Governo Meloni, nel Cdm di oggi atteso il nuovo testo del decreto bollette. Cosa sappiamo
EconomiaIntroduzione
Nel Consiglio dei ministri atteso per oggi, salvo sorprese, dovrebbe arrivare il nuovo testo del decreto bollette. Il Cdm non è ancora stato convocato ufficialmente ma all’ordine del giorno, dopo il rinvio della scorsa settimana, dovrebbe esserci il provvedimento sulle bollette. “A seguito delle interlocuzioni fra il ministero ed Elettricità Futura, dovrei tirare le somme sul provvedimento da portare domani in Consiglio dei ministri”, ha detto ieri Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica. In attesa del testo, diverse critiche sono arrivate dai produttori italiani di elettricità.
Quello che devi sapere
Il decreto bollette nel Cdm di oggi
C'è attesa per il nuovo decreto Bollette bis che potrebbe arrivare nella giornata di oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, dopo il rinvio della scorsa settimana: l'obiettivo del governo è quello di esaminare e licenziare il provvedimento che punta contenere i rincari energetici per famiglie e imprese.
Per approfondire: Bollette gas, prezzo in rialzo per utenti vulnerabili: +9,1% a ottobre. Mai così alto
Il ritardo di una settimana
Il provvedimento avrebbe dovuto essere esaminato già il 28 ottobre, durante il Consiglio dei ministri che ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027. Inizialmente inserito all'ordine del giorno, era stato successivamente ritirato per consentire ulteriori approfondimenti. A spiegare le ragioni dello slittamento era stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, escludendo difficoltà finanziarie o contrasti con Bruxelles. "Sul decreto bollette non ci sono problemi di coperture né con la Commissione, ma alcune verifiche tecniche. Anche per la quantità di provvedimenti" all'esame del governo "abbiamo pensato di farlo slittare al prossimo Cdm", aveva precisato la premier.
Per approfondire: Riscaldamento, come usarlo al massimo risparmiando in bolletta: le regole da seguire
Le ragioni
Il nodo riguarda soprattutto il funzionamento del meccanismo destinato a contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità e la distribuzione dei relativi costi. Lo scorso martedì, a margine dell'inaugurazione di Ecomondo 2026 a Rimini, Pichetto Fratin aveva confermato che "i miei uffici stanno ridefinendo le modalità tecniche del cosiddetto ribaltamento", riferendosi al sistema con cui ripartire gli oneri dell'intervento.
Cosa prevede il decreto
Al centro del nuovo decreto Bollette bis c'è l'introduzione di un tetto al prezzo del gas impiegato nelle centrali termoelettriche, con l'obiettivo di ridurre il costo dell'energia elettrica per famiglie e imprese. La misura, ispirata al modello adottato in Spagna durante la precedente crisi energetica, nasce dall'intesa preliminare raggiunta il 16 ottobre tra il governo italiano e la Commissione europea. Secondo le ipotesi circolate, il cosiddetto price cap potrebbe essere fissato a 58,9 euro per megawattora, per un periodo iniziale di 12 mesi, eventualmente prorogabile fino a 18. Il meccanismo consentirebbe di limitare l'incidenza delle quotazioni del gas sulla formazione dei prezzi all'ingrosso dell'elettricità, con una riduzione delle bollette stimata intorno al 10%. L'intervento dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2027 e produrre benefici soprattutto per i clienti con contratti indicizzati, mentre per quelli a prezzo fisso non sono previste riduzioni automatiche delle tariffe. Si tratta comunque di stime e condizioni ancora soggette alla definizione del testo definitivo.
Il nodo delle compensazioni
Uno degli aspetti più delicati riguarda la copertura della differenza tra il prezzo effettivo del gas sui mercati e il valore massimo riconosciuto alle centrali elettriche. Il sistema dovrebbe prevedere compensazioni per gli operatori, finanziate attraverso un meccanismo di ripartizione degli oneri ancora in fase di definizione. Il rischio è che una parte dei costi venga trasferita sulle bollette, riducendo i benefici attesi dal provvedimento. Il governo starebbe quindi valutando una distribuzione delle spese tra produttori e clienti con contratti indicizzati, cercando di evitare penalizzazioni per chi ha già sottoscritto forniture a prezzo fisso. A rendere urgente l'intervento è anche la nuova impennata delle quotazioni energetiche. Il 28 ottobre il gas sulla piazza di Amsterdam aveva superato i 100 euro per megawattora, tornando sui livelli raggiunti durante la crisi del 2022. Alla base dei rincari ci sono le incertezze legate alla guerra in Iran, i timori per le forniture internazionali, le scorte europee ridotte e l'aumento della domanda in vista dell'inverno.
Le proteste dei produttori
Le misure allo studio hanno suscitato forti malumori tra le imprese elettriche italiane, che contestano al governo di aver concentrato sul settore buona parte degli oneri delle politiche energetiche. Durante l'assemblea di Elettricità Futura, il presidente Salvatore Pinto ha accusato l'esecutivo di aver trattato il comparto "come una cassa a cui attingere ogni volta che serve", attraverso "interventi che ammontano a 6-7 miliardi di euro". Nel mirino dell'associazione non c'è soltanto il tetto al prezzo del gas, ma anche l'aumento dell'Irap previsto dalla Manovra, che dovrebbe garantire un contributo di circa 700 milioni di euro dalle società energetiche. Secondo i produttori, queste misure rischiano di compromettere gli investimenti nelle rinnovabili e di introdurre nuove incertezze nel mercato. Particolare preoccupazione riguarda i contratti a prezzo fisso: Elettricità Futura teme che gli oneri del nuovo sistema possano ricadere anche sui clienti che hanno scelto queste formule per proteggersi dalle oscillazioni dei prezzi.
La rottura con Confindustria energia
Il malcontento ha provocato anche una frattura all'interno del sistema confindustriale. Lo scorso lunedì Elettricità Futura ha annunciato che non rinnoverà la propria adesione a Confindustria Energia, l'organizzazione che riunisce le imprese del settore energetico, pur restando all'interno di Confindustria. Alla base della decisione c'è la convinzione di non essere stata adeguatamente rappresentata nelle trattative sulle misure governative, a vantaggio degli interessi delle società petrolifere e del gas e delle industrie ad alto consumo energetico. "Chi rappresenta l'industria nel suo complesso deve saper comporre interessi diversi, anche divergenti", ha dichiarato Pinto, aggiungendo che "per il settore elettrico questa condizione è venuta meno". Il presidente ha quindi criticato la dipendenza italiana dalle fonti fossili: "Un Paese prigioniero del gas è condannato a vita: dipendente dall'estero, esposto ogni giorno al rischio sul prezzo e sulla disponibilità". E ha osservato: "Con gas e carburanti impazziti, si è parlato solo di elettricità. E si è messo mano al suo mercato. Sulle altre energie, che nella spesa delle famiglie pesano quattro volte tanto, l'attenzione è stata molto minore".
Per approfondire: Bollette luce e gas, i Paesi dove si spende di più in Europa per il caro energia