Data center in Italia, investimenti potenziali per 37 miliardi: da Amazon a OpenAI

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

I colossi della tecnologia sono attivi nel finanziamento di nuovi centri nel nostro Paese in cui sviluppare l’intelligenza artificiale e il Comitato attrazione investimenti esteri (Caie), durante l’ultima plenaria al ministero delle Imprese, ha dedicato ampio spazio ai data center. Il Caie ha spiegato che il fenomeno è un “fattore di crescita, ma da gestire con attenzione”, con l’obiettivo di “evitare saturazione in alcuni luoghi già inflazionati”. La direzione che si starebbe seguendo è quella di predisporre una strategia per orientare il posizionamento delle future strutture coinvolgendo anche le Regioni.

Quello che devi sapere

Gli investimenti sui data center

Sette dei dieci grandi programmi dichiarati di interesse strategico nazionale con il decreto Asset riguardano data center, per un valore totale stimato degli investimenti di 26,9 miliardi. Tra gli operatori coinvolti figurano colossi come Amazon Web Services, Microsoft, OpenAI, Equinix, Vantage ed EdgeConneX. La strategia del Comitato per evitare saturazioni dei territori è quella di coinvolgere le Regioni chiamate a proporre le aree, e punta a coinvolgere la filiera italiana di componentistica, reti elettriche, generatori e raffreddamento. Secondo Terna, al 31 agosto le richieste di connessione alla rete per nuovi data center superavano i 100 gigawatt, quasi metà in Lombardia.

 

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Quanto vale il Mezzogiorno

Il Caie segue 88 progetti, 72 in corso, per 104,7 miliardi da 22 Paesi. Guardando all’Italia, il Mezzogiorno vale 43,4 miliardi, cioè il 41% del portafoglio, con Sicilia (16,3 miliardi) e Puglia (15,5) subito dopo la Lombardia (23,3). Nel perimetro core la quota supera il 51%: 17 progetti per 33 miliardi, con la Puglia a 15 sull’energia offshore e rinnovabile.

 

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A quanto ammontano gli investimenti esteri

Gli investimenti diretti esteri in entrata hanno raggiunto 13,6 miliardi nel primo semestre 2026, contro 2,8 nell’intero 2025. Le quasi 19mila imprese a controllo estero sono lo 0,4% del totale ma producono il 21% del fatturato e quasi il 36% dell’export, con 1,83 milioni di addetti e un valore aggiunto per addetto di 102,6 mila euro, contro 63,8 mila delle altre imprese.

 

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Le proposte del Comitato attrazione investimenti esteri

Tra le proposte del Comitato riguardo agli investimenti ci sono: una clausola che mantenga invariati per tre anni gli incentivi ai progetti validati, una quota riservata agli investimenti esteri nelle filiere strategiche nel Fondo per la crescita sostenibile, una corsia autorizzativa per i progetti tra 100 milioni e un miliardo, oggi esclusi dall’articolo 13, e un canale accelerato per visti e permessi. Proposti anche un summit annuale degli investitori esteri e, con l’Istat, un osservatorio nazionale sugli investimenti greenfield.

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Cos’è un data center

Il data center può essere definito come l’infrastruttura fondamentale su cui si basano strumenti più sofisticati di elaborazione e analisi delle informazioni, come l’Intelligenza Artificiale, il Machine Learning o l’Internet of Things. L’infrastruttura si è spostata dai tradizionali server fisici on-premises alle reti virtuali in grado di supportare applicazioni e carichi di lavoro su più infrastrutture fisiche e in un ambiente multicloud. Oggi i dati si trovano e devono essere connessi su più data center, alla periferia e in cloud pubblici e privati. Il data center deve poter comunicare con più sedi, all’interno dell’azienda o nel cloud. Persino il cloud pubblico può essere visto come un insieme di data center. Quando le applicazioni sono ospitate nel cloud, usano le risorse del data center fornite dal provider di servizi cloud.

La sfida per i data center italiani

La sfida per i data center italiani è quella di riuscire a trasformare gli annunci in infrastrutture operative. La ricerca di mercato 2026 di Ida, l’associazione dei costruttori e operatori, presentata al Data Center Symposium di Roma, ha quantificato in circa 37 miliardi gli investimenti infrastrutturali cumulati possibili tra il 2026 e il 2036. Una stima legata alla piena attivazione dei progetti qualificati, con previsioni che dipendono dall’energia disponibile, dalle connessioni alla rete, da autorizzazioni, competenze e siti idonei. Il punto di partenza è una capacità informatica installata a fine 2025 di circa 760 megawatt: 460 commerciali e 300 nei centri delle imprese. Per il mercato commerciale la traiettoria indica 2-2,3 gigawatt entro il 2031.

 

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