona". 

Primario pronto soccorso: "Adesso possiamo garantire sicurezza"

"Abbiamo riaperto perché adesso siamo in condizioni di garantire sicurezza per i pazienti, gli operatori e il territorio". Sono le parole di Stefano Paglia, direttore del dipartimento di emergenza e urgenza della Asst di Lodi. Il primario, tutto "bardato", nel leggere lo schermo del suo smartphone esclama: "11.35, primo paziente inviato dal 118. Si aprono le danze...". Ha poi aggiunto: "Ho sentito una forte presenza dello Stato. Immediatamente sono state convocate l'unità di crisi aziendale, regionale e prefettizia. La decisione di chiudere il pronto soccorso è stata presa da tutti e tre e subito sono state inviate 10 ambulanze. Quella sera ero qui con il dottor Andrea Filippin, che è il referente medico di presidio e subito dopo l'accertamento di Paziente 1 e Paziente 3 abbiamo avuto la certezza di essere nel pieno di un'epidemia". Per il primario, quello che è successo a Codogno, che fa capo alla Asst di Lodi, è un "unicum nella storia della medicina di igiene e prevenzione in Italia".

Primario anestesia e rianimazione Asst Lodi: "Sviluppare approccio al paziente con base comune con Codogno"

"Stiamo lavorando anche alla redazione di protocolli clinici e assistenziali unici con Lodi", spiega Enrico Storti, primario di anestesia e rianimazione della Asst di Lodi. "Vogliamo fare in modo che ci sia una cartella clinica informatizzata unica e strumenti uguali, per sviluppare un approccio metodologico al paziente con una base comune tra Lodi e Codogno".

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