Arresto di Felice Maniero, il boss risponde al gip: "Non sono violento"

Lombardia

Ha ammesso di aver insultato la compagna, ma solo in poche occasioni nel periodo in contestazione tra ottobre 2016 e maggio 2019. Poi ha dichiarato: "Mai avrei voluto attirare l'attenzione su di me con il rischio di tornare in carcere lasciando sola mia figlia"

"Non sono una persona violenta da oltre 25 anni". Con queste parole Felice Maniero (CHI È), l'ex boss in carcere dal 18 ottobre con l'accusa di maltrattamenti nei confronti della compagna, ha risposto alle domande del gip. Maniero ha ammesso di aver insultato la compagna, ma solo in poche occasioni nel periodo in contestazione tra ottobre 2016 e maggio 2019. Ha negato di aver usato violenza fisica, ammettendo però di averle tirato degli schiaffi in alcuni casi. "Mai avrei voluto attirare l'attenzione su di me con il rischio di tornare in carcere lasciando sola mia figlia", ha poi aggiunto.

Le parole dell'avvocato

Il legale dell'ex boss, Luca Broli, ha chiesto la revoca della misura cautelare, ritenuta "sproporzionata rispetto ai fatti contestati. Temo che il passato di Maniero, che a livello di giustizia ha già scontato, sia un macigno ingombrante per una valutazione più oggettiva", ha sottolineato.

L'ordinanza di custodia cautelare

"La donna era vittima di violenze fisiche e verbali diventate ormai quotidiane. Temeva le reazioni del compagno", aveva scritto il gip di Brescia, Luca Tringali, nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Maniero. L'avrebbe obbligata a fare flessioni gridando, "colonnello 100 flessioni". Durante un altro litigio avrebbe detto: "Non sai con chi ti sei messa io comandavo 500 persone". Agli atti dell'inchiesta c'e un certificato di accesso al pronto soccorso del 21 maggio scorso: in quell'occasione la compagna di Maniero avrebbe manifestato agitazione e paura. Non ci sono però certificati medici in grado di certificare episodi di violenza fisica. "La donna non romanza e i suoi racconti sono circostanziati e precisi" aveva scritto il gip. La donna da luglio si trova in una comunità protetta. Per il gip bresciano il carcere era l'unica misura idonea perché "sarebbe illusorio il deterrente del braccialetto elettronico".

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