Cosa è il Mes, com'è nato e come funziona il fondo salva-Stati

Economia

Il Meccanismo europeo di stabilità è tornato al centro delle polemiche con l'emergenza Coronavirus. Lo strumento divide non solo i Paesi europei, ma anche il governo italiano al suo interno. Intanto la pandemia ha bloccato la riforma di cui si discute da tempo

Il Mes è tornato alla ribalta nei giorni dell'emergenza Coronavirus (AGGIORNAMENTI - SPECIALE - I CONTAGI IN ITALIA: GRAFICHE). Il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità, detto anche fondo salva-Stati, come risposta alla crisi economica causata dalle restrizioni anti-Covid19, è al centro di una polemica in Italia non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all'interno dello stesso governo. Ma che cosa è il Mes? Ecco come funziona lo strumento e quali sono le tappe che hanno portato alla sua creazione dello strumento.

Le origini del Mes nel 2010

Bisogna andare a ritroso fino ai primi di maggio 2010 per cercare le origini del Mes. In quel periodo, sull'onda dell'emergenza determinata dalla crisi del debito sovrano greco, l'Ecofin delibera la creazione di due strumenti temporanei di assistenza per gli stati membri della zona euro in condizioni finanziarie critiche: uno è il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione finanziaria, l'altro è il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria. L'operatività di entrambi era stata pensata per durare tre anni con risorse complessive pari a un massimo di 500 miliardi di euro. Ma nel Consiglio europeo dell'ottobre 2010, si inizia a pensare a uno strumento unico che sostituisse quelli temporanei per gestire la crisi economica dell'euro zona.

L'istituzione del Mes nel 2012

Il 2 febbraio 2012 viene firmato dagli allora 17 Stati membri, a cui si aggiungono poi Lituania e Lettonia, il trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità, il Mes appunto, con un fondo di 704,8 miliardi di euro. L'Italia contribuisce con il 17%. Il Mes diventa operativo l' 8 ottobre 2012. In Italia il disegno di legge che ratifica il Mes viene presentato in Senato il 3 aprile 2012, due mesi dopo la firma del trattato. Il voto favorevole di Palazzo Madama arriva il 12 luglio 2012 mentre l'approvazione definitiva viene data dalla Camera una settimana dopo il 19 luglio.

L'approvazione in Italia

Il Mes in Italia trova il via libera durante il Governo tecnico di Mario Monti. A Montecitorio l'ok arriva con 325 voti favorevoli, 53 contrari, 36 astenuti e 214 assenti. Tutti i 168 deputati del Pd presenti votano a favore, così come 83 parlamentari del Popolo della Libertà, 30 dell'Unione di Centro e 14 di Futuro e Liberà. La Lega è l'unica a votare contro, insieme a due voti contro corrente all'interno del Pdl, quelli di Guido Crosetto e di Lino Miserotti. Il giorno della votazione la futura leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, all'epoca deputata del Popolo della Libertà è invece assente.

La riforma del Mes

Lasciando da parte la genesi in Europa e in Italia dello strumento, resta il fatto che negli anni il Mes è rimasto sempre un nodo da sciogliere, con gli Stati membri quasi mai in accordo sulle modalità di utilizzo. Proprio per questo motivo, dopo il rinvio di dicembre 2019, a marzo 2020 sarebbe dovuta ripartire la discussione sulla riforma, ma il l'emergenza Coronavirus ha costretto a un nuovo slittamento.

I nodi da sciogliere

Prima che la pandemia rivoluzionasse l'agenda di tutto il mondo, con la riforma il Mes avrebbe dovuto acquisire nuove funzioni e nuovi poteri. Fra le novità era previsto che il Mes facesse da “backstop” rispetto al Fondo di risoluzione unico, un fondo finanziato dalle banche dei 19 Stati dell’Eurozona che ha l’obiettivo di risolvere le crisi bancarie. In parole semplici, se il Fsr esaurisce i fondi a disposizione, il Mes potrà prestare le risorse necessarie (fino a 55 miliardi di euro circa). Il Mes inoltre avrebbe dovuto avere un ruolo più forte in futuro, per l'assistenza agli Stati in difficoltà.

Il Mes e l'emergenza Coronavirus

L'Europa si è ritrovata spaccata anche di fronte alle possibili soluzioni per affrontare l'emergenza sanitaria ed economica. I Paesi del Nord sostengono che il Mes sia l'unico strumento adatto a gestire la crisi, anche di liquidità, innescata dall'epidemia. I Paesi del Sud, e questa è anche la posizione portata avanti da Conte, invece, non lo considerano accettabile per via delle condizioni da rispettare, né sufficiente. 

Le risorse a disposizione del Mes

Nel Mes restano 410 miliardi di euro circa, a disposizione per chiunque nella zona euro ne faccia richiesta. Per bypassare limiti e condizionalità delle due attuali linee di credito, l'Eurogruppo ha proposto di crearne una ad hoc (Pandemic Crisis Support), che può fornire a ciascuno Stato un prestito fino al 2% del suo Pil. Per l'Italia sarebbero circa 35 miliardi. Pochi, visto che tanto valeva solo il primo dl Cura Italia. Aumentare la potenza di fuoco del Mes non è facile: i Paesi dovrebbero iniettare nuovo capitale, pari almeno a quello che versarono per farlo nascere nel 2012, in tutto 80 miliardi di euro. L'Italia ne versò 14. Ma c'e' un modo per moltiplicare la potenza di fuoco del Mes: attivandolo, si sbloccherebbe l'Omt della Bce, cioè l'acquisto illimitato di titoli di un Paese. Questo risolverebbe il problema immediato di liquidità di un Paese, ma non quello dell'aumento del debito.

Le condizioni del Mes

Si possono chiedere aiuti al Mes solo rispettando le condizioni fissate dal board dei governatori del Mes stesso, ovvero dai ministri dell'economia della zona euro. Il Sud vuole evitare condizioni legate all'aggiustamento dei conti pubblici, il Nord, per andargli incontro, sta pensando a un'unica condizionalità che valga per tutti, sufficientemente generica da non stigmatizzare nessun problema dei singoli. Ma per quanto leggera, la condizionalità non potra' prescindere dal controllo delle istituzioni sulla spesa e sulla restituzione dei prestiti.

Il Mes light

A inizio aprile 2020, si è iniziato a parlare di Mes light. Gli Stati membri, vista l'emergenza Coronavirus, starebbero provando a ridurre al minimo le condizioni per l'utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità. Se ne lascerebbe soltanto una: gli aiuti dovranno coprire solo i danni economici legati all'epidemia. Resta però aperta la discussione su chi sorveglierà l'utilizzo che gli Stati ne faranno. La linea di credito sarebbe di 240 miliardi di euro, da cui tutti possono attingere fino al 2% del proprio Pil.

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